Economia

Quotazioni uve rosse, aumenti fino al 32%. Coldiretti: “Prezzi ancora molto lontani dal ripagare gli sforzi dell’annata”

Quotazioni uve rosse, aumenti fino al 32%. Coldiretti: “Prezzi ancora molto lontani dal ripagare gli sforzi dell’annata”.

Si è riunita lo scorso giovedì 10 ottobre la Commissione dedicata alle quotazioni delle uve rosse in Camera di Commercio. A darne notizia è la Coldiretti di Piacenza. I prezzi aumentano: il Gutturnio registra una crescita media del 20% rispetto al 2023 (tra i 55 e i 65 euro al quintale in Val Trebbia e Val Tidone e tra i 50 e i 65 euro in Val Nure e Val d’Arda), il Barbera del 23% (50-55 euro) e il Bonarda del 32% (55-70 euro).

“Come per le uve bianche – afferma il direttore Roberto Gallizioli – dal mercato con questi aumenti arriva uno spiraglio di apertura, ma purtroppo non possiamo ritenere i prezzi rilevati soddisfacenti, perché non vanno assolutamente a ripagare un’annata profondamente segnata dal clima, con perdite notevoli di produzione e ingenti costi di difesa e per tutte le lavorazioni agronomiche che si sono rese necessarie per provare a contenere gli elevati cali quantitativi”.

“I nostri produttori sono scoraggiati, alcuni sono decisi a procedere all’estirpo degli impianti ed è una situazione molto grave, perché senza un cambio di passo, questa filiera rischia di scomparire e con essa l’alta qualità dei vini piacentini, il fascino delle nostre vallate e la tenuta stessa del territorio che si arricchisce grazie ad una viticoltura di collina. Confidiamo – prosegue il direttore – nel massimo controllo da parte degli organi di vigilanza affinché – in un momento così delicato – non si verifichino speculazioni o irregolarità, perché i nostri vini doc dei colli piacentini meritano di essere tutelati e valorizzati”.

UVE ROSSE: AMARO IL COMMENTO DEI VITICOLTORI

“La vivacità del mercato e la richiesta di prodotto – afferma Marco Massari dell’azienda “Terre d’Angelo” di Ziano – ci avevano riacceso le speranze, ma purtroppo questi prezzi non ci danno futuro. Vedere diversi produttori procedere all’estirpo fa male e soprattutto cambiare coltura su questi territori, dopo gli investimenti fatti per un’agricoltura specializzata è impensabile, anche alla luce dell’età media dei viticoltori piacentini, che per ovvie ragioni di mancato reddito, non hanno un ricambio generazionale. Io provengo da una famiglia di viticoltori alla quarta generazione, non vedere prospettive mi rende molto triste. Mi appello agli enti preposti affinché creino un tavolo di confronto con i produttori e gli operatori del settore per limitare quella che ad oggi è una progressiva agonia”.

Gianluca Maserati delle aziende agricole “Casamiglio” e “La Pioppa” (Ziano) afferma: “La filiera deve riscoprirsi unita aprendosi a un dialogo responsabile, abbiamo un patrimonio da tutelare anche in termini occupazionali e senza gli adeguati riconoscimenti di prezzo, rischiamo di perdere i nostri vini doc impoverendo l’intero territorio”.

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