“Eroi del nostro ieri”, il nuovo libro di Mauro Molinaroli su 30 anni del Piacenza Calcio: “Le storie di giocatori dimenticati e miti”. Nell’ultima fatica letteraria (presentazione al PalabancaEventi lunedì 21 settembre alle ore 18) il giornalista racconta le vicende di ex calciatori biancorossi, dal 1975 al 2005.
Ci sono giocatori che avevamo dimenticato come Cappellacci, altri famosissimi come Piovani e altri che hanno avuto un ruolo importantissimo come Trelli. Ne escono ritratti letterari che sono poi storie umane e di vita, oltre che di calcio.
Mauro Molinaroli propone 45 storie che danno al lettore la possibilità di capire che cosa è avvenuto in quei 30 anni di passione biancorossa, qualcosa che molti, anche per ragioni anagrafiche, hanno dimenticato.
Spesso i tifosi si affezionano anche a giocatori che non sono protagonisti di primo piano, perché questi calciatori hanno la capacità di dialogare con la gente e diventano parte integrante della città. Secondo l’autore del libro, è successo, ad esempio, con giocatori come Zanotti, ma anche con altri calciatori di quell’epoca. Erano persone abituate a frequentare la città, i suoi bar e i suoi ristoranti, e spesso vivevano in centro.
Si creava così un rapporto diretto e spontaneo con i tifosi, che finivano per affezionarsi anche a figure meno conosciute e meno protagoniste sul campo.
Cito Cappellacci, che giocò nel Piacenza nell’anno 1990-91. Durante l’intervista parlammo a lungo. Poi mi disse che allora non credeva che sarebbe mai diventato un calciatore. In particolare, perché non si considerava dotato del fisico giusto; inoltre, voleva in qualche modo ribaltare il mondo, credeva in una società più giusta e poi disse, sorridendo, di “ammazzarsi di canne”. Questa è una cosa che mi lasciò assolutamente sorpreso, perché in realtà correva, aveva visione di gioco ed era un buon giocatore. Oggi fa l’allenatore in una squadra di dilettanti in Abruzzo, a Teramo. Il mio lavoro per il libro è stato anche quello di pescare queste figure, questi personaggi ormai fuori dai canali e dai circuiti.
Bisognerebbe fare anche un intero libro su questa storia di italianità del Piacenza, perché fece cose veramente straordinarie: erano tutti ragazzi italiani. Ricordo che il direttore sportivo Marchetti disse: “Noi stiamo come siamo. Gli stranieri non li voglio per il problema della lingua, perché vengono da lontano e devono inserirsi, mentre questi già li conosco”. Alla fine ebbe ragione lui, perché la squadra si salvò.
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