Prima ancora di rappresentare gli imprenditori, siamo imprenditori.
È da questa consapevolezza che la nuova squadra dirigente di Confesercenti Piacenza sta costruendo il proprio modo di essere associazione: meno distanza, più presenza; meno formule, più ascolto. Con una convinzione precisa: i problemi delle imprese si comprendono davvero quando li si vive e, molto spesso, proprio dal confronto possono nascere nuove possibilità e soluzioni.
La campagna per la proposta di legge di iniziativa popolare sulla rigenerazione urbana, sul commercio e sui servizi di prossimità sta offrendo una nuova occasione per mettere in pratica questo metodo. Le firme restano un obiettivo importante, ma per Confesercenti Piacenza rappresentano il punto di partenza di un percorso più grande.
«Noi stessi dirigenti siamo imprenditori – spiega la presidente Nadia Bragalini – e sappiamo cosa significa affrontare ogni giorno un problema, prendere decisioni, assumersi responsabilità e trovarsi davanti a ostacoli imprevisti. Lo sappiamo perché succede anche nelle nostre aziende. Personalmente, più di una volta, proprio condividendo una difficoltà sono riuscita a guardarla da una prospettiva diversa e a trovare una strada. La condivisione ha un valore enorme: significa non sentirsi soli davanti ai problemi e mettere esperienze diverse al servizio di una possibile soluzione. È questo il rapporto che vogliamo costruire sempre di più con i nostri imprenditori».
Un rapporto che può contare su una struttura preparata e su strumenti concreti: credito, assistenza fiscale, consulenza sindacale, servizi e competenze per accompagnare le imprese nelle diverse fasi della loro attività.
Ed è proprio sulla concretezza che insiste il direttore di Confesercenti Piacenza Fabrizio Samuelli: «Il compito di un’associazione è ascoltare, ma poi deve essere capace di trasformare quell’ascolto in risposte. Dietro Confesercenti ci sono professionalità, servizi e competenze che ogni giorno lavorano accanto agli imprenditori. La vicinanza acquista valore quando a una necessità possiamo affiancare uno strumento, una competenza e una persona in grado di accompagnare l’impresa. È questo il lavoro che vogliamo rendere sempre più visibile e accessibile su tutto il territorio».
Una struttura che non nasce oggi. Confesercenti Piacenza porta con sé una storia costruita nel tempo grazie ai presidenti, ai dirigenti e alle persone che dalla sua fondazione l’hanno guidata e radicata nella comunità piacentina.
«Abbiamo ricevuto un patrimonio importante e abbiamo il dovere di farlo crescere – sottolinea il vicepresidente vicario Cristian Lertola –. Essere radicati significa conoscere il territorio, ma soprattutto continuare a frequentarlo. Un’associazione non può conoscere le esigenze delle imprese soltanto dalla propria sede: deve andare nelle strade, nei paesi, nelle attività, guardare negli occhi gli imprenditori e ascoltare ciò che hanno da dire. È quello che stiamo facendo e che vogliamo fare con ancora maggiore continuità».
Dai paesi ai quartieri: esserci prima di tutto
La dimostrazione è arrivata anche domenica, quando, al di fuori delle tappe ufficiali del tour, la presidente Bragalini è stata nel Quartiere Roma, insieme ad Antonio Resmini, per ascoltare direttamente istanze ed esigenze delle attività e confrontarsi sulle possibilità di rilancio di una zona che presenta criticità, ma anche peculiarità e potenzialità importanti.
«Ogni territorio ha caratteristiche differenti e non esistono risposte uguali per tutti – osserva il vicepresidente Filippo Bulla –. Per questo il confronto diretto è indispensabile. Chi lavora ogni giorno in un quartiere o in un paese possiede una conoscenza che nessuna analisi fatta a distanza può sostituire. Dobbiamo partire da quella conoscenza, metterla in comune e trasformarla in proposte. Il valore di queste tappe è proprio poter raccogliere voci diverse e farle diventare patrimonio dell’associazione».
Quartiere Roma ne è un esempio: non soltanto un luogo di cui evidenziare le difficoltà, ma una parte della città con identità, attività, persone e opportunità sulle quali lavorare.
«Quando diciamo che vogliamo stare accanto agli imprenditori dobbiamo dimostrarlo con i fatti – aggiunge il vicepresidente Roberto Ferrari –. Siamo imprenditori anche noi e siamo abituati, nelle nostre aziende, a cercare soluzioni e a trasformare le idee in azioni. Vogliamo portare lo stesso spirito dentro Confesercenti: ascoltare un problema, condividerlo e poi lavorare perché da quel confronto possa nascere qualcosa di concreto. Per noi rappresentanza significa questo».
Tre nuove tappe, ma soprattutto tre nuove occasioni d’incontro
Il percorso prosegue ora con tre appuntamenti consecutivi. Mercoledì 9 settembre, dalle 9 alle 12, Confesercenti sarà a Piacenza, in Corso Vittorio Emanuele II; giovedì 10 settembre, sempre dalle 9 alle 12, sarà a Castel San Giovanni, in Piazza XX Settembre, lato portico ex Comune; infine venerdì 11 settembre, dalle 9 alle 12, la tappa sarà a Gragnano Trebbiense, in via Roma 59.
Sono la quarta, quinta e sesta tappa di un viaggio che continuerà nelle prossime settimane.
Naturalmente prosegue la raccolta delle adesioni alla proposta di legge di iniziativa popolare, con l’obiettivo nazionale delle 50mila firme necessarie per portarla in Parlamento. Ma il gazebo di Confesercenti vuole essere qualcosa di più: un punto nel quale fermarsi, conoscersi, raccontare un problema, proporre un’idea o semplicemente confrontarsi.
A portare avanti questo percorso è l’intera nuova squadra di Confesercenti Piacenza: la Presidente Nadia Bragalini, il Vice Pesidente Vicario Cristian Lertola, i Vice Presidenti Filippo Bulla e Roberto Ferrari, il Direttore Fabrizio Samuelli, insieme ai dirigenti, alla struttura e agli imprenditori dell’associazione.
Una squadra fatta di persone che conoscono l’impresa anche dall’interno, perché ogni giorno ne affrontano responsabilità, difficoltà e soddisfazioni.
Ed è forse proprio questa la sintesi del nuovo percorso di Confesercenti Piacenza: non dire agli imprenditori “sappiamo cosa state vivendo”, ma poter dire “sappiamo cosa viviamo, parliamone insieme”.
Perché prima delle soluzioni viene l’ascolto. Prima dei progetti viene la conoscenza. E prima di rappresentare un territorio, bisogna esserci.
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