Il Circolo del Partito Democratico di Bobbio esprime forte preoccupazione e netta contrarietà alla prospettata chiusura del centro di recapito postale di Bobbio e al conseguente accorpamento delle attività presso il centro di Podenzano: “Una scelta che rischia di penalizzare cittadini, imprese e lavoratori dell’alta Valtrebbia, compromettendo la qualità e la tempestività di un servizio essenziale per le comunità montane”.
Il Circolo PD condivide e sostiene le preoccupazioni espresse unitariamente dalla Giunta dell’Unione Montana Valli Trebbia e Luretta con la deliberazione del 30 settembre scorso, che ha chiesto a Poste Italiane di sospendere e riesaminare il progetto, aprendo un confronto con le amministrazioni locali.
Criticità confermate anche nell’incontro del 27 ottobre tra i rappresentanti dell’Unione Montana, il Sindaco di Bobbio e i vertici territoriali di Poste Italiane, riportato ieri dal quotidiano Libertà.
“Non possiamo accettare che una decisione organizzativa, ignori le caratteristiche geografiche, infrastrutturali e sociali del nostro territorio – dichiara Martini, segretario del Circolo PD di Bobbio –. Il centro di recapito rappresenta un presidio fondamentale per garantire un servizio efficiente a una popolazione distribuita in numerose frazioni, spesso distanti e difficilmente raggiungibili. La montagna non può essere amministrata con gli stessi parametri della pianura, soprattutto quando queste scelte rischiano di peggiorare i servizi e le condizioni di lavoro di chi li garantisce quotidianamente”.
Sulla vicenda interviene anche il consigliere regionale Lodovico Albasi, a supporto: “La tutela dei servizi essenziali nelle aree interne e montane è una questione di equità territoriale. Non possiamo continuare a parlare di contrasto allo spopolamento se poi vengono progressivamente allontanati i presidi fondamentali per i cittadini. Le esigenze di efficienza aziendale devono confrontarsi con le caratteristiche dei territori e con i diritti di chi vi abita e lavora. Sostengo quindi la richiesta di riesame avanzata dai Sindaci e ritengo indispensabile un confronto con Poste Italiane che consideri anche l’impatto dei cantieri sulla Statale 45 e le condizioni di lavoro dei portalettere. La montagna ha bisogno di maggiori servizi e investimenti, non di ulteriori accentramenti che rischiano di aumentarne l’isolamento”.
Particolarmente preoccupante è il possibile impatto sui portalettere, che oggi operano sul territorio e ne conoscono approfonditamente la viabilità e le difficoltà di collegamento.
Il trasferimento a Podenzano li costringerebbe a percorrere ogni giorno molti chilometri aggiuntivi per ritirare la corrispondenza, risalire verso l’alta valle e rientrare al centro di distribuzione al termine del servizio.
Una soluzione che aumenterebbe tempi di percorrenza, costi per carburante, usura dei mezzi e rischi stradali, con possibili ripercussioni sui turni, sulla conciliazione tra vita privata e lavoro e sulle condizioni occupazionali.
“Un’ulteriore criticità riguarda gli imminenti lavori di ammodernamento della Statale 45, nel tratto tra Rivergaro e Cernusca”-dichiara albasi.
“I cantieri previsti, anche in contemporanea, rischiano di determinare pesanti rallentamenti, con tempi di percorrenza che, secondo le preoccupazioni espresse dalle amministrazioni locali, potrebbero aumentare anche di un’ora. Imporre in questo contesto continui spostamenti da e verso Podenzano appare una scelta poco comprensibile”.
Le conseguenze ricadrebbero inevitabilmente sui cittadini.
Raggiungere località come Orezzoli, Bogli, Suzzi, Artana e le frazioni della Val Boreca, fino a Zerba, richiede già oggi percorsi impegnativi.
L’aumento delle distanze potrebbe comportare ritardi nelle consegne anche di tre o quattro giorni nelle località più isolate, penalizzando famiglie, attività economiche e pubbliche amministrazioni.
Senza dimenticare che il mezzo incaricato della raccolta della posta in partenza dovrebbe comunque raggiungere l’alta valle, mettendo in discussione anche l’effettivo risparmio derivante dalla riorganizzazione.
“Non siamo contrari per principio a una riorganizzazione dei servizi, sui quali Poste ha dimostrato storicamente di tenere alla salvaguardia delle piccole comunità e delle aree interne, e questo le fa onore – concludono Albasi e Martini – proprio per questo crediamo che ogni scelta debba essere fondata sulle sue conseguenze reali. Sosteniamo quindi la richiesta di confronto con tutti i sindaci e le istituzioni coinvolte, per individuare soluzioni che garantiscano la continuità del servizio e la migliore tutela dei lavoratori”.
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