Economia

La grande fuga dal lavoro, Cisl: “A Piacenza, in cinque mesi, 456 persone hanno già dato le dimissioni”

Il fenomeno delle “grandi dimissioni”, rappresenta ormai una realtà consolidata del nostro mercato del lavoro. Quello che inizialmente sembrava un effetto temporaneo della pandemia di COVID-19 si è trasformato in una tendenza strutturale che coinvolge milioni di lavoratori. 

Anche nel 2024, le dimissioni volontarie da lavoro dipendente a tempo indeterminato hanno superato il milione e duecentomila unità, confermando la stabilità di questo trend. La provincia di Piacenza non fa eccezione, anzi si distingue per l’intensità crescente con cui i lavoratori stanno ridefinendo le proprie priorità professionali.

Le motivazioni che spingono sempre più persone a lasciare un posto di lavoro stabile convergono verso un obiettivo comune: la ricerca di un equilibrio più soddisfacente tra vita professionale e personale. Questo desiderio non rappresenta un capriccio ma una legittima aspirazione a una vita più piena e gratificante, per tutte le generazioni.

Le nuove generazioni, in particolare, stanno ridefinendo il concetto stesso di successo professionale. Per molti giovani lavoratori, la conciliazione vita-lavoro e la soddisfazione personale hanno acquisito un peso specifico pari a quello del salario. Il fenomeno delle dimissioni volontarie dimostra che la retribuzione, pur rimanendo importante, non è più l’unico fattore decisionale. I lavoratori cercano sempre più spesso benefit concreti che migliorino la loro quotidianità: la possibilità di lavorare più vicino a casa per ridurre i tempi di spostamento, aziende che offrono servizi di welfare aziendale, opportunità di smart working e orari di lavoro più flessibili.

Michele Vaghini, segretario generale Cisl Parma Piacenza, osserva come specie nelle nuove generazioni si sia sviluppata una scala di priorità che mette al centro il benessere personale.

“Nel periodo post Covid, il territorio piacentino si è trovato di fronte al fenomeno dell’esplosione delle dimissioni volontarie. La situazione che si è venuta a creare rappresenta anche una sfida per le imprese, che devono trovare un equilibrio tra le esigenze dei lavoratori e quelle aziendali al fine di garantire la loro stabilità lavorativa, in un periodo storico in cui c’è scarsità di manodopera specie se qualificata. Diventa sempre più fondamentale l’opportunità di formazione e crescita professionale offerte dalle aziende, per creare contesti che investano nello sviluppo personale e professionale dei dipendenti”.

“Ma vanno aumentati anche gli stipendi, rinnovando i contratti nazionali con tempistiche brevi e adottando la contrattazione aziendale all’interno delle imprese in una logica di sistema partecipativo. Insomma, più qualità del lavoro ma anche più retribuito”.

“Nella provincia di Piacenza, gli uffici Cisl sono diventati un punto di riferimento per chi sta valutando un cambiamento professionale. Dall’inizio dell’anno, oltre 450 persone hanno già cambiato lavoro beneficiando del supporto delle sedi Cisl dislocate in provincia ma ovviamente il numero totale dei dimissionari è molto più alto”.

“Di questo passo, solo come Cisl, arriveremo a ben oltre 1.000 persone che si saranno rivolte a noi nel 2025. Questo dato non rappresenta solo una statistica ma racconta storie di persone che hanno avuto il coraggio di cercare una condizione lavorativa migliore e più adatta alle proprie esigenze”.

Settori e prospettive future

I settori maggiormente interessati dalle dimissioni volontarie sono il commercio e il turismo, seguiti dalla metalmeccanica e dall’informatica. Le prospettive future suggeriscono che questa tendenza non si invertirà nel breve termine. Con le proiezioni demografiche che prevedono una riduzione di cinque milioni di persone in età lavorativa entro il 2040, è ragionevole aspettarsi una crescente competizione tra le imprese per contendersi e attrarre i talenti.


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