Idrossiclorochina contro il Covid, Capucci: “Se applicata in tempo può evitare la terapia intensiva” – AUDIO

Nuova scoperta sul coronavirus: è stato individuato il colpevole dei coaguli di sangue che continuano a colpire i pazienti affetti da Covid-19. Si tratta, secondo uno studio pubblicato su Science Translational Medicine di un anticorpo autoimmune che attacca le cellule e che riesce a creare grumi proprio nelle arterie, nelle vene e nei piccoli vasi.

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I coaguli possono portare alla morte perché scatenano gli ictus; ma nella sindrome da Covid-19 possono limitare anche il flusso sanguigno nei polmoni, compromettendo lo scambio di ossigeno.

Gli anticorpi in questione sono già noti, tipici dei pazienti che hanno una malattia autoimmune, la sindrome da antifosfolipidi. Questa parrebbe essere la principale causa di ricovero in Terapia Intensiva.

Ne parla Alessandro Capucci, professore ordinario di malattie cardiovascolari. Capucci ha ricoperto per molti anni il ruolo di direttore della Clinica di Cardiologia dell’Ospedale Le Torrette di Ancona, oltre ad essere stato dal 2008 al 2019 direttore della scuola di specialità delle malattie cardiovascolari presso l’Università Politecnica delle Marche.

Esiste una cura?

“Esistono farmaci utili, ma il punto cruciale è il timing. Prendiamo la tanto contestata idrossiclorochina: si tratta di un farmaco efficace, ma deve essere utilizzato nei giusti tempi. Guardiamo i dati. La sostanza si è dimostrata inutile nei casi in cui i medici l’hanno applicata come profilassi alla malattia, cosa assurda perché non è un vaccino; o quando l’hanno somministrata come terapia in fase avanzata, dopo nove giorni dall’inizio della malattia. Il punto cruciale è invece l’intervento rapido: se si trattano i pazienti a domicilio, alla prima insorgenza dei sintomi, la probabilità di arrivare in Terapia Intensiva è bassissima se non assente”.

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