Il Coordinamento Squadre di caccia al cinghiale dell’Emilia Romagna si è riunito a Bologna. L’incontro era finalizzato a fissare i punti da presentare alla Regione; in merito alla tutela e alla gestione dei territori in cui è presente il cinghiale.
Venerdì 19 luglio si sono riuniti a Bologna i capi squadra della caccia collettiva al cinghiale di tutte le province dell’Emilia Romagna; attività che conta circa 10.000 appassionati. La riunione, molto sentita e voluta, è stata organizzata dopo i numerosi consessi svoltisi a livello territoriale. Incontri in cui i partecipanti hanno nominato i rappresentanti per ciascun ATC (Ambito territoriale di caccia) a cui affidare istanze e proposte.
Nel corso dell’incontro sono stati analizzati i punti concernenti la gestione del cinghiale del nuovo Piano Faunistico regionale; e, in particolar modo, le ultime proposte di modifica al vigente regolamento di caccia agli ungulati; nonché la valenza di attività gestionali già attuate in maniera sperimentale in alcuni distretti bolognesi.
Il Coordinamento, durante i lavori, ha rilevato diverse storture, e ha sottolineato come alcune nuove regole potrebbero seriamente compromettere una gestione della specie sus scrofa volta alla collaborazione tra tutti gli attori coinvolti e alla tutela delle coltivazioni.
I capisquadra della regione Emilia Romagna hanno sottolineato ancora una volta che i cacciatori di cinghiale in forma collettiva non si sottraggono ai compiti loro richiesti dagli agricoltori e dagli ATC; e che vogliono essere in prima linea nella gestione faunistica rimboccandosi le maniche al fianco del mondo agricolo.
A tal proposito, nei giorni scorsi abbiamo chiesto un incontro al Presidente della Regione e all’Assessorato competente; incontro che il Coordinamento confida possa avvenire a breve. E’ intenzione dei capi squadra rappresentanti delle province portare avanti un’UNICA VOCE. Voce a tutela del territorio; ribadendo che le soluzioni devono essere condivise con chi vi opera direttamente, anziché porre in atto sperimentazioni gestionali imposte e ormai superate. Si chiede, pertanto, di non riproporre tali metodi in altre province o ATC.
E’ indispensabile una regolamentazione condivisa tra istituzioni, cacciatori e agricoltori che veda il coinvolgimento, da protagoniste, delle squadre di caccia collettiva e dei propri capisquadra. Operando con prestazioni di volontariato in collaborazione con il mondo agricolo e attraverso una gestione trasparente e collaborativa con gli agricoltori, a partire da ciascun territorio, si può risolvere il problema dei danni da cinghiale. Il Coordinamento, a chiusura dell’incontro, ha auspicato che le Associazioni venatorie supportino le suddette istanze e recepiscano i suggerimenti provenienti dalle squadre in occasione dei lavori di modifica dei regolamenti regionali in materia.
Solamente così, col dialogo e lo scambio di idee, sarà data la giusta e meritata importanza a coloro che si adoperano per tutelare e gestire il territorio 365 giorni all’anno “le squadre di caccia collettiva al cinghiale”.
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