Eventi a Piacenza

GOTHICA Fall 2026 dal 17 settembre al 17 ottobre 2026 presso il Teatro di Grazzano Visconti

“Dopo un lungo periodo di chiusura, la Famiglia Visconti di Modrone è felice di poter rialzare di nuovo il sipario del Teatro di Grazzano Visconti: le sue porte riapriranno non solo ai turisti, ma soprattutto alla Valnure e a tutto il territorio piacentino, portando nuova linfa nel panorama culturale, con un ricco programma curato dalla compagnia ChezActors.
Ci auguriamo che quest’anno rappresenti l’inizio di un lungo percorso, che andrà ad arricchirsi di nuove proposte di stagione in stagione.”

Con queste parole la famiglia Visconti di Modrone augurava quattro anni fa una felice apertura del Teatro di Grazzano Visconti.Le stagioni 2023,2024 e 2025 curate dalla compagnia ChezActors sono state ricche e fortunate e permettono un nuovo 6programma nella primavera- estate e nell’autunno 2026
Avere un luogo di cultura a Grazzano Visconti, alle porte della Val Nure, significa dare nuove possibilità culturali e turistiche a tutto il territorio creando un progetto di rete culturale che parte dalla collaborazione- formatasi appositamente per la gestione di questo nuovo luogo di cultura- della famiglia Visconti di Modrone con i gruppi teatrali ChezActors, PKD e il Teatro Trieste 34.

GOTHICA Fall 2026


Organizzata da ChezActors in prima linea e PKD propongono eventi multidisciplinari, spettacoli teatrali, concerti, spettacoli di danza e momenti di formazione all’interno del teatro di Grazzano Visconti, rispondendo alla mission di ChezActors e ai suoi collaboratori di promuovere il teatro, le arti e la cultura come elemento di coesione sociale, soprattutto tra i giovani.
STAFF
Direzione Artistica Carolina Migli Bateson | Direzione tecnica Mattia Fragassi | Consulenza Filippo Arcelloni
Accoglienza e sala Mylène Devaud | Dramaturg Edoardo Callegari

GOTHICA FALL 2026
La stagione autunnale coprirà un mese intenso di spettacoli e momenti formativi dal
17 settembre – 17 ottobre 2026 e sarà dedicata alla rivisitazione della tradizione poiché crediamo che tutte le avanguardie, anche quelle più radicali, abbiano delle radici.

È da questa convinzione che nasce il nuovo programma GOTHICA Fall 2026 , la nuova stagione autunnale del Teatro di Grazzano Visconti, proposta da ChezActors: sei appuntamenti che attraversano linguaggi, epoche e forme diverse, accomunati dalla volontà di guardare alla tradizione con uno sguardo contemporaneo, dove la tradizione non viene intesa come qualcosa da conservare immutato, ma come una materia capace di trasformarsi, di essere riletta e di generare nuovi linguaggi. È proprio nel confronto tra memoria e contemporaneità che prende forma il cartellone

CARTELLONE

Giovedì 17 settembre h 20:30,
PENELOPE
L’abitudine di restare
di e con Alessandra Merico, un lavoro che porta nel presente la figura mitica di Penelope, interrogandone la dimensione umana e universale.

Mercoledì 23 settembre h 20:30
CROW
di e con Cecilia Rossi, secondo studio in residenza artistica a Grazzano.
Spettacolo di ricerca performativa liberamente ispirato al poema Crow di Ted Hughes: un incontro con una delle opere più visionarie della poesia contemporanea, restituita attraverso il corpo e la presenza dell’attrice.

Domenica 27 settembre h 18:30
CAMMINARE, PEREGRINARE
con Filippo Arcelloni e Roberto Forti.
Racconti sulla Via Francigena, un viaggio attraverso il cammino, il territorio e le storie che lo attraversano, spettacolo di narrazione innovativo attraverso la collaborazione con il progetto Canzoni alla radio.

