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Pasqua, gli auguri del vescovo Cevolotto: “La risurrezione di Gesù è il richiamo di una vita che rifiorisce, simbolo di speranza” – AUDIO

Il vescovo monsignor Adriano Cevolotto ha scelto il giardino di Palazzo Vescovile per rivolgere gli auguri di Pasqua ai piacentini: “Il giardino è uno dei luoghi del risorto, della Pasqua di Gesù, dove Gesù appare. Abbiamo bisogno anche di segni, di simboli, di richiami di una vita che fiorisce”.

GLI AUGURI DEL VESCOVO CEVOLOTTO

“Questo è un giardino particolare, è l’interno del complesso della casa del vescovo ma da qualche settimana è diventata l’abitazione di alcune donne con dei bambini che sono accolte qui. Mi è piaciuto immaginare che questo fosse il luogo più adatto perché il giardino e le donne sono i protagonisti, insieme a Gesù, della Pasqua. Le donne che vanno al sepolcro al mattino, il primo giorno della settimana, all’albeggiare, sono portatrici di un desiderio, che quel legame con Gesù non sia interrotto”.

“Sono portatrici di una speranza, ecco qui ci sono delle donne che coltivano la speranza. La speranza rispetto a quello che è il loro passato, la speranza rispetto a un passato che è stato carico di fatica, di episodi di mancanza di prospettive, di futuro, possiamo dire di morte al di là del fatto fisico. E allora qui si sta coltivando la speranza che nasce proprio dalla resurrezione, qui è possibile un futuro, un futuro nuovo”.

“Ed è bello che il Vangelo di Matteo che leggeremo in questa Pasqua, ci ricorda come Gesù dia un appuntamento. Andate, andate in Galilea e là vi precederò. Allora io immagino questo luogo come uno dei luoghi della Galilea, dove Gesù risorto, l’appuntamento, dove ci fa riconoscere che è presente, da vivente”.

“Abbiamo bisogno cioè di riconoscere nella nostra vita il risorto che è presente, è presente in tanti modi. Qui è presente una vita rifiorita per dei nuclei familiari, fragili, deboli, vittime, come spesso accade, di una violenza o di un male che lascia conseguenze. Noi vogliamo credere allora che la Pasqua non sia una illusione, ma vuol dire essere capaci di vedere che il risorto è già all’opera. Il risorto nella nostra vita accanto a noi è capace di generare giardini nuovi, giardini che fioriscono”.

“Allora l’augurio che rivolgo a tutti è che ciascuno di noi sappia abitare quei luoghi, quei giardini nei quali il risorto è già presente. E allora solo così potremmo non essere succubi vittime della violenza, della morte, del fallimento, dell’insuccesso”.

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