Occupazione stabile a novembre nell’artigianato, CNA: “Previsioni preoccupanti per i prossimi mesi”

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Andamento senza variazioni di rilievo, nel mese di novembre, per l’occupazione nelle imprese artigiane micro e piccole. E’ quanto emerge dall’Osservatorio lavoro del Centro Studi CNA, che analizza mensilmente le tendenze dell’occupazione nelle imprese artigiane.

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Occupazione stabile ma dubbi per i prossimi mesi

“A novembre – commenta il Presidente provinciale di CNA, Giovanni Rivaroli – l’occupazione nelle imprese artigiane ha registrato un andamento sostanzialmente piatto. All’apparenza un dato positivo, considerata la crisi socio-economica persistente, ma che è stato determinato in gran parte da fattori esterni al mercato del lavoro, come il blocco di licenziamenti e il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali. Per avere il quadro definitivo del mercato occupazionale nell’anno appena trascorso bisognerà attendere ancora qualche settimana, anche se credo che il vero contraccolpo si registrerà nel momento in cui l’intervento pubblico cesserà e le imprese saranno chiamate a fare i conti con l’andamento e le prospettive economiche. Solo in quel frangente, infatti, si potrà conoscere quanto effettivamente l’emergenza sanitaria avrà concretamente inciso sull’occupazione. C’è grande preoccupazione per ciò che potrà accadere nei prossimi mesi”.

Dati, quelli evidenziati dal Centro Studi di CNA, che seppur relativi a tutto il Paese, risultano sostanzialmente in linea anche con la nostra provincia.

I dati di novembre

“A novembre – aggiunge il Direttore di CNA Piacenza, Enrica Gambazza – l’incremento, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, è stato appena percettibile; ha segnato un +0,2% dovuto esclusivamente alle misure pubbliche a difesa dell’occupazione. A novembre le cessazioni, anno su anno, registrano un calo del 20,4%; un dato quasi perfettamente bilanciato dalla altrettanto brusca riduzione delle assunzioni, in diminuzione tendenziale del 22,3%. In questi ultimi anni c’è stato anche un sostanziale cambiamento delle tipologie contrattuali. Il tempo indeterminato, nettamente predominante fino a pochi anni fa, rappresenta attualmente solo il 54,7% contro l’84,8% rilevato a dicembre 2014. Segno non solo che il contratto a tempo indeterminato si sta dimostrando il più adatto alle esigenze di flessibilità delle piccole imprese, ma anche del persistere di una grande incertezza sul futuro”.

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