Giovedì 8 ottobre h 20:30
LE FABLIAUX
Rapsodia per un attore
de I Nuovi Scalzi, con Pietro Quadrino
spettacolo che recupera la tradizione medievale dei fabliaux e la reinventa attraverso il linguaggio del teatro contemporaneo, affidandosi alla presenza e alla versatilità dell’attore.
*******LO SPETTACOLO AVRÀ ANNESSO UN LABORATORIO DI ALTA FORMAZIONE NELLA COMMEDIA DELL’ARTE E TEATRO FISICO NEI 3 GIORNI PRIMA DELLO SPETTACOLO . Tenuto a Pietro Quadrino per informazioni ed iscrizioni formazione.chezactors@gmail.com *******

Sabato 10 ottobre h 20:30
LA BUONA LUNA
con Filippo Arcelloni, in collaborazione con Cantina La Tosa di Vigolzone
Un incontro fra teatro, territorio e cultura del vino, per raccontare una tradizione che continua a vivere e a rinnovarsi. Spettacolo con degustazione di vini a cura della Cantina La Tosa.

Sabato 17 ottobre h 20:30
E LEE LA VA IN FILANDA,
Chiudiamo la stagione con Amara Terra Trio: racconti, canti e voci di filatrici restituiscono una memoria popolare e femminile, trasformandola in materia viva per la scena di oggi.

Sei spettacoli, sei differenti modi di attraversare la tradizione: il mito, la poesia, il viaggio, la cultura popolare, il territorio, la memoria.
La stagione vuole infatti riaffermare una precisa idea di teatro: un luogo nel quale il passato viene interrogato; dove la memoria diventa strumento per comprendere il presente e dove la ricerca contemporanea può trovare forza proprio nei linguaggi e nelle storie che ci hanno preceduto.

SCHEDE SPETTACOLI

1-PENELOPE: L’ABITUDINE DI RESTARE
di e con Alessandra Merico
“Penelope. L’abitudine di restare” è uno spettacolo nato dal desiderio di diffondere un grande classico intramontabile attraverso un nuovo punto di vista, tutto al femminile: una storia eterna, intricata e complessa da raccontare, che conserva in grembo i semi della nostra modernità e dei
valori che ancora oggi tentiamo di difendere. Penelope e Ulisse compiono lo stesso viaggio: Penelope viaggia nella sua anima rimanendo ferma, stanziale, apparentemente immobile; libera nella costrizione e prigioniera della sua libertà. La ricomposizione del mito epico, incarnato in Penelope e nelle altre figure femminili che la accompagnano, rappresenta in questo
allestimento una fase del processo di ri-costruzione della cultura occidentale e di creazione di una nuova identità culturale attraverso il teatro. Si tratta di uno spettacolo che parte dal classico per parlare del contemporaneo, della nostra vita, del nostro oggi.

Alessandra Merico veste i panni di molti personaggi diversi coinvolgendo gli spettatori nel gioco teatrale delle diverse metamorfosi. La madre di Penelope, gli abitanti di Itaca, Circe,
Telemaco diventano grotteschi, brillanti, privati della loro antichità Penelope è una donna che attende. Lei ha visto suo marito partire per la guerra e la sua vita si è fermata quel giorno. Passa le giornate ad aspettare che torni, a guardare il mare e a canticchiare canzoni che parlano di amori
lontani.
Ma la donna non può far altro che continuare ad amare il suo eroe lontano,
il suo amato invisibile, il suo uomo-monumento. Il paese, le dicerie, le amiche invidiose, l’imbrogliona maga Circe circondano questa figura rendendola sempre più fragile, sempre più sola.
Dove finisce l’amore e dove inizia la dipendenza? Si può amare un uomo che non c’è?
Un monologo appassionato di una donna sola, fragile, ma pronta a tutto pur di seguire il proprio cuore. Il testo scritto dall’ attrice performer è composto
da momenti brillanti e drammatici

ALESSANDRA MERICO
Nasce a Maglie (Le) nel 1986. Nel 2012 si diploma all’ “Accademia Internazionale di Teatro” di Roma, con la quale rappresenta diversi spettacoli per la regia di Fiammetta Bianconi, Marco Paciotti, Silvia Marco Tullio ed Emmanuel Gallot Lavallée.
Nel 2016 viene selezionata per il corso di perfezionamento “ATTORE PERFORMER” e per il corso di “SCRITTURA SCENICA PER ATTORE PERFORMER” tenuto dal CUT (Centro universitario teatrale) e dal Teatro Stabile dell’Umbria.

