Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è stato a Piacenza lunedì 17 febbraio per un appuntamento pubblico dedicato al tema della riforma della giustizia.
L’incontro, dal titolo “Le ragioni del sì”, si è tenuto alle ore 18 presso l’Auditorium Sant’Ilario e ha visto la partecipazione anche del ministro piacentino per gli Affari Europei Tommaso Foti e dell’avvocato Mauro Paladino, vicepresidente della Scuola Superiore della Magistratura e membro del comitato “Sì alla Riforma”.
L’evento è stato l’occasione per approfondire i contenuti della riforma e le motivazioni che sostengono la campagna per il “sì”, attraverso il confronto tra rappresentanti istituzionali e figure di rilievo del mondo giuridico.
“Purtroppo, si sta virando verso una politicizzazione del referendum che io avevo sempre auspicato non avvenisse, perché è una riforma che ritengo liberale: dovrebbe allineare e secondo me allineerà l’Italia alle grandi democrazie occidentali dove le carriere sono separate”.
“Purtroppo, vedo, e me ne rammarico, che sta virando verso una politicizzazione, quindi una specie di referendum contro il governo che va a snaturare completamente questo referendum. Io spero anche io che i toni si abbassino e che si parli esclusivamente del contenuto della riforma”.
Desidero esprimere un sentito ringraziamento al Ministro della Giustizia Carlo Nordio per la sua presenza a Piacenza e per la chiarezza con cui ha illustrato le ragioni del “Sì” al referendum del 22 e 23 marzo. Un grazie al Ministro Tommaso Foti, padrone di casa, per aver promosso un momento di approfondimento vero, lontano dalle strumentalizzazioni.
Ringrazio il professor Mauro Paladini per il contributo tecnico e rigoroso, l’avvocato Franco Livera per l’intervento franco e istituzionale, e tutti gli amministratori, i rappresentanti politici e civici, le autorità e i cittadini che hanno voluto esserci.
Ma soprattutto, grazie a Piacenza e alla sua provincia, che ancora una volta hanno dimostrato di rispondere presente quando vengono chiamate a discutere di temi fondamentali per il futuro del Paese.
La partecipazione di ieri sera a Sant’Ilario è il segno di una comunità viva, che non si lascia trascinare dalle polemiche ma vuole capire, approfondire, decidere nel merito. Il referendum non è un’anticipazione di altre scadenze politiche: è una scelta concreta su un testo di legge che interviene su tre punti centrali – separazione delle carriere, sorteggio per il Csm, separazione del potere disciplinare – con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la terzietà del giudice e superare il sistema delle correnti.
Il Ministro Nordio lo ha spiegato con parole semplici: completare, dopo oltre quarant’anni, l’impianto della riforma Vassalli significa allineare l’Italia alle grandi democrazie occidentali e garantire un giudice realmente terzo e imparziale. È un confronto alto, che merita rispetto.
Un ringraziamento va anche a chi non ha potuto essere presente perché al lavoro o impegnato per altri motivi. Il messaggio è per tutti: informarsi, leggere il testo, partecipare al voto.
Piacenza ha dimostrato ancora una volta di saper essere protagonista quando si parla di istituzioni, riforme e futuro. E questo, da consigliere regionale di Fratelli d’Italia in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, mi rende orgoglioso.
La politica è partecipazione. Ieri sera lo abbiamo visto con i nostri occhi.
Contestualmente, alle 17, in piazzetta San Francesco Cgil e lavoratori della giustizia hanno allestito un sit-in per ribadire le proprie ragioni del No. In particolare erano presenti lavoratori del comparto Giustizia che di fatto lamentano: il referendum pone quesiti e problemi sbagliati, ci sono altri problemi che rallentano la giustizia.
“Noi vogliamo che il ministro capisca le nostre esigenze e quali sono i veri problemi del Ministero della Giustizia, quelli che realmente vanno poi ad incidere sulla vita dei lavoratori e anche dei cittadini italiani che poi si vedono come attori del sistema giudiziario. Secondo il nostro punto di vista i problemi sono quelli della stabilizzazione”.
“Ad oggi vediamo che il Ministero si concentra in toto su questo referendum e noi siamo ancora in attesa di una risposta a distanza di pochissimi mesi, dopo quattro anni di servizio. Si dice che non funziona la giustizia perché i magistrati sono insieme, sia i PM che i giudici: questo diciamo che non è il problema fulcro della giustizia. Il problema fulcro della giustizia è la mancanza del personale, la mancanza di sistemi operativi validi”.
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