Il Segretario generale di CISL Parma Piacenza espone dati “inquietanti” alla Festa del Lavoro: “Giovani in fuga, donne costrette a dimettersi, over 50 a rischio automazione. Una diagnosi spietata e una sola cura: crescita, contrattazione, dignità salariale”.
Michele Vaghini, Segretario generale di CISL Parma Piacenza, ha scelto la Festa dei Lavoratori per consegnare alla comunità una diagnosi per certi versi impietosa sullo stato del lavoro a Piacenza. Un intervento che ha attraversato i grandi nodi del mercato del lavoro contemporaneo, cioè la fuga dei giovani, la crisi demografica, l’impatto dell’intelligenza artificiale, la condizione delle donne che lavorano, e che ha indicato nella crescita economica la precondizione di ogni altro discorso su un futuro più equo
«Questo è un paese che non cresce da anni», ha esordito Vaghini, senza indorare la pillola. «Dal 2007 in avanti, negli ultimi vent’anni, abbiamo perso un quarto della produzione industriale. Ogni anno escono dall’Italia 37.000 persone che cercano lavoro all’estero, in paesi che danno più prospettive, anche sotto l’aspetto professionale, e salari più adeguati rispetto a quelli che si possono trovare qui»
Il punto di partenza era una domanda sul fenomeno della fuga dei cervelli, reso ancora più acuto dal dato locale: nel solo 2025, la CISL di Parma Piacenza ha assistito ben 1.300 dimissioni volontarie, molte delle quali da contratti a tempo indeterminato, la forma contrattuale che un tempo era considerata l’approdo definitivo di una vita lavorativa. Un segnale che qualcosa di strutturale si è rotto nel patto tra lavoratori e sistema produttivo italiano.
Il secondo asse dell’analisi di Vaghini è stato la demografia. «Ormai si sta arrivando a un rapporto uno a uno tra pensionati e persone che lavorano», ha detto il Segretario, «la situazione è assolutamente molto difficile» Una crisi che tocca direttamente il tessuto produttivo piacentino: le aziende, del polo logistico di Castel San Giovanni, della manifattura, dell’agroalimentare, faticano ormai a trovare manodopera qualificata.
Su questo punto Vaghini ha attaccato la demagogia che contrappone lavoratori italiani a lavoratori stranieri: «In questo paese non esiste il lavoro tra italiani e stranieri: deve esistere il lavoro. Se i lavoratori italiani non ci sono per effetto del calo demografico e trovano prospettive all’estero, o si chiudono le aziende o si riduce la produttività nei vari settori. Non è ideologia: è aritmetica.» Un richiamo alla responsabilità collettiva e al pragmatismo.
Al centro del discorso, il tema della dignità salariale. «I lavoratori cercano qualcosa di diverso all’estero perché hanno salari non adeguati», ha sottolineato Vaghini. «E quando si parla di lavoro dignitoso, il primo pensiero va ai salari.»
Un passaggio generazionale profondo sta cambiando la percezione stessa del lavoro: «Una volta entravo nel mercato del lavoro a vent’anni e l’obiettivo era avere un contratto a tempo indeterminato. Ora il contratto a tempo indeterminato non è più il fulcro che garantisce il futuro alle persone.» Non solo per i giovani: anche per gli over 50, categoria sempre più esposta a discontinuità occupazionale e a processi di automazione che rischiano di lasciarli senza strumenti di ricollocazione.
Il Segretario ha dedicato un passaggio significativo all’impatto dell’automazione e dell’intelligenza artificiale, con un’attenzione particolare ai lavoratori della logistica, settore cardine per il territorio piacentino. «Perdere un lavoro a 50 o 55 anni, dopo aver svolto esclusivamente la stessa professione per trent’anni, è molto difficile. Se non riqualifichiamo queste persone adesso, e stiamo già perdendo tempo, nei prossimi anni avremo un grosso problema di tenuta occupazionale.»
Il messaggio è chiaro: la Transizione Giusta non è uno slogan ma un’urgenza concreta. E la contrattazione aziendale , attraverso accordi di secondo livello che prevedano percorsi di formazione continua, è lo strumento principe che la CISL indica come risposta al cambiamento tecnologico.
Il dato che ha colpito di più la platea riguarda le donne. Vaghini ha rivelato che la stragrande maggioranza delle 1.300 dimissioni gestite dalla CISL nel 2025 è femminile. Il motivo? Non l’insoddisfazione professionale, non retribuzioni inadeguate in senso stretto: «Pur avendo contratti a tempo indeterminato, sono state costrette a dimettersi per la gestione familiare, perché avevano figli, perché avevano parenti da accudire.»
Una conferma amara di un problema culturale antico: il sistema italiano scarica ancora sull’asse donna il peso dell’accudimento familiare. «È un problema su cui come sindacato, ma anche come società, dobbiamo mettere mano», ha detto Vaghini, indicando tre leve concrete: la contrattazione aziendale per orari flessibili di entrata e uscita; i servizi territoriali della città e della provincia; il welfare contrattuale, fino al bonus babysitter aziendale per sostenere le madri lavoratrici prive di reti di supporto. Una declinazione concreta del principio di centralità della persona che è nel DNA della CISL.
La chiusura dell’intervento di Vaghini è stata una sintesi che vale come manifesto: «Se questo paese non cresce, e purtroppo lo stiamo vedendo, non potremo parlare di risolvere i problemi: non potremo parlare di aumentare gli stipendi, di pensioni, di welfare, di sanità. Un paese che cresce con lo zero virgola di PIL è un paese che si sta spegnendo»
È un monito che, in questo Primo Maggio 2026, suona come un appello alla responsabilità collettiva: delle istituzioni, delle imprese, delle forze sociali. La CISL di Parma Piacenza, nel solco tracciato dalla Segretaria nazionale Daniela Fumarola, non si limita a denunciare. Indica la strada: contrattazione, formazione, dialogo sociale. Un Patto per il Lavoro che parta dal territorio, dai magazzini della logistica piacentina come dai reparti della manifattura, per costruire un futuro che attualmente, troppe volte, i giovani scelgono di cercare altrove.
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