NOTE
Lo spettacolo ha vinto il premio “Sipari di periferia” della Regione Puglia nel 2018 ed è stato fatto distribuire dal “Polo mussale della Puglia” in siti riconosciuti Patrimonio dell’Unesco, patrocinato dal
Mibact, dall’Unione Europea, dalla Regione Puglia e dalla F.i.d.a.p.a. “Penelope. L’abitudine di restare” è stato rappresentato, oltre che in teatro, anche nei siti archeologici, all’interno di circoli letterari, nelle Università per gli studenti di psicologia e sociologia e nelle scuole superiori per tutti gli allievi.

2- CROW
di e con Cecilia Rossi
Liberamente ispirato a Crow di Ted Hughes
Secondo studio di ricerca in residenza artistica 2026 al Teatro di Grazzano Visconti

CROW nasce dall’incontro con l’universo poetico di Ted Hughes e, in particolare, con la figura del corvo che attraversa la raccolta Crow, pubblicata nel 1970.
In Hughes il corvo non è semplicemente un animale: è una creatura primordiale, ambigua e indomabile, capace di attraversare i confini tra umano e animale, vita e morte, natura e cultura. La sua presenza diventa uno strumento per interrogare l’esistenza e le sue contraddizioni.
La raccolta di Hughes si sviluppa attraverso una serie di poesie che hanno spesso la forma di parabole, miti e racconti visionari. Il linguaggio è fisico, violento, ironico e profondamente legato alle forze elementari della natura. Il poeta utilizza la figura di Crow come una sorta di creatura mitica e archetipica attraverso cui mettere in discussione le fondamenta dell’esperienza umana.
Il corvo di Hughes non è dunque un personaggio da interpretare in senso tradizionale, ma una presenza. Una creatura che osserva, resiste, si trasforma e attraversa il mondo senza mai appartenervi completamente.

È da questo immaginario che prende avvio CROW, un lavoro in forma di secondo studio di ricerca che porta la poesia verso il corpo e la scena.
La performance è un lavoro di ricerca interamente coreografato da Cecilia Rossi.
Non si tratta di una trasposizione integrale della raccolta di Hughes, ma di una creazione liberamente ispirata al suo universo poetico. La scena diventa uno spazio di ricerca nel quale parola, presenza fisica e movimento dialogano per dare forma a una figura contemporaneamente umana e animale.
Il lavoro è concepito come una ricerca aperta, nella quale il corpo non illustra la poesia ma la attraversa, la interpreta e la trasforma.
Cecilia Rossi affronta un lavoro solista nel quale la dimensione performativa si costruisce attraverso il rapporto tra voce, corpo e movimento.

La sua ricerca si concentra sulla possibilità di trasformare la figura del corvo in una presenza ibrida tra uomo e animale e guarda l’umanità da fuori dal se. Senza giudizio , ma come specchio di riflessione, non una semplice rappresentazione dell’animale, ma un corpo capace di assumere la sua energia, la sua tensione e la sua natura sfuggente.
Sì, e questo completa molto meglio il profilo di Cecilia: c’è un passaggio preciso dalla danza alla prosa e poi una formazione professionale più specifica nella danza contemporanea.

CECILIA ROSSI
Inizia la carriera performativa studiando danza presso l’Accademia Domenichino di Piacenza. Successivamente approfondisce il lavoro dell’attore e della scena di prosa all’interno di ChezActors, dove conclude il percorso di formazione di avviamento professionale.
Prosegue quindi il proprio percorso formativo presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, nel corso di Danza Contemporanea. Durante la formazione alla Paolo Grassi prende parte a diversi progetti e creazioni coreografiche, lavorando con artisti quali Biagio Caravano, Julie Ann Anzilotti ed Emanuela Tagliavia. È tra le performer di None, coreografia di Biagio Caravano, presentata nel giugno 2026, e di Limpida la gioia, produzione della Compagnia Xe/Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi.

