Il 9 maggio, Festa dell’Europa, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza ha ospitato “Ripensare l’Europa. Integrazione, sovranità e scenari geopolitici“: un convegno promosso dall’Associazione Ex Studenti del Collegio Sant’Isidoro insieme agli Alumni Unicatt, con il ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti e il professor Francesco Bestagno, ordinario di Diritto dell’Unione Europea alla Cattolica e giudice del Tribunale dell’UE a Lussemburgo.
A moderare, Alessandro Candido, presidente dell’associazione ex studenti del collegio Sant’Isidoro, che ha fissato le coordinate del dibattito: «Sicurezza, competitività economica, capacità di parlare con una voce unitaria: sono queste le sfide decisive che l’Europa è chiamata ad affrontare». I saluti dell’Ateneo, portati dalla Pro-Rettore Vicario Anna Maria Fellegara in rappresentanza del Rettore Elena Beccalli, hanno richiamato la missione dell’università: «Formare una cittadinanza europea consapevole, capace di abitare il progetto comunitario non solo come beneficiaria, ma come protagonista». Il sindaco di Piacenza Katia Tarasconi ha raccolto lo spunto, ricordando che i giovani sono chiamati a colmare un vuoto generazionale nella partecipazione civica
Poi ha preso la parola l’onorevole Foti, che è andato subito al punto: «Il tema non è se ci sia un futuro per l’Europa. La domanda è: quale futuro vogliamo?» Il futuro dell’Unione, nella sua visione, dipende dalla capacità della classe dirigente di essere lucida e realista. «In Europa abbiamo uno stato di diritto invidiabile, abbiamo molto da insegnare ai Paesi che oggi magari ci sopravanzano economicamente ma non possono vantare una comunità di valori altrettanto solida. Detto questo, l’Ue si è occupata delle regole, molto meno della sua competitività e innovazione. Una competitività che può passare anche attraverso la semplificazione, eliminando tutta l’attività pleonastica e contraddittoria dalle nostre strutture burocratiche».
Snocciola numeri che danno peso alle parole: l’Europa produce 2.282 terawattora di energia ma dipende dall’estero per il 57% del fabbisogno; in Italia si arriva al 73%. «Non possiamo competere se continuiamo a ignorare il nodo energetico», ha detto Foti. Sul tavolo anche la difesa comune, perché in Europa «ci sono 110 sistemi d’arma che non parlano tra loro» e l’allargamento ai Balcani, alla Moldavia, all’Ucraina «se non offriamo noi una prospettiva a quelle aree, ci penseranno altre potenze a riempire il vuoto».
Quanto al Quadro Finanziario Pluriennale: «Se l’Ue riduce le risorse per la coesione, rischiamo che il sistema salti». La conclusione è stato un appello diretto alle nuove generazioni: «C’è un futuro per l’Europa. Ma dipende dalla lucidità della volontà politica di trovare un minimo comun denominatore: le nuove generazioni chiedono un’Europa nel pieno della sua forza, come l’abbiamo ereditata noi».
A completare il quadro con la prospettiva del diritto, Francesco Bestagno si è rivolto anzitutto agli studenti in sala: «Voi tutti avrete a che fare con il diritto dell’Unione europea. L’Ue è l’orizzonte entro cui vi muoverete, un elemento della vostra identità professionale». Senza idealizzazioni: «Non voglio dare un’immagine idilliaca dell’Unione. Ma i metodi di lavoro sviluppati al suo interno sono accurati ed efficaci, e hanno creato una cooperazione tra gli Stati e un’omogeneità giuridica che non ha eguali nella storia». Sul ruolo dell’Italia, una lettura controcorrente: «Ho trascorso cinque anni e mezzo nella rappresentanza italiana a Bruxelles: l’Italia è molto più considerata di quanto pensiamo. Quando prende posizione in modo costruttivo, il nostro Paese raccoglie il sostegno di più Stati membri. E spesso le scelte europee sono tutelanti per noi. Sarebbe il caso di ricordarlo più spesso».
«Un appuntamento da cui è emersa una lettura articolata e non scontata del progetto europeo e ha confermato la vocazione del campus di Piacenza della Cattolica a fare da laboratorio di pensiero su temi di stretta attualità. Non a caso il ministro Foti l’ha definita «il miglior biglietto da visita della città».
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