In arrivo il bonus per chi lavora con part-time ciclico verticale, Cgil: “Prima risposta, ma il problema del lavoro povero rimane”

Piacenza, avvio contrattazione integrativa provinciale per i lavoratori della cooperazione sociale

Sono oltre un centinaio i piacentini che si sono già rivolti alla Cgil per accedere al bonus destinato a chi viene impiegato con modalità di “part-time ciclico verticale”, ossia dipendenti di aziende private con contratto che prevede periodi di non lavoro di almeno un mese in via continuativa e non superiori a venti settimane. Per loro, in arrivo un’indennità da 550 euro, ma occorre far domanda.

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“Siamo in attesa della circolare Inps, ma consigliamo a tutti gli interessati di preparare la documentazione il prima possibile perché il fondo in questione, frutto di lotte e rivendicazioni sindacali in particolare della Cgil, valuterà l’erogazione dei sussidi in base all’ordine cronologico di presentazione”, spiega Massimo Quagliaroli, direttore del Patronato Inca della Cgil di Piacenza.

Un aiuto per chi non lavora in alcuni periodi dell’anno e non prende sussidi nei tempi di non lavoro.

“Chiediamo con forza che questa indennità diventi strutturale per la tutela retributiva di questi lavoratori – spiega la Cgil di Piacenza – il part time ciclico verticale è utilizzato soprattutto nella ristorazione e nel turismo, in particolare nelle mense scolastiche”.

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Il consiglio è quello di rivolgersi al Patronato Inca al numero 0523/459710, tra i documenti da portare si ricordano l’iban e documento di identità.

Per accedere all’indennità, alla data della domanda non possono risultare altri rapporto di lavoro dipendente o Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI) o trattamento pensionistico. Questa indennità non concorre alla formazione del reddito.

“Viene ulteriormente riconosciuta, dopo il positivo intervento sulla copertura contributiva, la specificità di questa categoria di lavoratori che sul piano delle tutele del reddito non ha fino ad ora mai potuto godere di sostegno strutturali e non, diversamente da altri. Per la CGIL si tratta quindi di una prima risposta che benché positiva, deve rappresentare il via per l’elaborazione di un intervento più ampio e capace di sostenere i redditi dei lavoratori coinvolti costretti a lavori con una programmazione di fermo delle loro attività. Nell’ambito di una necessaria ricomposizione dei contratti di lavoro è indispensabile mettere ordine alle diverse problematiche del part-time verticale e orizzontale, a partire dall’elevata diffusione della sua involontarietà: va sempre più identificandosi quale “lavoro povero”, non dignitoso, e occasione di sfruttamento e che vede coinvolti in modo particolare giovani e donne”.

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