Marco Gatti, ex presidente del Piacenza calcio, ospite a StadioSoundTv
Dopo la toccante conferenza d’addio di giovedì 6 giugno, Marco Gatti ha chiuso un capitolo della propria vita: quella da presidente del Piacenza calcio.
RadioSound voleva regalare uno spazio all’uomo della rinascita, e per farlo ha smosso il palinsesto di StadioSoundTv spostando l’appuntamento verso un insolito turno infrasettimanale.
“Mio papà era un gran tifoso del Piacenza, per cui mi portava spesso allo stadio sin da quando avevo 3-4 anni. Mi ricordo le coperte di lana perché c’era sempre un gran freddo. Crescendo ho iniziato a fare l’ultras, fondando “la fossa dei leoni” con la mia compagnia e seguendo sempre i biancorossi in C2 ed in C1: sono stati i miei anni più belli”.
“Entrare nel Piacenza è stata una pazzia. Dopo il fallimento ho deciso con mio fratello di prendere la società (che è una parte di me), e son sempre stato molto sicuro di me stesso.
Abbiamo iniziato con degli errori, ma ho dei ricordi bellissimi come le mille persone a Pontenure”.
“In 35 anni di imprenditoria ho incontrato il 70% di persone oneste ed il 30% di banditi, mentre nel mondo del calcio il rapporto è opposto. Ci abbiamo messo un po’ a capire il meccanismo, però poi ci siamo abituati”.
“E’ stata una scelta di Stefano, che ha insistito per averlo a tutti i costi. Io ero scettico, poi conoscendolo posso dire che sono stati 5 anni bellissimi. E’ una delle poche persone che posso considerare un amico nella mia vita da presidente. Posso solo ringraziarlo perché ha fatto un percorso meraviglioso.
Lo chiamavo sempre al lunedì mattina, e se vinceva gli dicevo: t’èl pusè furb del mond (tradotto: sei il più furbo del mondo)”.
“Nessuno ha mai sfiorato il nostro traguardo: è un record incredibile”.
“Abbiamo sempre mantenuto la stessa procedura, ed anche nell’ultima partita abbiamo deciso di vivere la città durante la settimana. Con il senno di poi forse potevamo andare in ritiro, ma non penso sia stato quello il motivo della nostra sconfitta”.
“Ad ottobre avevo già deciso, ma dovevo trovare una continuità nella presidenza perché non volevo vedere il funerale di questa società storica. Ringrazio Roberto Pighi perché ha un progetto serio ed è una persona seria.
Pensavo di aver maturato una credibilità maggiore a qualsiasi giocatore, e tutto quello che è successo mi ha dato molto fastidio. In più, dopo 7-8 anni, è sopraggiunta la stanchezza che ha contribuito al mio addio”.
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