Nel corso di una conferenza stampa di oggi in Regione è stata annunciata la presentazione di una risoluzione in Assemblea legislativa con cui il Gruppo PD e l’intergruppo montagna – di cui il Consigliere regionale piacentino Lodovico Albasi è membro – impegna la Giunta regionale a farsi promotrice, in sede di Conferenza delle Regioni, di una richiesta formale di revisione dei criteri adottati dal Governo.
Criteri che, basandosi prevalentemente su altimetria, pendenza e prossimità territoriale, rischiano di cancellare la montanità – e con essa le risorse dedicate – a circa il 30% dei Comuni oggi riconosciuti come tali, colpendo in modo particolarmente grave l’Appennino e l’Emilia-Romagna, dove oltre il 40% dei 121 Comuni montani perderebbe la classificazione.
«Il declassamento di numerosi Comuni montani deciso dal Governo attraverso la revisione dei criteri di classificazione rappresenta una scelta profondamente sbagliata e dannosa per l’Appennino piacentino». Così il consigliere regionale Lodovico Albasi interviene sul tema della ridefinizione dei criteri di montanità annunciata dal Ministro Calderoli. Secondo Albasi, l’impostazione adottata dal Governo, fondata prevalentemente su parametri altimetrici e morfologici, rischia di negare la realtà concreta dei territori montani della provincia di Piacenza, dove le difficoltà strutturali non dipendono solo dall’altezza sul livello del mare, ma da fattori ben più complessi e persistenti.
«Nelle nostre vallate – spiega Albasi – la montanità si manifesta attraverso lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione, la distanza dai servizi essenziali, le criticità della mobilità, la fragilità del tessuto economico e la necessità di un presidio costante del territorio, anche sul piano della sicurezza idrogeologica. Tutti elementi che non scompaiono abbassando una soglia altimetrica».
Il consigliere regionale sottolinea come il rischio concreto sia la perdita dello status di Comune montano e, con esso, delle risorse dedicate, proprio in territori che continuano ad avere maggiori costi di gestione dei servizi pubblici e minori opportunità di sviluppo. «Per l’Appennino e le aree interne del piacentino – prosegue Albasi – questo significherebbe un arretramento grave, che colpisce comunità già esposte a fragilità strutturali e che contraddice l’obiettivo, più volte dichiarato, di contrastare lo spopolamento e rafforzare la coesione territoriale».
Albasi richiama inoltre il lavoro svolto in questi anni dalla Regione Emilia-Romagna, che ha costruito politiche per la montagna basate su un approccio integrato: sanità territoriale, scuola, infrastrutture, servizi di prossimità, valorizzazione delle produzioni locali, agricoltura di montagna e tutela ambientale. «Quando, nei mesi scorsi, avevamo denunciato il rischio che le scelte del Governo finissero per assecondare lo spopolamento delle aree montane anziché contrastarlo, non lo facevamo per pregiudizio politico, ma sulla base di una lettura attenta degli indirizzi annunciati. Allora ci era stato detto che si sarebbe intervenuti per correggere quei criteri. Oggi, alla luce delle ultime modifiche introdotte, dobbiamo constatare che quelle preoccupazioni erano fondate».
«Le decisioni assunte – aggiunge Albasi – confermano una visione riduttiva della montagna, che non tiene conto della complessità sociale, economica e infrastrutturale dei territori appenninici e che rischia di indebolire ulteriormente comunità già fragili, sottraendo riconoscimento e risorse proprio dove sarebbero più necessarie. Non è pessimismo, ma realismo: se si restringe il perimetro della montagna senza affrontarne le criticità strutturali, il risultato non può che essere un’accelerazione dei processi di abbandono».
«È questa la direzione sbagliata – conclude Albasi –. La montagna va riconosciuta come luogo di vita, di lavoro e di comunità, non come un dato statistico. Per questo è necessario che il Governo riveda i criteri adottati, ascoltando i territori e le istituzioni locali e costruendo politiche che tengano insieme riconoscimento, servizi e sviluppo».
Una posizione condivisa da numerosi sindaci e amministratori delle aree interne, e non solo, della provincia di Piacenza, oltre che da ANCI e UNCEM, che hanno espresso forte preoccupazione per le ricadute dei nuovi criteri.
Alla conferenza stampa erano presenti, insieme ad Albasi, anche i colleghi consiglieri regionali appartenenti all’Intergruppo Montagna regionale: Daniele Valbonesi (primo firmatario), Alice Parma, Barbara Lori, Anna Fornili e Matteo Daffadà.
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