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Una mostra per celebrare Stefano Fugazza: “Furto del Klimt, una profonda ferita e un periodo di grandi preoccupazioni” – AUDIO

Inaugura domani, venerdì 13, alle 17,30 l’esposizione “Sulle tracce di Stefano Fugazza. Vita, idee e gusto di un intellettuale innamorato di Piacenza”. Mostra allestita in un auditorium Sant’Ilario appositamente adattato per accogliere le oltre 60 opere della collezione appartenuta allo storico direttore della galleria Ricci Oddi.

“Nelle ultime 24 ore abbiamo deciso di allestire uno spazio dedicato a Ritratto di Signora di Klimt, ritrovato in queste ore”, spiega Gabriele Dadati, curatore della manifestazione. “Una pannellatura accompagnata dalle analisi storico-artistica, quando si scoprì che era un dipinto doppio”.

Dadati accompagnò Fugazza, fu un suo storio collaboratore. Ricorda il periodo in cui il Klimt, 22 anni fa, venne rubato.

“Soffrì molto, anche perché era un momento di forti investimenti sulla galleria. Chi rubò il Klimt approfittò di un periodo di chiusura della Ricci Oddi, deciso per permettere di riallestire la struttura. Un riallestimento finalizzato ad alleggerire le pareti che in quel periodo erano gremite di opere. Un’operazione importante, cambiamenti radicali destinati a raccogliere polemiche: per attuare questo riordinamento erano necessarie spalle molto larghe. In un momento così delicato arrivò anche questa ferita incredibile che rese ancora più gravoso quel periodo. Un momento di forte dolore per lui, sotto l’aspetto umano e intellettuale”.

Un momento raccontato anche dalla moglie di Stefano Fugazza, Rosella Tiadina. “Abitavamo a Pavia, ricordo l’arrivo dei carabinieri che lo portarono a Piacenza e lo interrogarono. La nostra preoccupazione era legata soprattutto ai mitomani che si fecero avanti in quel periodo. Persone che sostenevano di essere in possesso del quadro e che chiedevano di effettuare scambi e cose simili. Una situazione spiacevole: chi ci diceva che queste persone non fossero pronte a tirare fuori una pistola, per esempio? Inoltre mio marito è sempre stato molto attaccato al lavoro, tanto da trascurare in qualche modo la famigliare; la sparizione del Klimt lo allontanò ancora di più da casa, in quel periodo non lo vedevo quasi mai”.

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