Settore alimentare, Fida contro il dpcm: “Nessuna differenza tra chi si è adeguato alle norme e chi ha fatto il furbo”

“Abbiamo testato per primi nei negozi del dettaglio alimentare i protocolli Covid e funzionano”. Così Giorgia Tosi, Presidente di Fida Piacenza (Federazione Italiana Dettaglianti Alimentari).

“Questo nuovo dpcm non fa differenza tra i colleghi di altre categorie che si sono adeguati alle norme e quelli che noncuranti delle conseguenze hanno continuato a svolgere le loro attività come se il Covid19 non fosse un problema e sentendosi i più furbi”.

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“Quello che serve – prosegue la Presidente – sono controlli frequenti e punizioni severe a chi non rispetta e non fa rispettare le regole. Queste restrizioni a tappeto – continua Giorgia Tosi – provocheranno la morte economica di tantissime attività e incentiveranno il contagio nelle abitazioni private, dove nessuno vede e nessuno può controllare”.

Le parole della Presidente di FIDA Piacenza, si uniscono a quanto dichiarato dalla Presidente Nazionale di FIDA e Vice Presidente Confcommercio, Donatella Prampolini. “Pur essendo rappresentanti di una categoria tra le meno colpite da questa pandemia, non possiamo che dirci preoccupati per la piega che stanno prendendo gli eventi. Credo che tra le voci ascoltate dal Governo per prendere decisioni in merito ai DPCM, manchi la nostra”.

“I nostri punti vendita sono restati sempre aperti, anche durante la fase uno, quando nessuno sapeva bene come comportarsi e mancavano i presidi anticovid – continua la presidente Prampolini – abbiamo stilato dei protocolli di sicurezza e la prima cosa da fare, sarebbe stato verificare con noi, se quei protocolli abbiano poi effettivamente raggiunto il loro scopo.”
“I nostri associati – sottolinea la presidente Prampolini – senza che nessuno lo imponesse, in estate hanno sottoposto il personale ai test sierologici, proprio per accertare se il rispetto delle misure di sicurezza fosse stato sufficiente e i risultati sono stati ottimi: pochissimi sono stati i contagi sui luoghi di lavoro e i pochi casi, quasi sempre riconducibili a cause esogene”.

La soluzione non è chiudere le attività

“Pertanto è incomprensibile come si possa pensare che la soluzione per contrastare l’aumento dei contagi sia quella di chiudere attività produttive, dove, lo dimostrano i fatti e non le parole, le procedure anticovid vengono rispettate e funzionano. Il Governo si concentri invece sui trasporti pubblici o su talune strutture pubbliche dove pare che i protocolli non esistano”.

“Si riapra e si riapra subito, perché il rischio vero è quello di far morire le imprese con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro”, conclude la Presidente Prampolini.

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