Attualità

Grazia Deledda vista da Claudio Saltarelli: “Odiata da Pirandello e Benedetto Croce, aveva dato alla sua cornacchia il nome della madre”

Uno spaccato della società italiana tra fine Ottocento e inizio Novecento con le contraddizioni di un’epoca che, in forme diverse, continuano ancora oggi a interrogare la società con i temi della condizione femminile, dell’omosessualità, del maschilismo: è quanto ha rappresentato Claudio Saltarelli (poeta, librettista, commediografo e drammaturgo di livello internazionale – dal 1996 direttore artistico del Gruppo Strumentale Ciampi, che collabora con la Banca di Piacenza nella realizzazione dei concerti di Pasqua e Natale) nella tragedia divisa in due stagioni e in due volumi (editi da BastogiLibri) che racconta la vita di Grazia Deledda nei suoi aspetti meno conosciuti. L’occasione, il centenario dell’assegnazione nel 2026 e quello della consegna nel 2027 del Nobel per la letteratura alla scrittrice sarda.

L’ultima fatica editoriale del maestro Saltarelli (Oltre i Girasoli di cui non t’ho detto) è stata presentata al PalabancaEventi (Sala Panini) dall’autore in dialogo con il giornalista di Libertà Matteo Prati. Ne è uscito un ritratto della Deledda sicuramente inedito. La prima stagione ne racconta la gioventù, il mondo sardo, le opere, la formazione del carattere artistico; la seconda la nuova vita, gli anni della maturità artistica, il matrimonio, la famiglia, il Nobel.

«Da dove è nata l’idea di scrivere una tragedia? Dal fatto che la vita stessa della scrittrice è stata di per sé tragedia – ha osservato Claudio Saltarelli –: a cominciare dalla morte del padre, l’unico che assecondava il suo desiderio di proseguire gli studi, cosa allora insolita per una donna; poi la scomparsa della nonna e della sorellina Giovanna, giovanissima. Dopo la morte del genitore un fratello aveva sperperato gli averi di famiglia; l’altro fratello, Santus, visse nascostamente la propria omosessualità nell’emarginazione e nella disperazione e alla fine si sparò».

A un certo punto la Deledda “fugge” dalla Sardegna. Nel 1900 la troviamo a Roma, dopo che si era sposata dopo solo tre mesi di frequentazione con Palmiro Madesani, che diventa il suo agente letterario. Di carattere schivo, sempre vestita di nero, mai un sorriso. Non aveva un buon rapporto con la madre: «Si chiamava Francesca detta Checca – ha raccontato l’autore – e sapete come la Deledda aveva chiamato la cornacchia che possedeva? Checca».

Incontri importanti nella sua vita? «Quello con la scrittrice svedese Selma Lagerlöf – ha spiegato il maestro Saltarelli –, prima donna ad aver vinto il Nobel per la letteratura; si conobbero nel 1927. Riceveva spesso Matilde Serao e incontrò Puccini. Aveva anche dei detrattori, Pirandello (suo vicino di casa insieme a Mussolini) e Benedetto Croce su tutti».

La tragedia vedrà la sua prima esecuzione scenica domenica 20 settembre alla Sala dei Teatini, con la Compagnia Teatrale Zelda, la regia di Leonardo Tosini e Filippo Tognazzo e l’accompagnamento dell’Orchestra Filarmonica Italiana diretta da Camillo Mozzoni.

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