Un’aula gremita fino all’ultimo posto, quella intitolata a Mario Negri da Oleggio presso l’Università Cattolica di Milano, ha fatto da cornice alla cerimonia di consegna del Premio Montale alla Carriera al poeta Guido Oldani, fondatore del movimento del Realismo Terminale.
A rendere omaggio al poeta milanese, un parterre d’eccezione composto da poeti, studiosi, economisti, attori e artisti, in un incontro che ha intrecciato poesia, pensiero e riflessione civile. A condurre gli interventi è stato Giovanni Gazzaneo, direttore della rivista I luoghi dell’infinito, che ha letto le motivazioni ufficiali del riconoscimento, sottolineando l’impatto culturale e umano dell’opera di Oldani. Gazzaneo ha anche raccontato un dettaglio intimo e simbolico della quotidianità del poeta: la finestra della casa di Oldani che si affaccia su un muro, una vista che diventa emblema perfetto del Realismo Terminale, capace di cogliere la condizione concreta, spietata e insieme poetica dell’uomo contemporaneo.
Amedeo Anelli, direttore della rivista letteraria Kamen, ha definito Oldani «un poeta europeo di lingua italiana», ponendolo in un contesto internazionale che supera i confini geografici per restituire all’Italia un autore di respiro continentale.
Adriana Beverini, presidentessa del Premio Montale, non ha esitato a dichiarare che «l’invenzione del Realismo Terminale vale di per sé un Nobel», riconoscendo in questa corrente poetica una delle più importanti innovazioni letterarie del nostro tempo.
Tra gli interventi più significativi anche quello dell’economista Pierangelo Dacrema, docente all’Università della Calabria, che ha lanciato un monito: «L’economia ha bisogno della poesia per fermare quella deriva dell’idea di profitto che tende a trasformare l’uomo in un oggetto».
Sul versante accademico, lo storico della letteratura e filologo Francesco Sberlati, professore all’Università di Bologna, ha esplorato la ricchezza filologica e metrica della poesia di Oldani, con un’analisi raffinata su accenti, rime, assonanze e figure retoriche, rivelando la profondità strutturale di una scrittura spesso definita “essenziale” solo in apparenza.
A dare voce ai versi, l’intensa interpretazione dell’attore Gilberto Colla, che ha recitato alcune poesie di Oldani con forza e delicatezza, restituendone la potenza evocativa.
Nel suo intervento di ringraziamento, Guido Oldani ha definito quello del poeta “il mestiere più bello del mondo”, aggiungendo che è “l’unico mestiere che io avrei potuto fare”. Ha raccontato di dovere la propria passione per la poesia alle letture giovanili, iniziando con Pavese e Ungaretti, e poi, in modo decisivo, con Clemente Rebora, che ha segnato in profondità il suo percorso umano e letterario.
Tra i presenti anche il poeta piacentino Stefano Torre, considerato una delle colonne del Realismo Terminale, testimone dell’attualità e della vitalità del movimento fondato da Oldani.
L’incontro, segnato da grande partecipazione e commozione, ha reso evidente quanto la poesia di Guido Oldani – lucida, profetica, accessibile – sia più che mai necessaria per leggere la contemporaneità. Un premio alla carriera che è anche un tributo al pensiero, alla lingua, alla responsabilità della parola.
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