Economia

Tute blu, il 7 luglio sciopero anche a Piacenza. Romiti (Cisl): “Al settore serve una spinta per il futuro” – AUDIO

Anche a Piacenza le “tute blu” incroceranno le braccia le ultime 4 ore del turno di venerdì 7 luglio, per lo sciopero nazionale indetto da Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil. “Scioperiamo per dare futuro all’industria metalmeccanica, per il rilancio industriale, l’occupazione, per maggiori investimenti e la transizione sostenibile” si legge nel volantino affisso nelle fabbriche in questi giorni.

A Piacenza lo sciopero si concretizzerà anche in un presidio di metalmeccanici e metalmeccaniche sotto le finestre dell’Ufficio Territoriale del Governo, la Prefettura di via San Giovanni. L’appuntamento è per le ore 15:00 di venerdì 7 luglio. Gli scioperanti hanno chiesto di essere ricevuti in Prefettura il giorno del presidio per consegnare un volantino con le criticità del settore.

Si tratta di uno sciopero nazionale con presidi e manifestazioni in tutta Italia: “Per dare un futuro all’industria metalmeccanica Fim, Fiom e Uilm proclamano 4 ore di sciopero nazionale con presidi e manifestazioni previsti per venerdì 7 luglio in quasi tutta Italia.

Dare un futuro all’industria metalmeccanica, da dove bisogna iniziare?

Sicuramente potenziando i lati economici degli addetti occupati nel settore spiega Nicholas Romiti della Fim Cisl Piacenza tornando sul tema degli aumenti previsti dalla contrattazione nazionale che sono oggetto nelle ultime settimane di dialogo con le fabbriche. Quindi rilanciare il potere d’acquisto di chi lavora. Per quanto riguarda gli investimenti servirebbero investimenti pubblici e l’utilizzo e gestione delle risorse derivanti dal PNRR. 

Per il rilancio industriale, l’occupazione, gli investimenti, per la transizione sostenibile, per risolvere le crisi aperte

“Le metalmeccaniche e i metalmeccanici stanno vivendo una condizione economica e sociale molto delicata – si legge nel documento . Sono anni che il nostro Paese vede ridursi la sua base produttiva e, nell’attuale fase di grandi trasformazioni e di processi di transizione — ecologica, digitale, energetica e tecnologica. Sono mancati da parte della politica e dei governi gli orientamenti e le scelte sui temi del lavoro e dell’industria. Per il nostro settore sono sempre più urgenti interventi di politica industriale che ancora non si vedono da parte del governo attuale. Senza questi si rischia di peggiorare la condizione economica, industriale e sociale, già caratterizzata da prospettive di particolare incertezza.

E necessario rimettere al centro il lavoro dell’industria metalmeccanica e impiantistica se si vuole una reale transizione. Altrimenti si rischia di aggravare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori già appesantita da pandemia, crisi, instabilità geopolitica e da un’inflazione a livelli record, che erode il potere di acquisto dei salari.

Fim, Fiom e Uilm si mobilitano per rivendicare il ruolo del pubblico a partire dalle responsabilità del governo. Servono scelte politiche e industriali per far sì che i cambiamenti diventino altrettante occasioni.

FIM, FIOM E UILM CHIEDONO

– l’apertura di tavoli di confronto sui settori e sulle filiere in difficoltà per definire i piani di sviluppo;
– l’incremento e il confronto sugli investimenti pubblici e privati nei settori strategici e la reindustrializzazione delle aree di crisi per garantire l’occupazione;
– di valorizzare e sostenere il reddito da lavoro;
– l’impegno comune al confronto e all’uso delle risorse del PNRR per lo sviluppo del settore metalmeccanico;
– la riforma degli ammortizzatori sociali, con strumenti adeguati alla transizione ecologica e digitale;
– l’incentivazione di contratti di espansione e di solidarietà, per ridurre l’orario di lavoro e favorire l’occupazione giovanile;
– un piano di formazione sulle nuove competenze, la riqualificazione e la valorizzazione degli Istituti Tecnici Superiori e del sistema universitario;
– di intervenire per aumentare la dimensione d’impresa, superare le gare al massimo ribasso negli appalti e stabilizzare il lavoro precario.

Il lavoro nell’industria metalmeccanica e impiantistica è da sempre centrale per l’economia del nostro paese. Deve diventare l’elemento propulsore del suo futuro e di un nuovo sviluppo

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