La bellezza come speranza: emozione a Palazzo Galli con il Paradiso di Dante interpretato da Mino Manni

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Delicate emozioni a Palazzo Galli della Banca di Piacenza con il reading teatrale di Mino Manni sull’ascesa al Paradiso di Dante, evento di chiusura del convegno nazionale Coordinamento legali di Confedilizia. Il numeroso pubblico ha assistito allo spettacolo in religioso silenzio (definito dall’attore piacentino «splendido» e di cui ha ringraziato: «E’ stato un modo per sentirvi vicino»). Accompagnati da brani musicali di grande effetto (eseguiti da Silvia Mangiarotti al violino e Francesca Ruffilli al violoncello), Mino Manni (recitazione) e Marta Rebecca (canto e recitazione) hanno raccontato la terza tappa della Divina Commedia interpretando ottimamente i canti I (il sommo poeta inizia il suo percorso in Paradiso assistito da Apollo e con Beatrice che gli spiega il significato dell’Universo); XI (San Tommaso pronuncia il panerigico di San Francesco) e XII (San Bonaventura tesse le lodi di San Domenico), con Francesco e Domenico considerati campioni contro la corruzione mandati da Dio sulla terra; XXXI (Dante arriva all’Empireo desideroso di rivolgere un ringraziamento a Beatrice ma trova al suo posto San Bernardo di Chiaravalle, che lo guida all’incontro con Dio); XXXIII (San Bernardo rivolge una preghiera alla Vergine).

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Il silenzio è stato rotto solo a fine spettacolo dai calorosi applausi rivolti dal pubblico (tra i presenti, il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa e il segretario generale Alessandra Egidi) ai protagonisti. «Recitare il Paradiso è più difficile – ha spiegato Manni ringraziando degli apprezzamenti – ma regala sempre grandi emozioni perché fa pensare alla bellezza in modo speranzoso. Attraverso la figura di Beatrice – ha concluso – voglio dedicare questa serata a tutte le donne».

Il presidente esecutivo della Banca Corrado Sforza Fogliani ha espresso riconoscenza a Manni per la qualità dello spettacolo e per il duraturo rapporto di collaborazione con l’Istituto di credito. «Negli scorsi anni ha dedicato i suoi spettacoli a Manzoni, di cui si è grandemente innamorato», ha sottolineato il presidente Sforza ricordando che «i piacentini hanno molto in comune con Manzoni: se non ci fosse stato il nostro Melchiorre Gioia, non avremmo avuto i Promessi Sposi».

«Anche con Dante – ha aggiunto il presidente – i piacentini hanno rapporti particolari: il poeta, infatti, nel De vulgari eloquentia valorizza il dialetto piacentino citandolo tra i volgari lombardi più considerati». Ironicamente, il presidente Sforza ha ricordato che Dante fu un avversario del fiorino d’oro con il quale sconfissero le monete argentee delle altre terre e, in particolare, i banchieri piacentini che avevano dominato i mercati nel 200 come i toscani dominarono nel 300, fino a che i piacentini ritornarono a prevalere con le Fiere dei Cambi nel 500.

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