Il ruolo del caregiver nei percorsi di cura dei pazienti anziani con patologie oncoematologiche è oggi al centro di un profondo cambiamento dei modelli assistenziali. Se ne è discusso alla Sala Zuccari del Senato della Repubblica, in occasione di un incontro che ha riunito clinici, rappresentanti delle istituzioni, associazioni dei pazienti e parti sociali, con l’obiettivo di confrontarsi su un policy paper dedicato proprio all’evoluzione dell’assistenza nei tumori del sangue.
Tra i relatori è intervenuta Annalisa Arcari, professionista di Ematologia dell’Ausl di Piacenza, diretta da Daniele Vallisa, e coordinatrice della Commissione Linfomi dell’anziano della Fondazione Italiana Linfomi. L’incontro ha visto anche la partecipazione dei professori Massimo Breccia dell’ Università La Sapienza di Roma e Roberto Marasca dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, insieme a rappresentanti delle istituzioni parlamentari e delle associazioni dei pazienti, tra cui AIL e l’Associazione La Lampada di Aladino.
“Il confronto – sottolinea la professionista piacentina – si è concentrato sui linfomi e sulle leucemie nel paziente anziano, in un contesto in cui le terapie stanno evolvendo rapidamente verso approcci sempre più innovativi, “chemio-free”, somministrati per via orale o sottocutanea. Questa trasformazione ha ridotto la centralità del ricovero ospedaliero, con benefici per il paziente che non viene snaturato nelle sue abitudini e nel suo contesto familiare, e rafforzato la necessità di un modello assistenziale integrato tra ospedale e territorio. In questo nuovo scenario, il caregiver assume un ruolo centrale. Non più figura informale e lasciata alla sola iniziativa familiare, ma componente essenziale del percorso di cura, chiamata a supportare l’aderenza terapeutica, la gestione quotidiana dei farmaci, il monitoraggio dei sintomi e la comunicazione con il team clinico”.
In una società che invecchia rapidamente, il caregiver diventa così un perno fondamentale della sostenibilità del sistema sanitario e della qualità delle cure. Ma accanto all’importanza del ruolo del caregiver il policy paper discusso al Senato ha accesso le luci anche sulle criticità legate a questo ruolo: il carico psicologico ed economico, la mancanza di riconoscimento formale e la necessità di percorsi di formazione e supporto strutturati.
“In Italia – continua la dottoressa Arcari – milioni di persone assistono familiari non autosufficienti, spesso con un elevato impatto sulla qualità della vita e senza adeguati strumenti di sostegno. Le proposte emerse puntano a rafforzare l’educazione del caregiver includendolo in un percorso coordinato e, soprattutto supportato. L’obiettivo è garantire che l’innovazione clinica si traduca in reale beneficio per il paziente anziano, senza scaricare sul contesto familiare un peso insostenibile”.
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