Le segnalazioni arrivate dai lavoratori hanno spinto FP CGIL e UIL FPL a chiedere chiarimenti all’Azienda Sanitaria in merito alla recente riorganizzazione che ha interessato diverse unità operative, con ricollocazioni di personale anche in presidi differenti.
Una scelta che, pur legittima sotto il profilo normativo, incide profondamente sulla vita personale e familiare dei dipendenti e rischia di compromettere la continuità e la qualità dell’assistenza ai pazienti.
È il personale stesso, infatti, la prima sentinella del progressivo ridimensionamento dei servizi sanitari e della capacità di rispondere ai bisogni di cura della cittadinanza.
Emblematico è il caso degli infermieri della Pneumologia, che hanno segnalato l’incomprensibile riduzione dei posti letto proprio alle porte della stagione invernale.
Questo silenzioso e continuo ridimensionamento del servizio sanitario pubblico non può rimanere fuori dal dibattito pubblico e se l’elevata professionalità degli operatori è indiscussa, tuttavia le risorse messe a disposizione dal sistema sono indiscutibilmente in riduzione.
Un ulteriore campanello d’allarme riguarda il presidio di Castel San Giovanni: nella ex-terapia intensiva (P.A.C.U.) la nuova organizzazione prevede la presenza notturna di un solo infermiere, affiancato da un OSS “condiviso” con il reparto di Riabilitazione Cardiologica, dove anch’esso opera un solo infermiere per 8 pazienti.
Si tratta di pazienti che necessitano di monitoraggio costante, gestione di drenaggi, terapie infusionali e assistenza continua, e che pertanto non possono certo essere considerati “a medio/basso carico assistenziale”, come invece intenderebbe fare l’Ausl attraverso la sua “razionalizzazione”.
Gestire situazioni cliniche complesse, emergenze o anche semplici aggravamenti in queste condizioni significa mettere a rischio la tempestività degli interventi e la sicurezza dei pazienti.
La presenza di un solo infermiere per reparto, soprattutto in orario notturno, non consente di garantire un’assistenza sicura, continua e appropriata, come previsto dagli standard professionali e dalle buone pratiche cliniche.
Si tratta di una condizione oggettivamente inadeguata, che espone i lavoratori a un carico insostenibile e compromette la sicurezza delle cure.
Sempre a Castel San Giovanni, l’Azienda afferma di non aver ricevuto segnalazioni relative alla mensa.
Ricordiamo invece che da anni denunciamo criticità: la mensa del presidio è inadeguata, il bar non è ancora stato riaperto nonostante l’annuncio risalga a oltre due anni fa, e nei presidi di Fiorenzuola e Bobbio il pasto non è sempre garantito nei giorni festivi o a fine turno.
Anche questo è un tema di dignità e benessere lavorativo, che incide sulla qualità del servizio e sulla tenuta complessiva dei reparti.
FP CGIL e UIL FPL chiedono un intervento immediato e risolutivo per garantire la sicurezza dei pazienti e tutelare i lavoratori. “Siamo pronti,” dichiarano le organizzazioni sindacali, “ad intraprendere ulteriori iniziative a tutela del personale e della qualità dei servizi offerti alla cittadinanza.
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