I risultati dei decreto dignità sul gioco

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Tra i risultati più incisivi di questa legislatura, in particolare del governo giallo-verde, c’è sicuramente il decreto dignità. Un pacchetto di leggi fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle che voleva avviare l’opera di governo con un dispositivo giuridico sostanzioso. Una delle prerogative del decreto dignità è  l’inibizione della pubblicità da parte degli operatori di gioco d’azzardo su tutti i mezzi di comunicazione. Il governo e nello specifico il movimento 5 stelle avevano già in campagna elettorale toccato il tema del gioco d’azzardo, attraverso questo decreto si cercava quindi di sferrare un colpo decisivo al settore in modo da ridurre il carico sociale dovuto alla ludopatia.

Sicuramente la premessa dalla quale si partiva era del tutto encomiabile. Però, ad un anno dall’entrata in vigore del decreto, andiamo a vedere quali sono stati i risultati effettivi ottenuti da questo decreto entrato effettivamente in vigore a luglio del 2019 ma già attivo da Giugno 2018. Tutti quelli che erano i contratti pubblicitari in essere tra gli operatori di gioco e le televisioni, le squadre di calcio, i giornali e i mezzi di comunicazione sono sospesi. Il divieto non consente deroghe ma nello stesso tempo crea in Italia una asimmetria rispetto a quello che avviene negli altri paesi europei dove è possibile per gli operatori pubblicizzare, fare comunicazione sia istituzionale che pubblicitaria. Negli altri paesi europei come ad esempio la Spagna attraverso le sponsorizzazioni delle squadre di calcio si finanza una parte della Liga,  da questo punto di vista le nostre squadre è tutto il comparto sportivo Italiano, hanno subito una perdita ingente della raccolta pubblicitaria. In un’epoca nella quale si perdono i confini tra sport e marketing i team italiani sono meno competitivi con quelli del resto d’Europa. 

Il decreto dignità ha inibito e ha chiuso molte opportunità di finanziare il settore sportivo,quello editoriale e televisivo che negli ultimi anni facevano affidamento sugli introiti derivanti dalla pubblicità al gioco. Ma la domanda  più importante alla fine riguarda i risultati. A cosa è servito questo divieto?

 Il divieto di pubblicità ha in qualche modo intaccato le abitudini degli italiani? Bisogna ricordare che il divieto di pubblicità non ha intaccato la possibilità di giocare. Il gioco sia fisico che sui casino online è attualmente legale, dalle macchinette sotto i bar ai siti internet il gioco resta legale per tutti gli apparecchi gestiti da AAMS (Azienda Autonoma Monopoli di Stato).

La domanda che ci poniamo riguarda l’effetto reale, l’efficacia sociale del decreto. Sicuramente ha ridotto gli introiti pubblicitari da parte della TV e dei giornali ma ha modificato la tendenza degli italiani al gioco? La risposta è no.  I dati del 2019 infatti confermano che il volume di affari degli operatori del settore hanno continuato a seguire il trend degli anni precedenti per cui non è stato ravvisato nessun impatto da parte della decreto quindi il divieto della pubblicità non ha indotto una diminuzione delle ludopatie o attenuato la tendenza degli italiani a spendere nel gioco d’azzardo. Una riflessione critica che occorre fare invece, è come questo divieto abbia dato spazio anche a giochi e attività di operatori senza licenza che sono fuori delle regole creando anche concorrenza sleale con quelli che invece versano le tasse al fisco e che hanno pagato le licenze per operare sul nostro territorio. Quindi da questo punto di vista il decreto si è rivelato un boomerang perché invece di frenare il gioco e la tendenza da parte dei cittadini al gioco d’azzardo come risultato reale ha creato maggiore incertezza incentivando gli operatori senza licenza. Il legislatore dovrebbe in una maniera abbastanza rapida tornare sui propri passi. Alcuni operatori hanno già fatto ricorso alla Corte europea ai fini di reintegrare le comunicazioni mantenendo perlomeno quelle istituzionali da parte degli operatori in maniera tale da rendere chiaro agli utenti quali siano gli operatori sicuri diffidando da quelli che non rispettano le regole.

Elena Di Gregorio