“Non si tratta di femminicidio perché è un atto nato da una situazione di disperazione familiare dove abbiamo riscontrato dei comportamenti disturbanti e disturbati da parte della vittima connessa alla morte di un figlio”. Così Grazia Pradella, Procuratore Capo della Repubblica di Piacenza, intervenuta questa mattina in conferenza stampa in merito all’omicidio di Milena Vitanova, la donna di 60 anni uccisa dal marito, Hako Vitanov, lo scorso venerdì. Delitto per cui il coniuge è in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
“Nessuna volontà di prevaricazione della vittima in quanto donna da parte del marito, ma solo tanta, tanta sofferenza. Il che non esclude ovviamente la gravità del fatto, sia ben chiaro, però non è possibile e non è corretto connotarlo come femminicidio, al senso dell’articolo 577″.
“Il grave lutto che hanno subito in famiglia qualche anno fa ha inciso sulle dinamiche familiari, non vi è dubbio. Si è trattato di un ragazzo giovane morto insieme alla cugina in seguito a un tragico incidente ed entrambi i genitori, quindi non solo la vittima, ma anche il padre che poi ora è il nostro imputato, ne hanno sofferto parecchio, così come tutta la famiglia”.
Il delitto di venerdì scorso è maturato in seguito all’ennesima aggressione verbale da parte della vittima. Aggressioni verbali che proseguivano da tempo. Milena, infatti, in seguito alla morte del figlio, era sprofondata in un vortice di depressione e alcolismo. Una situazione psicologica fragile, che spingeva la donna ad assumere atteggiamenti aggressivi nei confronti del marito e anche dei figli. La donna aveva iniziato un percorso terapeutico ma lo aveva interrotto lo scorso marzo.
Venerdì, il marito era rientrato in casa ed era scattata l’ennesima lite. A quel punto il coniuge aveva invitato i figli a lasciare l’appartamento “per andare a mangiare qualcosa”. Considerata l’assenza della premeditazione, gli inquirenti ritengono che quel gesto avesse semplicemente l’obiettivo di risparmiare ai figli un’altra scena di tensione (considerata anche la presenza di un figlio di soli 10 anni). La situazione, poi, sarebbe precipitata e il marito avrebbe sferrato più di una coltellata alla moglie: fatale quella alla gola.
Il fatto che durante questo litigio il padre faccia uscire i bambini, potrebbe prefigurare comunque un’altra meditazione? “Non abbiamo elementi per ritenerla”, commenta Pradella.
Dopo il delitto la fuga. Vitanov è fuggito dall’appartamento abbandonando il telefono cellulare nella cassetta della posta. A quel punto i carabinieri hanno iniziato le ricerche, come spiega Pierantonio Breda, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Piacenza.
“L’uomo ha chiamato al 112, si è autodenunciato, ha riferito di aver ucciso la moglie, ha dato l’indirizzo dell’abitazione e poi ha riagganciato il telefono. A questo punto i carabinieri che sono intervenuti sul posto sono dovuti entrare dal terrazzo: la casa si trovava al sesto piano dove hanno trovato il corpo della donna. Non avevamo notizie all’inizio di come si fosse allontanato l’uomo, temevamo anche che avesse con sé i figli, uno dei quali è minorenne e ha dieci anni.
Per fortuna siamo riusciti ad individuare, con l’aiuto dei vicini, dove fossero i figli e con il loro aiuto siamo arrivati al cimitero dove l’abbiamo trovato, proprio nel cimitero dove è sepolto il figlio e dove l’uomo si è costituito e si è arreso”.
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