Parco archeologico del villaggio neolitico di Travo, inaugurata una nuova area

Parco archeologico del villaggio neolitico di Travo, inaugurata una nuova area

Il Parco archeologico del villaggio neolitico di Travo accresce il proprio ruolo di luogo di valorizzazione del patrimonio archeologico con l’inaugurazione di una nuova area musealizzata, che si va ad affiancare a quanto già esistente. All’interno della programmazione LLPP 2019-2020 L.190/2014 anno finanziario 2019 è stata infatti realizzata la ricostruzione di parte di un’estesa necropoli altomedievale di 117 tombe individuata in località S.Andrea, poco distante dal sito neolitico.

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Le indagini, condotte dalla SABAP PR e PC tra 2005 e 2011 in archeologia d’emergenza, avevano qui identificato tracce di un abitato e di un’area necropolare di grande interesse sviluppatisi tra V e VIII sec. d.C.. L’importanza dei ritrovamenti, a cui è stata riservata una sezione del Museo Civico, ha spinto la Soprintendenza a progettare un’area, all’interno del parco archeologico, dedicata al primo nucleo storico di Travo.

L’intervento si inserisce nel più ampio progetto di tutela e valorizzazione che la Soprintendenza conduce da più di 15 anni sui territori della media Valle del Trebbia e che ha preso avvio nel 2006 con l’importante musealizzazione all’aperto del sito neolitico di Travo. Nella nuova ricostruzione sarà visibile una parte dell’estesa necropoli tra cui il nucleo più antico di tombe con la sepoltura femminile, unica con corredo dell’intera necropoli, che presentava una copertura in laterizi decorati e iscrizione funeraria esposta.

La necropoli altomedievale di Travo S.Andrea

Indagini di archeologia d’emergenza effettuate dal 2005 al 2011 dalla SABAP PR e PC in una lottizzazione in località Travo S.Andrea (PC), hanno portato in luce un sito tardoantico- altomedievale che si sviluppa in un’area di abitato ed una vasta necropoli. Il sito si estende sulla riva sinistra del Trebbia in prossimità del fiume e poco più a monte del noto villaggio neolitico sede dell’omonimo Parco archeologico. L’area ha avuto forte vocazione insediativa fin dalla preistoria, e successivamente in epoca romana e paleocristiana, dove era probabilmente situata l’antica chiesa di S. Andrea, di cui rimane il toponimo.

Rispetto all’abitato altomedievale la necropoli si estende a O, verso monte, accanto alla strada provinciale, più lontana dal corso del Trebbia. Le sepolture individuate sono 117, in un’area di circa 545 mq, ma sono solo una parte di una necropoli più ampia, che si espandeva verso Sud e verso NO. Tutte le sepolture erano disposte in righe parallele e orientate verso EO. Le tombe più antiche sono state realizzate con laterizi e ciottoli a forma di cassa interrata, dove il defunto è stato sepolto disteso e vestito. Nel tempo c’è stato un uso intensivo del sepolcreto, infatti tra gli spazi delle tombe più antiche, a cassa, sono state inserite le tombe a fossa, più strette.

Il margine della necropoli più verso fiume era destinato alle tombe dei bambini.
Tra le tombe più antiche si distingue un gruppo di tre ravvicinate, una femminile, una maschile ed una che accoglieva diversi defunti. Probabilmente si tratta del sepolcreto di un nucleo familiare, di cui è particolare la T 40, dove era sepolta una donna di ca. 30 anni, che indossava ai polsi due armille di bronzo con estremità decorate a perlinatura, databili alla metà del VII sec d.C. di tradizione avara. Questa tomba era coperta da laterizi decorati con un segno a forma di cappio impresso a crudo. Uno di essi ha un’iscrizione funeraria esposta, in modo che potesse essere vista, databile al VII sec. d.C., che riporta probabilmente l’abbreviazione del nome della defunta TEOS. Anche nella tomba 116, costruita a cassa, sono stati usati tre laterizi iscritti per il fondo. Qui si leggono le iscrizioni impresse a crudo AN, LEO, LEO, abbreviazioni di nomi di persona, forse

legati al produttore dei mattoni. Si tratta in tutti i casi di laterizi molto speciali, che ora sono stati trovati a Bobbio e nel sito della Piana di S.Martino a Pianello, in alta Val Tidone.
La presenza di questi laterizi consente di ipotizzare che l’abitato di S.Andrea, già presente quando i sovrani longobardi Agilulfo e Teodolinda insieme a San Colombano fondarono nell’alta Val Trebbia il monastero di Bobbio, rientra nell’assetto economico amministrativo del monastero di fondazione longobarda, e ne condivide alcuni fasi di vita, tra il VII e la metà dell’VIII sec. d.C.

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