“In riferimento alle rassicurazioni espresse da Arpae relative al sopralluogo dello scorso 11 agosto, il Comitato dei Cittadini non intende regredire di un passo e respinge categoricamente la minimizzazione dei fatti”. Inizia così la nota del comitato “RinnoviAmo Sarmato”.
Fermo restando che ad oggi non esista dubbio alcuno che la nube biancastra che per giorni ha assediato l’abitato di Sacchello Vecchio possa essere attribuibile a calce, negli ultimi giorni non abbiamo potuto non notare un notevole miglioramento nella gestione della scarifica della calce con mezzi meccanici (volendo trascurare aspetti polemici sulla vicenda non si può non fare riferimento, in relazione all’area del nuovo impianto di biometano, alla dinamica che tutta la popolazione sarmatese conosce da tempo immemore in merito all’intensa attività di calcificazione delle vasche di primo lavaggio delle barbabietole per l’abbattimento delle sostanze organiche e dei prodotti utilizzati per il diserbo delle barbabietole dell’ex-stabilimento Eridania Z.N. mediante l’accumulo di carbonato di calcio (CaCO₃) all’interno di vasche, serbatoi o bacini.
E non risulta da nessun documento che l’area sia mai stata bonificata dalla calce – notizia che trova conferma dalle nostre analisi che evidenziano la presenza di calce in percentuale superiore al 92%). Si apprezza, e gli abitanti di Sacchello Vecchio ne sono sollevati, il limitato minimo disagio delle polveri irritanti sollevate durante le operazioni con mezzi meccanici (vedi video WhatsApp Video 2026-08-28 at 08.15.24.mp4) mediante una abbondante e continua bagnatura del terreno così come richiesta dallo scrivente Comitato. Ad oggi il cantiere appare interessato soltanto dal un’attività di trivellazione con mezzo meccanico (molto fastidioso il rumore del percussore interno a veicolo in azione).
Ribadiamo che le nostre analisi chimiche indipendenti commissionate dal Comitato ad un laboratorio indipendente sul terreno delle ex vasche di decantazione dell’ex zuccherificio Eridania parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni burocratiche, né ad oggi sono pervenute notizie che mettano in discussione quanto argomentato. Il suolo in questione non è pertanto un comune terreno agricolo capace di sollevare innocue polveri di silicio o argilla. Al contrario, la matrice sollevata dal vento e dai mezzi meccanici è composta per ben il 92,24% da Calcio (257.000 mg/kg ss).
Si tratta, nei fatti, dei vecchi fanghi industriali di defecazione accumulati per decenni: un deposito massivo di composti alcalini che, una volta disidratati e movimentati dagli scavi, si frantumano in una polvere ultrafine altamente irritante.
Auspichiamo pertanto che tali lavorazioni pongano fine alle intense e persistenti nubi bianche diffusesi in atmosfera (si ribadisce che NON E’ POLVERE), le quali, spinte dal vento, avevano ampiamente superato i confini del cantiere, depositandosi sulle aree circostanti e creando potenziali rischi per la salute pubblica e per l’ambiente; in ogni caso non mancheremo di segnalare a tutte le autorità competenti il divieto assoluto di provocare emissioni diffuse moleste o nocive. Ancora oggi non ci risultano pervenuti i risultati, da parte dei superiori istituti, delle analisi delle terre di scavo e se la loro natura sia da considerarsi dannosa per la pubblica salute.
Si richiede inoltre, data il valore economico dell’intervento, stimato in olte 20.000.000 di euro, e le potenziali ricadute sul contesto ambientale, un’attenzione continua e urgente presso il cantiere indicato per verificare la regolarità delle operazioni in corso, la natura delle sostanze sparse, l’analisi dei documenti di trasporto del materiale di scarifica presso altri siti e il rispetto delle norme sul contenimento delle polveri producendo al bisogno i documenti di analisi ed i provvedimenti presi; inoltre, di accertare se tali modalità operative siano conformi alle prescrizioni ambientali dettate in sede di autorizzazione dell’impianto e di disporre, in caso di accertata irregolarità, il campionamento delle polveri e l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge.
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