3- CAMMINARE PEREGRINARE
Con Filippo Arcelloni e Roberto Forti
Spettacolo di narrazione per un attore e dj.
In collaborazione con RadioRaccontiamoci
Progetto CANZONI ALLA RADIO

Con materiali raccolti durante i cammini fatti negli anni 2020, 2021 e 2022, Filippo Arcelloni ha realizzato la conferenza spettacolo “Camminare, Pellegrinare”. Un progetto artistico che mescola l’agilità della conferenza, con il rigore della scrittura teatrale, permettendo all’attore di dialogare con il pubblico presente ma anche di offrire spunti e riflessioni teatrali. La conferenza racconta la “genesi” del camminatore che lentamente, passo dopo passo, diventa un “pellegrino”, con ironia e dolcezza e momenti di riflessione il pubblico viene portato a comprendere cosa accade durante un cammino e perché una esperienza faticosa come camminare per 20-25 chilometri ogni giorno per più giorni diventa una dei momenti più belli della propria vita.
“Un cammino è una esperienza complessa da vivere e riproporre, si può parlare di salute, benessere psicofisico, di luoghi, spazi, incontri, emozioni, difficoltà, partenze, arrivi e ritorni. Se potessi darvi l’immagine che ho, vi direi che il cammino è una torta composta da strati di gusti differenti che insieme fanno un unico gusto.”

FILIPPO ARCELLONI
Filippo Arcelloni, attore, regista, organizzatore teatrale, direttore artistico del Teatro Trieste 34 e dell’Ostello del Teatro di Piacenza e, Legale Rappresentante della compagnia teatrale Piacenza Kultur Dom APS. Da qualche anno porta la mia professione artistica fuori dallo spazio fisico del teatro per incrociarla con la passione che prova per gli antichi cammini religiosi. Come camminatore ha fatto nel 2011 il Cammino di Santiago de Compostela, 2013 il Cammino del Nord, 2020, 2021, 2022 la Via Francigena dal passo del Gran San Bernardo a Roma. Dal 2018 è hospitalero volontario per una associazione di accoglienza italiana.

ROBERTO FORTI
Roberto Forti Provenzano originario di Lodi ora vive e lavora sul nostro territorio. È passato da emittenti come Disco Radio e attualmente è a Radio Sound Piacenza, ma il suo percorso ha toccato anche Radio Supersound, fondata tra gli altri anche da suo fratello Giorgio Provenzano. Qui ha conosciuto Bob Coronelli, che proprio lì iniziava il suo viaggio radiofonico, proseguito per 50 anni da Radio Lodi a Radio Eco Studio 88: non a caso nel cartellone della manifestazione viene definito “pioniere della radio”, anche grazie alle sue note doti tecniche.

CANZONI ALLA RADIO
“L’idea parte da un mio programma e format – spiega Roberto Forti – che si chiama ‘Canzoni alla Radio’. In particolare noi passiamo la vita anche ascoltando le canzoni alla radio, e in quei momenti nel mondo accade di tutto. Sono canzoni che a volte ci rimangono attaccate rappresentando un periodo, un’epoca, una cosa, una situazione. Quindi io e Filippo Arcelloni ci confronteremo siul cammino della via francigena anche attraverso l’ascolto delle canzoni alla radio. In 100 anni radio è passata tanta acqua sotto i ponti e questo mezzo ha sempre raccontato la storia”.

