Prof accoltellata da 13enne, Daniele Novara: “Non si raddrizzano gli studenti con la repressione. Vietare i social ai giovanissimi come con il tabacco”.
Mentre sono ancora da chiarire i motivi che hanno portato uno studente di soli 13 anni della provincia di Bergamo ad accoltellare la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, l’opinione pubblica si interroga non solo sul tema legato all’escalation della violenza giovanile, ma anche dell’utilizzo dei social. Infatti il ragazzino, anche attraverso certi contenuti pubblicati, potrebbe essere stato influenzato da qualcuno.
Si tratta di chiederci quale strada prendere – commenta il noto pedagogista piacentino a Radio Sound – infatti se ragioniamo di pancia, da un punto di vista puramente emotivo, rischiamo di prendere lucciole per lanterne. Nel senso che la scuola non può essere trasformata in un carcere minorile, non è che possiamo pensare di raddrizzare i ragazzini con le botte, con le punizioni, con la repressione, perché non ha mai funzionato. Infatti anche davanti alle poche decisioni che ha preso il Governo che portano a una restrizione nei confronti degli adolescenti, c’è da chiedersi se questi sono i risultati forse èmeglio cambiare strada.
In che modo?
La mia proposta è sempre la stessa. La scuola è un luogo di apprendimento, quindi facciamo in modo che questi ragazzini possano imparare a vivere. Non si può restare all’antico con una scuola basata sulle materie, dove l’insegnante si trincera dietro l’insegnamento della sua materia e tutto il resto non interessa. Così non funziona, queste sono persone che hanno sbagliato il lavoro, punto e basta.
Il grave fatto di Bergamo ha riacceso anche il dibattito sul ruolo dei social media tra i più giovani e sui rischi legati a quanto si trova online.
La situazione non può che peggiorare – conclude Novara – quindi bisogna mettere delle limitazioni non ai ragazzini ma agli strumenti digitali. Va presa una decisione come abbiamo fatto con l’alcol, con il tabacco, è necessario, non possiamo lasciare i nostri ragazzini in balia dei social.
Lettera aperta di Daniele Novara agli insegnanti
Gentili insegnanti,
i recenti fatti di cronaca, tra cui la grave aggressione avvenuta in una scuola italiana, dove una docente è stata accoltellata da un proprio studente, hanno scosso profondamente il mondo della scuola e l’opinione pubblica.
Si tratta di episodi che generano turbamento, preoccupazione e un senso di vulnerabilità diffuso tra chi ogni giorno abita la scuola come luogo educativo. Questo turbamento è comprensibile e legittimo.
Allo stesso tempo, è importante che non si trasformi in demoralizzazione o in una percezione di impotenza.
Questi eventi, per quanto estremi, non possono essere letti come qualcosa di inspiegabile o totalmente estraneo alla realtà contemporanea. Al contrario, richiamano con forza la necessità di interrogarsi sul contesto in cui oggi si cresce e si educa.
Sempre più frequentemente, infatti, ci si trova di fronte a ragazzi e ragazze che faticano a stare dentro le contraddizioni dell’esperienza umana: faticano a tollerare la frustrazione, a gestire il limite, a riconoscere e attraversare il conflitto senza esserne travolti.
Eppure, è proprio nella capacità di stare dentro queste tensioni, nelle inevitabili conflittualità e contraddittorietà della vita, che si costruisce una competenza fondamentale per la crescita.
In questo senso, il compito educativo della scuola si conferma oggi più che mai centrale: non solo trasmettere conoscenze, ma offrire strumenti per imparare a gestire il conflitto, riconoscerlo e attraversarlo in modo costruttivo.
È in questa direzione che si colloca il lavoro portato avanti da oltre trent’anni dal Centro Psicopedagogico per l’Educazione e la Gestione dei Conflitti, che ha sviluppato una pedagogia ideata da Daniele Novara fondata sull’approccio maieutico.
La pedagogia maieutica considera il conflitto non come un problema da eliminare, ma come una realtà inevitabile e, se ben accompagnata, profondamente educativa.
Non si tratta di evitare i conflitti, né di reprimerli, ma di insegnare a gestirli: di trasformarli in occasioni di apprendimento, di crescita e di responsabilizzazione.
All’interno di questa prospettiva:
- il gruppo classe diventa una risorsa fondamentale, uno spazio in cui le dinamiche relazionali possono essere riconosciute e rielaborate;
- l’autorevolezza dell’insegnante non si fonda sul controllo o sulla punizione, ma sulla presenza educativa, sulla coerenza e sulla capacità di guidare i processi;
- il benessere a scuola assume un ruolo centrale
Si tratta di strumenti concreti, che richiedono formazione e accompagnamento, ma che sono pienamente accessibili e coerenti con il ruolo professionale degli insegnanti. Educare alla gestione del conflitto non è un’aggiunta al lavoro scolastico: ne è una parte essenziale.
Alla luce di quanto accaduto, diventa ancora più urgente riconoscere che la sicurezza nella scuola non può fondarsi esclusivamente su misure di controllo, ma si costruisce attraverso relazioni educative solide e significative, un’autoregolazione emotiva e capacità di stare nella tensione relazionale senza farsi male e senza fare male.
La prospettiva maieutica non rappresenta una risposta emergenziale, ma una direzione educativa strutturale, capace di incidere in profondità sul clima scolastico e sul benessere di studenti e insegnanti.
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