L’allarme di CNA: “Cali di fatturato preoccupanti nell’artigianato, perdite fino al 50%”

Quattro imprese artigiane su cinque sono finite in profondo rosso nel 2020, con preoccupanti cali di fatturato.
E’ lo sconfortante dato che emerge da un’indagine del Centro studi CNA, basata sull’analisi della contabilità di 12mila imprese con fatturato fino a cinque milioni di euro. Drastiche riduzioni di fatturato che, come per il resto del Paese, sono state registrate da CNA Piacenza anche nella nostra provincia.

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“Proprio basandosi su questa indagine – commenta il Presidente provinciale di CNA, Giovanni Rivaroli – la nostra Associazione ha recentemente chiesto al Governo una forte discontinuità nelle modalità di determinazione e nei tempi di erogazione degli aiuti rispetto agli interventi effettuati lo scorso anno. In particolare andrebbe evitata la tagliola del calo minimo di fatturato pari al 33%; provvedimento che potrebbe escludere dagli indennizzi molte imprese che pure hanno subito un forte calo del giro d’affari, sostituendo tale strumento con un meccanismo a scalare che riduca il beneficio da una certa soglia fino ad annullarlo per i valori di perdita inferiori alla media”.

Secondo l’analisi di CNA nazionale, l’80,8% delle imprese artigiane della manifattura e dei servizi ha chiuso i conti 2020 in perdita con un calo medio del fatturato del 27,2% rispetto al 2019. Nella manifattura il 78,1% delle imprese ha chiuso in rosso con una riduzione media del 26,2%. In alcuni comparti, però, le imprese in perdita e la perdita media sono ben più rilevanti. Nella produzione di gioielli si è registrato un calo record con l’88,1% delle imprese in perdita e un arretramento medio del 32,6%. Nell’abbigliamento-tessile-pelletteria le imprese in perdita hanno toccato il livello dell’85,8% con un calo medio del 31,7% del fatturato.

Altrettanto preoccupanti i cali di fatturato relativi al 2020 registrati a livello provinciale da CNA

“Non c’è omogeneità tra i vari settori – evidenzia il Direttore di CNA Piacenza, Enrica Gambazza – anche se è ovvio che la ragione di questi arretramenti sia da ricercare nelle chiusure e nei fermi di produzione conseguenti all’emergenza sanitaria. Tra i settori più colpiti in provincia di Piacenza ci sono federmoda, con un calo del 27,6%, alimentare e ristorazione che ha perso il 18,6%, le costruzioni che hanno lasciato sul terreno il 15,9% non avendo ancora beneficiato del Superbonus 110%, il settore benessere e sanità che ha perso il 14,8% con una forte flessione soprattutto per parrucchieri ed estetiste, i servizi alla comunità come autofficine e carrozzerie con un -7,3%.

Il settore maggiormente colpito, tuttavia, è quello relativo al trasporto persone che riguarda taxi, noleggio con conducente e autobus per turismo. Settore che, rispetto al 2019, evidenzia un calo di fatturato di quasi il 50%. Ma ci sono anche settori in controtendenza. Produzione e commercio di generi alimentari mostra un + 9,2%; il trasporto merci è aumentato del 7,8%, la produzione, in particolare la meccanica, che cresce del 4,7%, e il settore installazione impianti con un +2,4%”.

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