4- LE FABLIAUX
-Rapsodia per un attore-
Una produzione I NUOVI SCALZI
Genere: Prosa – Teatro fisico grottesco – Nuova drammaturgia -teatro di narrazione
Adatto ad un pubblico adulto.
Regia: Savino Maria Italiano Performer: Pietro Quadrino
Una co-creazione di Pietro Quadrino e Savino Maria Italiano
La creazione è stata realizzata in Italia, Belgio e Francia con il sostegno
di MiC – Boarding Pass Plus 2024 e BPP 2025/2027 con il supporto artistico del Comune di Barletta, compagnia Troubleyn/Jan Fabre, AIDAS (Acadèmie International Des Arts du Spectacle de Verasilles),Gonzalo Alarcon.
Presentato in anteprima al Festival le Mois Moliere 2024 di Versailles, Festival d’Avignon Off 2024, Laboratorium Troubleyn e Istituto Italiano di Cultura di Parigi.

Lo spettacolo nasce come una rapsodia teatrale in continua trasformazione a seconda del luogo, del pubblico e della situazione. In questo senso ogni replica è unica, costruita su una drammaturgia elastica, che consente al performer di abitare il presente della scena e di farne materia teatrale. Dalla narrazione al teatro fisico, dal monologo al clown, dalla danza contemporanea alla commedia dell’arte, lo spettacolo cambia continuamente forma, ritmo e registro, passando dal comico al surreale, dal racconto diretto alla trasformazione fisica.
La sfida è radicale: far vivere luoghi, personaggi ed epoche attraverso il solo corpo e la voce dell’attore. Lo spettacolo si sviluppa come una performance satirica, fisica e a tratti
surreale, che prende spunto dai fabliaux — racconti comici, spesso osceni e
provocatori, diffusi nella Francia del XIII secolo — e li attraversa con uno sguardo
contemporaneo. Attraverso un gioco di specchi tra Medioevo e contemporaneità emergono
paradossi, cortocircuiti e somiglianze inattese con il mondo d’oggi .

FB/Instagram: @inuoviscalzi

PIETRO QUADRINO é un attore e artista indipendente.
Ultimata l’università in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma, si trasferisce a
Parigi, dove si specializza in Commedia dell’Arte col maestro Carlo Boso. Nel 2012
è scelto per il ruolo di Arlecchino nella compagnia del Teatro di Roma. Nello stesso
anno entra a far parte della compagnia di teatro-danza Troubleyn/Jan Fabre, con la
quale si esibisce ancora oggi nei più importanti teatri e festival del mondo.
Dal 2020 collabora regolarmente con la compagnia I NUOVI SCALZI.

SAVINO MARIA ITALIANO Regia
Performer, regista, autore teatrale pugliese è capocomico della compagnia teatrale I Nuovi Scalzi. Realizza spettacoli e collaborazioni artistiche con realtà di spicco della scena teatrale Italiana
ed Europea: Sosta Palmizi, Troubleyn/Jan Fabre, Teatro Kismet, Soc. Coop. Crest, Cantieri Teatrali Koreja, Accadémie Internazionale Des Arts du Spectacle de Versailles
Le sue regie ricevono numerosi riconoscimenti internazionali

5- LA BUONA LUNA
Racconto di-vino.
Produzione PKD con Filippo Arcelloni
In collaborazione con CANTINA LA TOSA, VIGOLZONE

Il vino, una bevanda per dissetare, un alimento, un liquido da degustare, una bottiglia preziosa da regalare, un’essenza misteriosa che rinchiude nei profumi e nei sapori che la compongono la terra dove le radici della vite sprofondano. Una volta versato in un bicchiere, attraverso i suoi profumi, il gusto, il vino parla, racconta: ci parla del freddo, della pioggia, del sole, della vita.

Il vino nasce, prima di tutto nella Vigna, tra i filari dove è ancora la mano dell’uomo a governarla, dove è l’esperienza a decidere come e quando potare, come e quando spollonare il tronco, sfoltire le foglie, attaccare i tralci, trattare ed alla fine vendemmiare.
Il grappolo d’uva, prezioso generatore del liquido primario che una volta pigiato si affina lentamente in grossi tini d’acciaio, di cemento vetrificato o in preziose botti di legno. Alla fine la sua ultima casa la bottiglia.

