Le scuole piacentine hanno bisogno di più personale, strumenti per l’inclusione e continuità didattica. I nuovi tagli previsti dalla manovra e il tetto del 30% agli alunni stranieri vanno nella direzione opposta.
È la denuncia della FLC CGIL di Piacenza, che rilancia la partecipazione dei lavoratori dei settori della conoscenza allo sciopero generale proclamato dalla CGIL per venerdì 20 novembre.
A spiegare quanto queste scelte pesino sul territorio sono anzitutto i numeri. Nell’anno scolastico 2024/25 la presenza di alunni stranieri nel Piacentino ha raggiunto il 25,7%.
Tra il 2019 e il 2024 si sono registrati 1.227 studenti di origine straniera in più, a fronte di 1.388 alunni italiani in meno, secondo i dati riportati dal Corriere di Romagna. Una trasformazione che richiede programmazione, investimenti e sostegno al lavoro quotidiano delle scuole.
“A Piacenza il tema è molto concreto: mettere le scuole nelle condizioni di accompagnare tutti gli studenti, garantire le ore di italiano, rafforzare l’accoglienza e assicurare continuità didattica – dichiara Giovanni Zavattoni, segretario generale della FLC CGIL di Piacenza –. Servono docenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario, tempo e risorse. Imporre un tetto agli alunni stranieri mentre si riducono gli organici significa ignorare la realtà delle nostre classi e lasciare sole le persone che ogni giorno ci lavorano”.
Ai bisogni di una popolazione scolastica che cambia si aggiungono le difficoltà legate ai tagli già subiti e agli accorpamenti imposti dal dimensionamento.
“Il territorio piacentino ha già pagato un prezzo – prosegue Zavattoni –. Un’ulteriore riduzione del personale rischia di indebolire ancora la rete scolastica pubblica, rendere più difficile l’organizzazione dei servizi e compromettere la qualità dell’offerta formativa. Le conseguenze ricadono sui lavoratori, sugli studenti e sulle famiglie”.
Il quadro nazionale prospettato dalla legge di bilancio per il 2027 aggrava queste preoccupazioni: dal 2027/28 sono previsti 4.925 posti docenti e 2.049 posti ATA in meno, per un totale di quasi settemila posti.
Sommando gli interventi delle due precedenti leggi di bilancio, il conto supera i 16.200 posti cancellati. Una sottrazione di risorse alla scuola statale che, denuncia la FLC CGIL, si accompagna a nuovi finanziamenti destinati agli istituti privati paritari.
Sul decreto scuola si aggiungono i rilievi europei relativi alla compatibilità del tetto del 30% per gli alunni stranieri con il principio di non discriminazione fondato sulla nazionalità.
“Questa norma va stralciata – afferma Zavattoni –. Si costruisce un problema di ordine pubblico attorno alla presenza di alunni di origine straniera e contemporaneamente si taglia il personale necessario per garantire inclusione e diritto allo studio. Si definanzia la scuola statale e si scaricano le tensioni su chi ci lavora. *In un territorio come il nostro, investire nella scuola significa investire nella coesione sociale e nel futuro dell’intera comunità”.
La mobilitazione del 20 novembre coinvolge tutti i settori della conoscenza.
Negli atenei e negli enti di ricerca la protesta riguarda i tagli al Fondo di finanziamento ordinario e i limiti al ricambio del personale, che ostacolano le assunzioni e lasciano migliaia di ricercatori in una condizione di precarietà.
Anche nell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica, i lavoratori chiedono stabilizzazioni, organici adeguati e una reale equiparazione dei diritti con il sistema universitario.
A unire questi settori è inoltre l’emergenza salariale: secondo la FLC CGIL, le risorse stanziate dal Governo per i rinnovi contrattuali coprono appena un terzo dell’inflazione, consolidando la perdita di potere d’acquisto.
“Il 20 novembre porteremo in piazza anche le esigenze delle scuole piacentine e di chi le fa vivere ogni giorno – conclude Zavattoni –. Invitiamo docenti, personale ATA e tutti i lavoratori della conoscenza a partecipare. E chiediamo agli studenti e alle famiglie di essere al nostro fianco: difendere il lavoro nella scuola, nell’università e nella ricerca significa difendere un diritto che appartiene a tutti”.
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