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I volontari Anpas salvano le nostre vite, privati e istituzioni li supportano: “A Piacenza una rete unica, questo è il volontariato” – AUDIO

“Il volontariato è una rete. Io dal punto di vista professionale cerco di evitare le contaminazioni, ma da volontario da più di quarant’anni trovo le contaminazioni positive. Qui a Piacenza c’è una ottima vicinanza tra le istituzioni, le strutture sanitarie e il volontariato, una buona pratica che potrebbe essere riprodotta in tutta Italia. Un volontario che collabora, preparato e che anche nei momenti più duri del Covid ha mostrato il proprio valore”. Sono le parole di Fabrizio Pregliasco, ospite questa sera di Croce Bianca e Anpas.

Un incontro fortemente voluto dal presidente di Croce Bianca, Alessandro Miglioli, e dal coordinatore regionale di Anpas, Paolo Rebecchi, con un solo obiettivo: dire grazie. Un grazie rivolto a tutti coloro che da anni sostengono e supportano l’organizzazione. Ed è proprio questa la rete di cui parla Pregliasco, che di Anpas è stato presidente nazionale. Anche se, a ben vedere, come ha detto il vescovo Adriano Cevolotto, saremmo noi cittadini a dover ringraziare i volontari di Anpas – Croce Bianca. Dovremmo ringraziarli per quei 300 mila chilometri percorsi in un anno a bordo di quelle ambulanze con cui i volontari salvano le nostre vite.

“Siamo noi a dover ringraziare Anpas”

“L’aspetto principale della vostra attività – ha detto il vescovo – è che è gratuita. E non sto parlando del fatto che non siete retribuiti. Sto parlando del fatto che dopo aver soccorso un paziente e dopo averlo condotto in ospedale, lasciate quel paziente e tornate nella vostra riservatezza e nessuno verrà da voi a dirvi grazie. Questa è l’essenza del dono più vero: donare senza interessi e senza ricevere in cambio nulla”, ha detto Cevolotto.

Parole importanti sono state spese anche da Paola Bardasi, direttore generale dell’Ausl: “Chi ricopre il mio ruolo è pro-tempore e io oggi sono felice di essere stata inviata a Piacenza. Perché qui ho conosciuto una realtà unica”.

E nonostante siano passati ormai quattro anni da quel terribile inizio di 2020, la mente e la commozione sono rivolte tuttora a ciò che questi volontari hanno fatto durante un periodo destinato a restare tristemente nei libri di storia: la pandemia. In quel contesto il coraggio dei volontari si è mostrato in tutta la sua concretezza: persone che hanno messo a rischio la propria vita senza essere obbligati a farlo. Ma l’umiltà di Rebecchi e soci non ha eguali e per assurdo vogliono essere loro a ringraziare.

“Sì, abbiamo voluto ringraziare le istituzioni e i privati che hanno contribuito in modo significativo durante questi ultimi anni. Lo abbiamo voluto fare perché abbiamo trascorso momenti difficili e queste persone ci sono state vicine. Un periodo che ora dobbiamo superare anche da un punto di vista psicologico nonostante i segni. Un grazie caloroso nella speranza di stare ancora vicini ma senza i problemi del passato”, spiega Rebecchi.

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