Poco tempo e attenzione per i pazienti, serve una svolta. Prof Luigi Cavanna: “Il medico deve riscoprire la sua missione”. Il noto oncologo piacentino ha parlato del tema a Radio Sound e del grande riscontro nazionale che sta avendo la scuola a Piacenza per giovani oncologi, una realtà importante che ha come obiettivo insegnare a costruire un rapporto empatico.
Negli ultimi anni la tecnologia ha compiuto progressi enormi in ambito medico, soprattutto nelle tecniche chirurgiche, nella diagnostica e, in particolare, nelle terapie. Tuttavia, questo sviluppo sembra procedere a due velocità: mentre l’innovazione corre rapidamente, la dimensione umana del rapporto tra medico e paziente appare invece in difficoltà, come se faticasse a tenere il passo.
La tecnologia e la scoperta scientifica vanno molto veloci, quello che arranca è il rapporto umano. Noi curiamo delle persone, non curiamo degli oggetti, quindi tecnologicamente devo essere preparato, devo essere aggiornato, però se manco il rapporto con il mio paziente non faccio bene il mio lavoro.
La scuola “Humanities in Oncology”, realizzata a Piacenza, punta proprio all’umanizzazione delle cure. Spesso i cittadini si trovano in difficoltà a causa dei lunghi tempi di attesa negli ospedali o anche solo per effettuare un esame medico. Quando a queste criticità si aggiunge la mancanza di spiegazioni, la situazione rischia di diventare ancora più gravosa.
Spesso passano medici e infermieri davanti ai pazienti in attesa e nessuno si ferma a dare una spiegazione sul ritardo o per scusarsi della lunga attesa. Attraverso le parola cambia tutto. Calano tensione e anche l’aggressività, io ne sono fermamente convinto. E’ molto importate che le persone ricevano un’informazione anche sui ritardi. Può esserci naturalmente un’urgenza, ma se al paziente non dico nulla si crea una situazione di irritazione e disagio.
Aumentano i pazienti, diminuiscono i medici e di conseguenza l’attenzione per la comunicazione. Quando si riduce la possibilità di offerta, quindi ci sono meno medici, è chiaro che il lavoro si ridistribuisce e aumenta su ogni singolo medico. Vanno trovate delle soluzioni. Dobbiamo cercare, da un punto di vista individuale e collettivo, di dare una risposta alle persone In particolare perché un malato può aver poco o nulla, ma ci sono malati che hanno patologie molto importanti e il loro tempo è più prezioso di chi è sano.
La scuola Scuola Cipomo “Humanities in oncology” promossa dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri e sostenuta dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, nasce con l’obiettivo di offrire dei percorsi formativi rivolti gli oncologi sui temi delle medical humanities e delle competenze comunicatvo-relazionali.
Sta andando molto bene! Abbiamo oncologi che vengono da tutta Italia, isole comprese. Sono ormai 40 i medici formati, che cercheranno di divulgare, all’interno del loro reparto, quanto hanno imparato. Inoltre inizierà a marzo il terzo anno della scuola. In particolare ci saranno 20 nuovi medici in arrivo da tutta Italia. Quando ci dicono che la scuola sta funzionando bene, ci si apre il cuore, perché c’è un gran bisogno di un rapporto umano fra medico e paziente.
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