Supermercati chiusi la domenica, Barbieri: “Sbagliato tornare al passato”. Samuelli: “C’è un problema di costi”. I direttori piacentini di Confcommercio e Confesercenti sono intervenuti sul tema a Radio Sound.
Il dibattito si è acceso dopo le parole rilasciato al Sole 24 Ore dal presidente dell’Ancc-Coop, l’associazione nazionale cooperative di consumatori, Ernesto Dalle Rive. Chiudere i supermercati la domenica, secondo una parte di cittadini e lavoratori, potrebbe essere un piacevole ritorno al passato in modo da dare più spazio alle famiglie. Si tratterebbe di un passo indietro sulla strada delle liberalizzazioni intrapresa nel 2011 dal governo Monti.
Tutto è nato da quel famoso decreto – spiega Fabrizio Samuelli Direttore di Confesercenti Piacenza – con il governo dei tecnici che riteneva opportuno, per rilanciare i consumi, permettere un’apertura indiscriminata delle attività andando a superare il decreto Bersani. Soprattutto la grande distribuzione ha spinto sulle aperture domenicali garantendo un servizio ormai aperto sempre. Un piccolo commerciante fa fatica a tenere aperto 7 giorni su 7, ma probabilmente oggi fa fatica anche la grande distribuzione.
Secondo una parte del pensiero, le aperture domenicali sono un modello che non ha prodotto l’aumento dei consumi, anzi ha fatto aumentare i costi. Ad esempio secondo la Coop la decisione di ritornare alle chiusure domenicali permetterebbe di contenere il costo del lavoro, perché nella festività la maggiorazione è di almeno il 30% del salario del dipendente.
È assolutamente vero quando si parla di un problema di costi – prosegue Samuelli – lo dicono le statistiche e i dati reali, ma questo lo prefiguravamo già anche noi. Oggi il problema è non tanto aprire o chiudere la domenica, perché questo è ormai una scelta imprenditoriale che viene fatta in base alle proprie capacità e condizioni e anche in base al mercato in cui si trova. Oggi il tema è disciplinare correttamente le diverse forme distributive a cominciare dall’e-commerce.
In Emilia Romagna aveva fatto notizia la scelta del direttore di un supermercato in provincia di Modena di tenere chiuso la domenica ed anticipare le chiusure serali infrasettimanali anche con il fine di tutelare il benessere di lavoratori e lavoratrici.
Quella di 15 anni fa – conclude Samuelli – fu veramente una modifica epocale che andò a cambiare le abitudini di famiglie e lavoratori. Oggi ormai il fatto di andare a lavorare la domenica per i dipendentidel settore è un qualcosa di conclamato e fa parte dell’orario normale di lavoro con tuttele conseguenze del caso.
Secondo un’altra corrente di opinione, la proposta di tornare alle chiusure domenicali non ha aderenza alla realtà. Perché la società è cambiata, ci sono molte famiglie, che hanno esigenza di recarsi nel giorno di festa a fare la spesa.
Siamo contrari a un ritorno al passato – commenta Gianluca Barbieri Direttore di Confcommercio Piacenza – per tutta una serie di motivi. Partiamo dal fatto del perché è stata fatta ne 2010 questa liberalizzazione degli orari. In particolare perché seguiva determinate esigenzee non solamente per la grande distribuzione, ma lo chiedevano anche i nostri commercianti. Con questo provvedimento nel 2010 fu fatta chiarezza e oggi uno, giustamentesi regola come vuole. Quindi io penso che tornare indietro non sia giusto.
Secondo me il problema di costi ha altrecause. E’ vero che per gli straordinari festivi vengono corrisposti giustamente dellesomme maggiorate per chi lavora, ma è anche vero che ci sono comunque più incassi. Quindi se un gruppo ha problemi di budget, dovrebbe forse guardare anche altriaspetti, non solamente il fatto delle aperture domenicali.
C’è chi si focalizza sul tema legato al benessere della famiglia, dei dipendenti. E’ una situazione già trattata con i sindacati nel 2010. Ci sono dei modi per venire incontro, perché comunque ci sono i turni di lavoro e delle maggiorazioni. Inoltre le abitudini delle famiglie stanno cambiando, per cui vediamo tantissima gente che aspetta la domenica per andare a fare questi acquisti.
Per la grande distribuzione il 2025 è stato segnato dal calo dei volumi di vendita. Secondo Barbieri la causa va ricercata guardando al fattore economico in generale. Abbiamo visto che l’inflazione sostanzialmente è rimasta stabile per quello che riguarda il paniere e tutti i beni di consumo, ma sull’alimentare i prezzi sono aumentati, anche se di poco. Secondo me anche qui sono altre dinamiche che non hanno nulla a che vedere con il fatto che si apra domenica oppure no.
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