Dalla siccità alla grandine, Confagricoltura: “Vendemmia difficile e calo del raccolto, ma l’uva è buona”

Lo stacco dei primi grappoli di uve precoci per le basi spumante è avvenuto intorno al 10 agosto, ma le stime attestavano già a fine luglio un calo del raccolto dovuto alla siccità, grandinate e alte temperature hanno poi reso più invasive alcune fitopatie.

“A fine agosto, per la provincia di Piacenza – spiega Chiara Azzali, presidente della Sezione di Prodotto Vitivinicola di Confagricoltura Piacenza – sulla base dei dati elaborati in collaborazione con il Consorzio di Tutela Vini Doc Colli Piacentini, possiamo affermare che la vendemmia si presenta quantitativamente scarsa con una variazione in percentuale, rispetto all’annata precedente, del 15% e con un calo del 7% rispetto alle ultime cinque annate vendemmiali. Al momento non sono però previste variazioni sulla destinazione del vino a Doc, Igt o generico, per cui si ritiene che circa l’80% del vino sarà rivendicato Doc, con un calo dei volumi in termini assoluti, ma non in percentuale”.

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In Emilia Romagna in generale la vendemmia sconta nel 2022 gli effetti delle elevate temperature nella fase di fioritura (in maggio), che hanno via via accelerato la proliferazione di fitopatie del grappolo difficilmente riscontrate in passato sulle uve da vino, alle quali si sono aggiunti gli attacchi di peronospora soprattutto nelle aree colpite dalle grandinate di fine giugno e inizio luglio. Lo stress idrico ha fatto esplodere patologie latenti ma letali per la pianta quali il mal dell’esca (colpo apoplettico) e la flavescenza dorata: quest’ultima in particolare non si era mai manifestata nel territorio con tale virulenza. La moria di viti induce i produttori a espiantare e ripiantare, il che significa un notevole aggravio di costi oltre alla perdita di produzione. “Anche sul nostro territorio – prosegue Azzali – abbiamo registrato il problema della scarsità d’acqua ma la vera sfida è la recrudescenza della flavescenza dorata e del mal dell’esca. Stiamo collaborando con il consorzio fitosanitario, che ringraziamo per il supporto, per monitorare e intervenire prontamente perché i la morte di alcune piante di vite è più sovente attribuibile alle patologie che non alla siccità anche se questa è e resta un grosso problema”.

Il presidente dei viticoltori di Confagricoltura Emilia Romagna, Mirco Gianaroli, di fronte alle prime stime non aveva mancato di ribadire la necessità di “costruire bacini irrigui e investire in ricerca per arrivare a soluzioni alternative che possano offrire un sistema efficace di difesa delle produzioni vitivinicole da parassiti e malattie”.  Il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Marcello Bonvicini si era rivolto a chi diverrà parlamentare con le prossime elezioni: “Non si coltiva più senza adeguate reti idriche e senza invasi di stoccaggio nelle aree più fragili; è praticamente impossibile produrre se di fronte al proliferare di nuovi e sempre più aggressivi patogeni, l’Ue continua a chiedere agli agricoltori di ridurre l’utilizzo delle (poche) molecole a disposizione per contrastare tali minacce”.  Anche le tendenze previsionali elaborate a fine agosto dal Crea evidenziano come alte temperature e in particolare siccità abbiano caratterizzato in generale la primavera e l’estate italiana con condizioni metereologiche che mai come quest’anno sono state così avverse ed ostiche. Da anni la ricerca, in sinergia col mondo produttivo, ha sviluppato strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici permettendo al settore di fare fronte anche a estati come questa.  “Molto lavoro è stato fatto e sicuramente abbiamo ancora margini importanti  di miglioramento – ha affermato Riccardo Velasco, direttore Crea Viticoltura ed Enologia – basti pensare alle nuove varietà resistenti agli stress che il CREA ha già selezionato, grazie alle Tecniche di Evoluzione Assistita, e che aspettano di essere sperimentate, ma se ad oggi possiamo considerare salva la vendemmia 2022 molto lo dobbiamo al lavoro straordinario dei nostri viticoltori che hanno saputo gestire sapientemente le bizzarrie di questo clima inconsueto, sfruttando le innovazioni della ricerca e adeguando di conseguenza concimazioni, irrigazioni e trattamenti”. A livello nazionale l’annata si presenta buona. Il 2022 non sarà ricordato come un’annata abbondante, per la qualità invece, le uve hanno un contenuto di zuccheri e sostanze coloranti superiori alla norma, mentre viene costantemente monitorata l’acidità per cogliere l’ideale momento di raccolta. L’anticipo rispetto al 2021 è importante e variabile da circa 7 giorni a 20, a seconda delle diverse aree viticole.  Nelle aree collinari il protrarsi dell’assenza di piogge ha provocato l’arresto della maturazione bloccando lo sviluppo della bacca. Nelle vigne di pianura, per via della scarsa allegagione, gli acini si sono presentati radi.

”In conclusione – ha commentato Stefano Vaccari, direttore generale CREA – annata complessa, meno produttiva del 2021, ma sicuramente non drammatica e per molti versi di grande interesse enologico”. “A livello provinciale – precisa Azzali – le grandinate e il maltempo di fine luglio hanno ulteriormente peggiorato lo scenario. Sino ad allora non si registravano particolari patologie, mentre un po’ ovunque la siccità aveva creato qualche problema. Purtroppo alcuni vigneti hanno visto la produttività compromessa dalle grandinate, ad essere colpita è stata soprattutto la Val Tidone. I danni sono stati enormi, al punto che in alcuni vigneti non si è neppure vendemmiato. In generale i vitivinicoltori sono stati in grado gestire i problemi emergenti grazie al know-how e all’esperienza, garantendo così un prodotto di ottima qualità, anche se, come si diceva, si stima in quantitativi inferiori”.         

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