Politica

Polo per l’infanzia di Borgotrebbia, il Comune risolve il contratto con l’azienda titolare del cantiere: “Gravi inadempienze”

L’Amministrazione comunale ha risolto, per grave inadempimento dell’impresa, il contratto con la ditta Costruire Srl, cui era stato affidato l’appalto per la realizzazione del nuovo polo per l’infanzia di Borgotrebbia, finanziato con i fondi della Missione 4 del PNRR. 

“Una decisione irrevocabile e purtroppo necessaria – spiega il vice sindaco Matteo Bongiorni – assunta a tutela della città, con l’obiettivo di garantire non solo la conclusione di un’opera di importanza fondamentale entro i termini disposti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma anche il rispetto delle regole che devono necessariamente essere alla base della corretta conduzione di un appalto pubblico: presupposti che la condotta dell’appaltatore non ci consentiva più di assicurare. Gli uffici competenti stanno già impostando i passi successivi per procedere, nel più breve tempo possibile, al completamento di un progetto strategico a servizio di tante famiglie”.

Il provvedimento

Il provvedimento, firmato questa mattina dal dirigente del Settore Sviluppo del Patrimonio Enrico Mari, fa seguito al sopralluogo avvenuto il 5 dicembre scorso per verificare lo stato di avanzamento del cantiere, nel corso del quale sono state rilevate diverse criticità: la mancata realizzazione delle opere previste dal quarto ordine di servizio che il Comune aveva inviato all’azienda, nonché l’assenza di qualsiasi variazione o progresso rispetto alla situazione accertata nel precedente sopralluogo del 10 novembre e la rimozione, da parte dell’impresa, delle gru, delle macerie e del ponteggio che erano invece presenti in quella stessa data. Preso atto dell’inerzia della ditta si è proceduto, come previsto dal Capitolato speciale d’appalto, alla risoluzione contrattuale, fermo restando il pagamento delle penali.

Illegittima sospensione del cantiere

Il contenzioso è sorto quando l’azienda ha notificato all’Amministrazione un’illegittima sospensione unilaterale delle attività del cantiere, dal 27 ottobre in avanti. Costruire Srl aveva peraltro già contestato il Comune di Piacenza anche a mezzo stampa, imputando all’ente presunte mancanze, inerenti in particolare al riconoscimento dell’incremento dei prezzi dei materiali e ad accantonamenti – definiti “impropri” dall’azienda – sui crediti maturati.

Con riferimento alla sospensione, il Comune di Piacenza ha comunicato all’impresa l’illegittimità della stessa e l’ha invitata a proseguire con le lavorazioni di contratto. Per quanto riguarda il punto relativo al costo aumentato dei materiali, il Comune ha evidenziato a sua volta che la gara in questione, pubblicata nel dicembre 2022, beneficiava già del meccanismo di maggiorazione forfettaria del 10% sul valore dei lavori, a compensazione straordinaria in base all’indice FOI, ribadendo che la revisione dei prezzi sarebbe stata riconosciuta in linea con la normativa vigente e il contratto in essere. In merito agli accantonamenti effettuati dal Comune sui crediti di Costruire Srl, occorre invece sottolineare che l’Amministrazione è intervenuta a tutela dei lavoratori cui l’impresa non aveva corrisposto alcune mensilità. 

I pagamenti degli stipendi

A fronte del mancato pagamento degli stipendi da parte della ditta, i dipendenti interessati si erano rivolti al Giudice del Lavoro presso il Tribunale di Lodi, citando in giudizio sia la ditta, sia il Comune di Piacenza, in virtù della responsabilità solidale che per norma si attiva nel momento in cui insorge un inadempimento dell’appaltatore. L’ente, applicando questo principio, aveva provveduto al pagamento delle mensilità arretrate, trattenendo la somma corrispondente dagli importi dovuti al titolare dell’appalto.

Oggi, infine, la determina dirigenziale con cui è il Comune, nel rispetto di tutte le normative che regolano il settore, a risolvere il contratto. “L’assoluta stasi nell’avanzamento del cantiere – conclude l’assessore Bongiorni – e la dichiarata conflittualità da parte dell’impresa, non rendevano più possibile la prosecuzione del rapporto”.

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