Attualità

Autovelox, anche l’associazione Sonia Tosi nella rete Rime: “E’ tempo di uscire dalla logica del ‘fare cassa’, i controlli sono salute pubblica”

Anche l’associazione Sonia Tosi entra a far parte della neonata RIME – Rete Italiana Mobilità Equa. Un network che esprime il punto di vista di oltre 30 organizzazioni impegnate per la sicurezza stradale, la mobilità attiva, il trasporto pubblico e la qualità dello spazio pubblico.

“La narrazione del “fare cassa” è inaccettabile, l’insicurezza stradale costa soprattutto quando i controlli non si fanno, ed è una moneta che paghiamo tutti”. 

LA NOTA

Con l’entrata in vigore delle nuove regole sugli autovelox, RIME – Rete Italiana Mobilità Equa, nata per contribuire a politiche della mobilità che mettano al centro la tutela delle persone, la salute pubblica e l’equità per tutte le scelte di mobilità, afferma che la chiarezza tecnica e normativa è necessaria. Ma una narrazione che identifica i controlli come un danno al portafoglio, anziché come prevenzione e tutela della vita umana, è inaccettabile.

Continuare a raccontare i controlli quasi esclusivamente come un danno economico per i cittadini rischia di rafforzare una cultura che il nostro Paese non può più permettersi. I controlli funzionano perché cambiano i comportamenti prima che gli scontri uccidano. Regole più chiare sono un passo positivo, ma occorrono politiche che non ne indeboliscano l’efficacia preventiva.

L’insicurezza stradale non costa solo quando si fanno i controlli: costa soprattutto quando non si fanno. E lo paghiamo tutti, in denaro, vite e famiglie distrutte.

RIME chiede di archiviare una narrativa che misura i controlli dal numero delle multe e dai relativi incassi e di iniziare a misurarli in rispetto delle regole e vite salvate. Perché una mobilità che protegge la vita delle persone è anche una mobilità che funziona meglio: più affidabile, più accessibile e più efficiente per tutti.

È questo il criterio con cui la rete chiede alle istituzioni di affrontare anche la prossima riscrittura del Codice della Strada, che non può non passare anche dal coinvolgimento delle realtà associative. L’Italia dispone oggi delle evidenze e delle tecnologie necessarie per ridurre in modo deciso morti e feriti sulle strade: è il momento di orientare finalmente norme e politiche pubbliche a questo obiettivo, la “Vision Zero”. Siamo lontani, siamo lenti nella riduzione delle vittime. Molti Paesi sono sulla buona strada, ora tocca anche a noi.

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