Un’esperienza da attraversare. Un tunnel di immagini, suoni, parole ed emozioni che accompagna il visitatore dentro quelle “gabbie invisibili” che il controllo, il possesso e la violenza possono costruire attorno a una persona.
È questo il cuore della mostra “Il rispetto tiene banco”, aperta questa mattina, giovedì 29 ottobre, nella Sala del Consiglio della Provincia di Piacenza e nata dal lavoro condiviso da studenti e studentesse delle scuole superiori del territorio nell’ambito dell’omonimo progetto dedicato alla prevenzione della violenza di genere e alla cultura del rispetto.
L’esposizione rientra inoltre tra le iniziative promosse dalla Provincia di Piacenza nell’ambito delle attività coordinate dal Tavolo provinciale di confronto contro la violenza alle donne e di genere in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
La presentazione della mostra si è aperta con i saluti istituzionali della presidente della Provincia Monica Patelli, cui hanno fatto seguito gli interventi di Nadia Pompini, presidente del Tavolo provinciale contro la violenza sulle donne e di genere, che ha illustrato il progetto, e di Lorenzo Turci dell’Ufficio Statistica della Provincia di Piacenza, che ha presentato alcuni dati emersi dal questionario dedicato alla percezione della sicurezza delle donne.
Sono quindi intervenuti Gloria Zanardi, Presidente della Commissione delle Elette del Comune di Piacenza, il Centro Antiviolenza di Piacenza con un approfondimento dedicato alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Mariachiara Lombardelli per il Centro Antiviolenza di Piacenza, Elena Di Blasio per CIPM Emilia Impresa Sociale, Claudia Passaro per Piacenza Network Aps – PC Radio Cult e Antonio Cotecchia (Kotè), che ha accompagnato gli studenti nel laboratorio artistico e curato il concept dell’esposizione.
A portare la propria esperienza sono stati inoltre uno studente e una studentessa in rappresentanza dei giovani coinvolti nel progetto.
La mattinata si è conclusa con una visita guidata alla mostra condotta dallo stesso Kotè.
“La violenza non comincia sempre con un gesto plateale, a volte comincia con una parola, una gelosia scambiata per amore, una domanda insistente, con il bisogno di sapere dove sei, con chi sei, cosa fai, con un messaggio che pretende una risposta immediata – ha spiegato il direttore artistico della mostra Kotè -, così lentamente qualcosa cambia: la libertà si restringe, la fiducia lascia spazio al sospetto, la paura prende il posto della serenità, fino a quando persino il silenzio diventa una prigione.
Con le ragazze e i ragazzi abbiamo parlato di stereotipi, possesso, controllo, violenza psicologica e ricatti digitali, cercando soprattutto di comprendere ciò che spesso non si vede e le opere nate da questo percorso danno forma a emozioni, pensieri e paure che troppo spesso rimangono senza voce – illustra Kotè – : attraverserete dunque un tunnel di immagini, parole e suoni, un viaggio simbolico dentro quelle prigioni invisibili che il controllo e la violenza possono costruire attorno a una persona.
Ma come si entra in una prigione, così si può uscire. Alla fine del percorso il visitatore troverà un messaggio di speranza e la possibilità di ritrovare la propria libertà. Nessuno dovrebbe sentirsi solo dentro la propria paura”.
L’iniziativa è infatti il risultato di un articolato progetto “Il rispetto tiene banco”, un percorso finanziato dalla Regione Emilia-Romagna che vede come capofila la Provincia di Piacenza e come partner CIPM Emilia Impresa Sociale, il Centro Antiviolenza di Piacenza Associazione “La città delle donne” odv, Piacenza Network Aps – Web Radio PC Radio Cult e l’artista Kotè con l’associazione ArteViva Ets.
Il progetto ha coinvolto le classi terze e quarte degli istituti Cassinari-Tramello e ISII Marconi di Piacenza, Volta di Castel San Giovanni e San Colombano di Bobbio.
Attraverso incontri formativi dedicati alla violenza di genere, agli stereotipi e alle dinamiche relazionali, laboratori podcast e attività artistiche, studenti e studentesse sono stati chiamati a confrontarsi direttamente con temi complessi e attuali, diventando protagonisti attivi di un percorso di riflessione e comunicazione: le opere e i contenuti sonori esposti rappresentano il risultato concreto di questa esperienza ora restituita alla comunità.
La mostra sarà visitabile fino all’11 novembre negli orari di apertura al pubblico della Provincia di Piacenza.
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