Terzo titolo della Stagione d’Opera 2025/2026 del Teatro Municipale di Piacenza, L’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini va in scena venerdì 27 febbraio alle 20 (replica domenica 1 marzo alle 15.30), con la regia di Fabio Cherstich e la direzione di Alessandro Cadario, alla guida dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini.
Titolo tra i più celebri di Rossini, viene qui affrontato come una macchina teatrale in perenne movimento, costruita su accumuli, accelerazioni improvvise e cortocircuiti continui.
La storia è nota: Algeri, il bey Mustafà sogna una donna italiana, mentre Isabella, giovane italiana intraprendente, arriva in città alla ricerca dell’amato Lindoro, prigioniero dei corsari. Con intelligenza e ironia, Isabella rovescia i rapporti di forza, smonta il potere di Mustafà e conduce tutti verso un finale di fuga e liberazione.
Nel ruolo di Mustafà è impegnato Giorgio Caoduro; Laura Verrecchia interpreta Isabella. Ruzil Gatin è Lindoro, mentre Marco Filippo Romano dà corpo a un Taddeo centrale nel meccanismo comico rossiniano. Completano il cast Gloria Tronel (Elvira), Barbara Skora (Zulma) e Giuseppe De Luca (Haly). Il Coro Claudio Merulo di Reggio Emilia è preparato da Martino Faggiani. Accanto al cast principale, e altri cinque mimi-pirati, il mimo e acrobata Julien Lambert, collega le situazioni, sposta oggetti, attiva gag, cade e si rialza, come un servo di scena poetico e instancabile.
L’italiana in Algeri è una coproduzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Ravenna Manifestazioni / Teatro Alighieri, Fondazione Haydn di Trento e Bolzano, Teatri di OperaLombardia.
La regia di Fabio Cherstich costruisce un’ambientazione contemporanea, volutamente instabile: una villa incompiuta, sospesa in un tempo indefinito, che sembra promettere ordine ma non garantisce nulla. Le scene di Nicolas Bovey diventano un vero e proprio dispositivo scenico: un contenitore anarchico in cui materiali da cantiere convivono con arredi domestici, oggetti dimenticati, elementi che cambiano funzione sotto gli occhi dello spettatore. I costumi di Arthur Arbesser non definiscono un’epoca precisa, ma lavorano per accentuare la natura caricaturale dei personaggi, rendendo visibile il loro statuto di maschere. Le luci di Alessandro Pasqualini accompagnano e amplificano il ritmo dell’azione, seguendone le accelerazioni, le implosioni, i vuoti improvvisi.
«Rossini non scrive personaggi psicologici, ma meccanismi in movimento. La scena deve essere all’altezza di questa energia: un luogo dove tutto è sempre sul punto di andare fuori asse e dove il riso nasce dal prendere tremendamente sul serio ciò che è evidentemente assurdo», osserva Cherstich.
Alessandro Cadarioaffronta L’Italiana in Algeri a partire da un lavoro filologico rigoroso, fondato sull’edizione critica della partitura e su un dialogo costante con la ricerca musicologica contemporanea: «L’esecuzione restituisce una versione coerente con l’ultima elaborazione voluta da Rossini, integrando le varianti milanesi delle cavatine di Isabella e riorganizzando alcuni numeri musicali per rafforzarne l’equilibrio drammaturgico – spiega Cadario – (…) La caricatura è uno di questi tratti distintivi: Rossini la impiega non come puro vezzo comico, ma come strumento di analisi psicologica»
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