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Il premio “Valtidoncello” riapre per il 38esimo anno le porte ai poeti

Il “Valtidoncello” riapre per il 38° anno le porte ai poeti. Di seguito la presentazione del Premio Valtidoncello 2026, a firma di Umberto Fava, presidente della commissione.

LA PRESENTAZIONE DELLA NUOVA EDIZIONE

Il Premio di poesia Valtidoncello apre le porte per il 38° anno. Un concorso d’altura, ai 480 metri di Pecorara, dove tira aria buona per tutti, compresi tartufi e poesie. Una gara letteraria che da sempre si proclama orgogliosamente provinciale, anche se ogni volta vi concorrono autori da fuori provincia e spesso ne escono vincitori.

Le regole sono note. Massimo di due componimenti in italiano per ogni concorrente, da far giungere entro sabato 22 agosto. Premiazioni domenica 13 settembre dalle 15.

Tre sezioni. Quella principale, la storica, coi dieci finalisti e il vincitore votato dalla commissione giudicatrice (l’anno scorso Gianfranco Marinoni con “Oblio”).

La sezione speciale dedicata al ricordo di Gianluigi Pizzi, riconoscimento assegnato da Umberto Fava come presidente della giuria (l’anno scorso conferito ai sempreverdi alunni dell’Università Pallavicinia dell’età libera di Cortemaggiore con “La bicicletta”).

E poi lo spazio riservato ai giovani in memoria del giovane Andrea Di Muzio (la passata edizione sul podio Azzurra Bersani di Pianello e i pulcini di Vigolzone della maestra Romana Capra e di Trevozzo della maestra Federica Perina).

Il “Valtidoncello” 2026 arriva però con una novità. L’atto finale e spettacolare del Premio non più nel parco comunale, nel campo giochi Luppini, ma nella sala del ristrutturato e da poco inaugurato ex Consorzio agrario. Non più a metà salita della strada che porta al centro storico, ma ai piedi della salita.

Il “Valtidoncello” è fiero e geloso della propria ultratrentennale tradizione, ma ora ringrazia il Comune di Altavaltidone che gli mette a disposizione la nuova “location”, come direbbe chi sa l’anglo-americano. Insomma, in parole povere, la nuova “casa”. Sì, ringrazia per l’ospitalità il Comune, anzi il super Comune Nibbiano-Pecorara-Caminata che è il protettore del concorso ed anche San Colombano, che è il protettore del Comune e della valle.

Certo però il trasloco – lasciare il parco che è stato così a lungo e così carinamente la culla del “Valtidoncello”, il suo giardino di poesia – scuote la pianta dei ricordi e cadono rimpianti e nostalgie. Come quando la manifestazione letteraria condivideva il pomeriggio domenicale con la sagra della torta di pasta frolla. Appena finiti i giochi popolari, via con le poesie e Domenico Grassi, arrivato su di tutto munito, microfono, casse, cavi, ed anche di simpatia e cordialità, a presentare poeti e poesie, fine ed elegante, generoso e indimenticabile maestro di cerimonie.

E appena chiuso con le poesie, bisognava sloggiare alla svelta e lasciare la pista ai suonatori che già arrivavano con gli strumenti per attaccare col ballo e il liscio. Era il momento in cui l’instancabile Gianluigi Pizzi, da segretario del Premio, si trasformava per la Pro Loco in bigliettaio della balera, seduto dietro un tavolinetto all’ingresso.

Staccarsi dal parco sarà come lasciare un vecchio amico. Amico come il Ginetto Albertini che, nell’impeccabile uniforme di vigile, accoglieva chi arrivava, anche me. Amico come Lionello Pollachini, che fu dinamico segretario dopo Pizzi, e Francesco Letizia, conduttore di pomeriggi settembrini e colto e acuto commentatore dei testi.

E poi le voci che sono risuonate nel tempo sulla scena del “Valtidoncello”, un coro, una tavolozza di tonalità con Francesca Chiapponi e la figlia Lavinia Curtoni, Tino Rossi, Angelo Antoniozzi, Irma Arzani, che hanno interpretato e fatto splendere i versi e i sentimenti dei gareggianti.

Tempi che furono. Ora è rimasto il prezioso lavoro della Pro Loco di Cristina Mussetti, il sostanzioso sostegno del Comune e l’amichevole patrocinio della Banca di Piacenza. Nel ricco e variegato calendario delle iniziative del Comune, il settembrino Premio di Pecorara, una specie di sagra dei poeti, non sta all’ultimo posto nel cuore del sindaco Franco Albertini, che ogni volta vi assiste come fosse una festa di famiglia, e una volta l’ho visto, al termine del pomeriggio, lui primo cittadino, raccogliere senza dir nulla le carte buttate e riporle nei cestini. Quel parco non era più l’arena di prima, infiorettata di poetiche parole e squisiti ed alti pensieri, ma come una brutta poesia che al “Valtidoncello” non avrebbe mai ottenuto nessun applauso.

E poi c’è Giovanni Dotti, assessore alla cultura e ad altro, che fa da regista dietro la macchina organizzativa o ci mette la faccia come Hitchcock nei suoi film, con stile, con sequenze di raffinato interesse, con incursioni letterarie-culturali nelle sue terre e fra le sue genti.

Infine ci sono io che qui mi firmo

Umberto Fava

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