L’uomo è intimamente legato a questo succo d’uva, impreziosito dalle fermentazioni nel tempo, il metronomo dei pasti e delle amicizie, valvola di sfogo dei nostri sogni, dilatatore del tempo quotidiano.
In scena un attore, una botte imbandita con salume, formaggio, pane, due bicchieri e una bottiglia di vino; ai due lati un leggio ed una chitarra. Dal momento della apertura della bottiglia il tempo quotidiano incomincia a retrocedere, per lasciare spazio ai sogni e alla memoria che il vino fa tornare a galla dal profondo dell’anima dell’uomo.
Incrociando l’amore per il vino con l’amore per una donna , il protagonista, mescola, in modo ironico, i due rapporti creando punti d’incontro e distanze, raccontando tradimenti e fallimenti distillati dal piacere di un buon bicchiere di vino.

Parlare del vino vuol dire anche sorridere, ricordare la prima volta che lo abbiamo gustato, giocare a descriverne il carattere, ricordare i brindisi, scherzare sulla vita degli astemi.
Uno spettacolo ironico e a volte serio, cercando di regalare al pubblico emozioni come quelle che solo il vino sa dare.

CANTINA LA TOSA
Un’azienda di famiglia: la passione per il vino, la gioiosa e caparbia voglia di produrlo in una bellissima zona come i Colli Piacentini, dalle notevoli potenzialità non appieno valorizzate e divulgate, spinti dal desiderio e dall’istinto di esplorare ogni piega di vitigni e territorio, e di farli conoscere, attraverso i vini, l’ospitalità, il museo. Cantina La Tosa ha incominciato così, e con questo spirito prosegue, tutti sempre più entusiasti del lavoro, contenti dei risultati ottenuti ma mai soddisfatti, con la voglia di migliorare continuamente. Diciannove ettari di vigneto stretti attorno all’azienda danno otto vini, le colline così dolci e serene che circondano e accompagnano il lavoro tra i filari, osservano con sguardo amico.
“ciò che queste colline ci dicono, cerchiamo di traslarlo con gioiosa purezza e severa dedizione nei vini che alleviamo. Semplicità e profondità sono le nostre linee guida, verso un vino che non abbia bisogno di essere spiegato per essere apprezzato, perché è lo specchio puro e immediato, pur ricco di sfumature e prospettive, delle peculiarità del nostro paesaggio e di tutto ciò che vive nell’uva matura”
6- “E LEE LA VA IN FILANDA”. di AMARA TERRA TRIO
Spettacolo di musica e narrazione sulle Filande
Con Melissa Fontana, Thea Tiramani, Maurizia Corda.

Nello spettacolo il tema delle filande, in tutti i suoi aspetti, è presentato attraverso un preciso copione narrativo e musicale; il racconto si arricchisce di testimonianze e brani specifici insieme ad alcune brevi digressioni legate al mondo delle filatrici e del baco da seta.

L’Amara Terra Trio si è formato nel 2018 grazie alla passione per le musiche di tradizione orale, per il canto popolare e tutto il folk con l’intento di studiare, conoscere, rimaneggiare e rigenerare vari repertori tradizionali di diversa provenienza, a modo proprio, e di riproporli in svariate occasioni.

Combina ricerca storica ed etnomusicologica con la creatività musicale ed è convinto dell’importanza della narrazione della musica popolare come strumento di rappresentazione del territorio e delle proprie genti, con valore comunitario e sociale; fa proprie le tradizioni culturali e musicali locali, vivendole in prima persona.

MELISSA FONTANA di Vescovato (Cr) – nella piana cremonese orientale – è esperta di comunicazione e narratrice appassionata dei luoghi in cui è nata e cresciuta, è stata cantante dei Duramadre, storica band cremonese.

THEA TIRAMANI viene da Lugagnano val d’Arda (Pc) – nell’appennino piacentino – è etnomusicologa, pianista classica e fisarmonicista folk, appassionata di tutto ciò che è tradizione orale.

MAURIZIO CORDA arriva da Bolotana (Nu) – sulla catena del Marghine in centro Sardegna – etnomusicologo e chitarrista folk/rock, milita da più di dieci anni nei Giorni Cantati, storica formazione di ricerca e riproposta della musica popolare e del canto sociale.

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