“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, recita l’Articolo 11 della Costituzione italiana; “La guerra è aliena alla ragione”, è scritto nell’enciclica Pacem in Terris.
Eppure, a ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e dalla costituzione delle Nazioni Unite – nate per liberare i popoli dal “flagello della guerra” – non solo la “Terza guerra mondiale”, seppure “a pezzi”, divampa tragicamente sul pianeta ma la guerra è tornata ad essere obsoleto “strumento” e “mezzo” privilegiato per affrontare, e non risolvere, i conflitti internazionali.
Nelle crisi tra i Paesi, che moltiplicano i conflitti armati, la ragione sembra aver perso ogni importanza e ha preso definitivamente il sopravvento una furia omicida: come altro si possono spiegare le atrocità e crudeltà commesse da Israele sistematicamente a Gaza ai danni di una popolazione civile stremata, o al metodico bombardamento delle città ucraine, da un esercito russo che ricorre alla cinica distruzione degli impianti energetici per condannare al gelo la popolazione inerme, o l’irrazionale escalation bellica alimentata da tutti i governi che aggiungono sempre più armi ai conflitti e spese militari ai bilanci degli Stati – tagliando la sicurezza dei cittadini – al solo beneficio dell’industria bellica?
La guerra – mentre stritola vite umane, distrugge l’ambiente e uccide il futuro – non solo, con la minaccia degli ordigni atomici, mette in pericolo l’intera umanità ma inceppa già i processi democratici quanto più il bellicismo dei governi ignora, ovunque, il sentimento di pace delle opinioni pubbliche. E’ quanto sottolinea, tra gli altri, anche il cardinale Matteo Zuppi in una recente intervista: “La guerra rende urgente un sistema politico che eviti scelte delle élite disancorate dalla volontà popolare: bisogna che le classi dirigenti ascoltino i loro popoli”.
E’ quanto anche i cittadini dell’Emilia Romagna manifestano ovunque, ininterrottamente, da anni, promuovendo mobilitazioni locali e sostenendo campagne nazionali – dall’impegno per il disarmo all’adesione del nostro Paese al Trattato per la proibizione delle armi nucleari, dal sostegno agli obiettori di coscienza e disertori dei paesi in guerra all’istituzione dei Corpi civili di pace e della Difesa civile non armata e nonviolenta, dalla smilitarizzazione delle scuole e del linguaggio all’educazione alla pace – ed organizzandosi in tutta la regione in reti cittadine e provinciali.
Un popolo della pace che il 1° gennaio 2025 – in occasione della 58^ Giornata internazionale della pace – ha deciso di camminare insieme su tutta la regione, organizzando iniziative nonviolente, contemporanee e coordinate, a Bologna, Faenza, Forlì, Imola, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Rimini.
Ma si tratta solo di un primo passo: partirà da questa mobilitazione comune un Coordinamento regionale stabile per la pace, che ha come primo obiettivo la richiesta formale al nuovo governo Regionale di istituire una Delega alla pace ed alla nonviolenza – non simbolica, ma strutturale e strutturata – che caratterizzi significativamente e politicamente l’Emilia- Romagna come Regione di Pace.
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