Coronavirus, Formigoni: “Il governo sapeva dell’arrivo della pandemia ma non ha dato istruzioni alle Regioni” – AUDIO

Una figura controversa e dibattuta, in particolare dopo la condanna in via definitiva a 5 anni e 10 mesi di reclusione per corruzione. Ma Roberto Formigoni, nel bene e nel male, ha rappresentato senza dubbio un capitolo importante, cardinale, nella storia della Lombardia, regione che ha amministrato per 18 anni, dal 1995 al 2013. Formigoni conosce bene le dinamiche politiche e gestionali di un territorio, territorio che si è trovato in prima fila davanti a una delle peggiori emergenze sanitarie della storia.

L’ex presidente è stato ospite di MaChiÈKlaus, programma condotto da Andrea Bricchi in onda su Radio Sound.

“Sono otto anni che osservo la Lombardia dall’esterno, ma senza dubbio mi rendo conto che il territorio è stato investito da una piaga paragonabile a una bomba atomica. La Cina, che per prima ha subito l’aggressione del virus, non ha passato alcuna informazione al resto del mondo, nascondendo dettagli importanti. Questa sua responsabilità andrà investigata”.

“Ci sono state anche responsabilità del governo italiano: ha saputo con un mese di anticipo di un possibile arrivo della pandemia e ha emanato un decreto legge il 31 gennaio; ma non ha dato alcuna indicaziozione a regioni e strutture sanitarie. Per questo motivo io ritengo sia difficile individuare colpe specifiche da attribuire alle autorità lombarde. Sicuramente sono stati commessi errori, lo ha ammesso con onestà lo stesso presidente Fontana, ma queste andranno analizzate più avanti”.

Ma lo stesso Gallera ha dichiarato che non sapeva di poter chiudere la zona rossa, questo non è un errore?

“Ma le Regioni non hanno il potere di dichiarare la zona rossa, lo hanno chiarito costituzionalisti e il capo della Procura di Bergamo. Non è nei poteri delle Regioni, spetta esclusivamente al governo. Gallera si è attribuito una colpa che non ha”.

Lei ha sempre avuto un rapporto molto stretto con la sanità privata. Non pensa che per come sono andate le cose in Lombardia sia mancato il supporto di una sanità territoriale che si è via via indebolita negli ultimi 15 anni?

“Sicuramente negli anni dal 2013 al 2018 c’è stato un indebolimento della sanità territoriale che comprende medici di famiglia, medici generali e di base; quelle figure insomma che costituiscono le sentinelle di un territorio, che avvertono per primi l’avvicinarsi di un pericolo. Alcuni di questi medici hanno dichiarato che già nel mese di dicembre alcuni pazienti mostravano polmoniti molto strane. Ma il rapporto tra la medicina territoriale e la Sanità centrale si è allentato e questi allarmi non sono stati comunicati. La responsabilità è da attribuirsi alla riforma di Roberto Maroni, il mio successore”.

Anche a Piacenza abbiamo avuto casi controversi e chi dovrà indagare lo farà. Lei pensa che nelle RSA lombarde sia stato tutto perfettamente gestito? Perché se una cosa è pubblica non si può nascondere niente, mentre se è privata, a volte, si potrebbe essere tentati di agire per interesse. Qual è il suo parere?

“In Lombardia, abbiamo concesso un numero molto limitato di accreditamenti. Perché chi voleva accreditarsi con la Sanità Pubblica doveva avere un livello di qualità almeno pari a quello delle strutture pubbliche. Dovevano accettare i controlli da parte della Regione e dovevano accettare la remunerazione da noi fissata, in modo che nessuno potesse arricchirsi alle spalle dei cittadini. In Italia ci sono migliaia di strutture private, alcune di queste sono ottime ma non sono sottoposte ai controlli stringenti disposti dai controlli della Regione”.

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