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Michelangelo Pistoletto al Festival del pensare contemporaneo: “Nell’arte c’è una spiritualità che va riscoperta – AUDIO

Un maestro dell’arte contemporanea, creatore di simboli e forme, e un gesuita, esegeta rinomato e appassionato d’arte, intrecciano in queste pagine un dialogo vertiginoso. Pionere della Pop art e artista dell’Arte Povera, Michelangelo Pistoletto ha trasformato l’osservatore in parte dell’opera. Fondatore di Fondazione Pistoletto-Cittadellarte, promuove il dialogo fra creatività e responsabilità sociale. Leone d’Oro alla Carriera (Biennale di Venezia 2003), laurea honoris causa a Torino (2004) e Wolf Prize in Arts (2007), oggi sviluppa il Terzo Paradiso, simbolo di convivenza tra natura e tecnologia e l’idea di Pace preventiva. E’ candidato al Premio Nobel per la Pace 2025.

Un percorso imprevedibile

Pistoletto ha partecipato al Festival del Pensare Contemporaneo dando luogo a un incontro con Antonio Spadaro, incontro in cui le parole si sono rincorse costruendo un percorso imprevedibile che esplora l’essenza stessa dell’umano. Arte e spiritualità.

“Per me nell’arte c’è la spiritualità, che va riscoperta. Secondo me questo vale per la Chiesa e per tutte le religioni: l’arte deve essere riscoperta. Il nostro incontro è un incontro che permette ai due punti di vista della nostra storia, di come siamo stati educati (perché dipende da come siamo stati educati) via via quello che noi abbiamo guadagnato come nostra conquista individuale nei diversi campi: unite cosa può procurare, cosa può creare”.

“L’arte è stata quella che ha portato al mondo le immagini proposte e pensate dalle religioni. Con l’arte moderna si è creata una divisione finale dove l’arte è diventata totalmente autonoma, non ha più voluto vedere la religione. La religione non ha più avuto bisogno dell’arte perché ormai non raccontava più le cose del passato e le cose nuove non le raccontava, per cui c’è stata una divisione. Adesso si tratta proprio di vedere come l’arte può occuparsi di nuovo della società e non può occuparsi solo di se stessa. E la religione non può solo occuparsi di un sistema rigido prefabbricato, ma di un sistema che ha bisogno di essere modificato così come l’arte è capace di fare”.

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