Attualità

Polveri sottili ultra fini? Colpa di freni e pneumatici: lo dice uno studio della Cattolica

Uno studio del gruppo di ricercatori in entomologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Environmental Pollution”, dimostra che le polveri sottili che respiriamo in città derivano da diverse fonti di emissione e che quelle più fini (sotto al micron di diametro) sono per l’80% derivanti dal sistema frenante e dagli pneumatici dei veicoli.

Per comprendere i fattori di inquinamento dell’aria che respiriamo sono state studiate le api e i loro prodotti, che conservano le tracce di metalli pesanti e diossine. Tre alveari sono stati posizionati a Milano, in Parco Segantini, un’area verde di 90mila metri quadrati.

Combustibili fossili? Non proprio

Ilaria Negri, ricercatrice in entomologia della facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica di Piacenza, spiega che i risultati dello studio sfatano un falso mito molto consolidato. «Si crede che gli inquinanti derivanti dal traffico siano soprattutto dovuti ai combustibili fossili – afferma – in realtà quelle emissioni sono molto controllate, anche grazie al filtro antiparticolato. La nostra ricerca evidenzia invece come esista un altro tipo di emissioni, quasi ignoto, dovuto al sistema frenante e all’attrito delle parti meccaniche della macchina, nonché della gomma degli penumatici che si deposita sull’asfalto».

I pericoli derivati dal sistema frenante

Il sistema frenante è il responsabile delle polveri ultra fini, quelle che per la loro piccolissima dimensione entrano nel sangue e sono pertanto ancora più pericolose. Negri prosegue: «Abbiamo scoperto che in città circa l’80% delle polveri sottili che respiriamo contengono metalli pesanti derivanti dal sistema frenante e dagli penumatici: ferro, cromo, manganese, zinco e bario».

«Siamo gli unici al mondo che studiano il particolato atmosferico campionato per mezzo delle api» dice Negri, spiegando poi il perché di quella scelta: «Le api sono ottimi bioindicatori degli stress ambientali e per questo sono studiate da molti anni – afferma – nei loro prodotti si rintracciano diossine, metalli pesanti e pesticidi, ma in quantità minime e non pericolose per la salute».

L’effetto delle polveri sottili ultra fini

Un altro articolo, pubblicato sempre sulla rivista “Environmental Pollution”, ha trattato di un tema affine: capire l’effetto delle polveri sottili ultra fini sulla salute degli organismi viventi. Il gruppo di ricercatori in entomologia dell’Università Cattolica indaga infatti anche gli effetti che le polveri possono avere su insetti che vivono nei suoli e che hanno un ruolo fondamentale nel riciclo dei nutrienti. In tal senso, la ricerca ha preso in esame i collemboli.

«Abbiamo scelto una specie di insetti la cui presenza è indicatrice di un suolo di alta qualità» dice la ricercatrice Ilaria Negri. «Dopo averle recuperate con dei dispositivi ad hoc – spiega – abbiamo somministrato le polveri derivanti dalle pastiglie dei freni ai collemboli: una dose bassa, inferiore rispetto al limite che si può rintracciare nel suoli. Si è notato che anche a dosi basse e non letali, negli insetti sorgono comunque problemi nel sistema riproduttivo». «È un aspetto importante e da sottolineare – chiude Negri – poiché i campi coltivati si trovano spesso vicini a zone trafficate: la rete stradale ormai permea tutto il territorio e in una zona attraversata dal traffico ci può essere un problema per la salute e per l’ecosistema».

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