Attualità

“La storia insegna il futuro”, in Cattolica convegno sulla tradizione lattiero-casearia italiana

C’è un filo sottile ma resistente che lega la Padania dell’Ottocento ai caseifici di oggi, i malgari di montagna agli stabilimenti industriali del terzo millennio, le inchieste parlamentari post-unitarie alle dashboard digitali del mercato globale. Un filo fatto di latte, burro e formaggio e di una tradizione che l’Italia ha saputo costruire nei secoli con pazienza, intuizione e fatica.

Il convegno

È partendo da qui lo scorso 4 maggio 2026 il Campus di Santa Monica dell’Università̀ Cattolica del Sacro Cuore ha ospitato a Cremona il convegno Latte, burro e formaggio nell’Inchiesta Jacini (1877-1885). Dalla storia all’attualità̀ per interpretare il futuro del settore lattiero-caseario, promosso da IRCAF, il Centro di riferimento agro-alimentare Romeo ed Enrica Invernizzi dell’Ateneo, con il sostegno della Fondazione Invernizzi e la collaborazione del Consorzio Tutela Grana Padano.

Il libro curato da Vincenzo Bozzetti

Un appuntamento che ha messo al centro il libro curato da Vincenzo Bozzetti, profondo conoscitore della storia agraria italiana ed in particolare del settore lattiero-caseario, che ripropone i testi originali della grande indagine voluta dal senatore Stefano Jacini tra il 1877 e il 1885: un documento straordinario, capace di restituire con precisione quasi fotografica lo stato del comparto zootecnico e caseario nell’Italia appena unificata.

«Con questo convegno avviamo una serie di appuntamenti e di attività̀ che si iscrivono nella mission di IRCAF: fare corretta informazione e contrastare le fake news in campo agroalimentare» sono queste le parole con cui Erminio Trevisi, direttore di IRCAF e del Dipartimento DiANA dell’Università̀ Cattolica, ha aperto i lavori, tracciando le coordinate di un progetto culturale e scientifico che punta a fare del campus di Cremona della Cattolica un punto di riferimento autorevole per tutto il comparto agroalimentare, con particolare attenzione al settore lattiero-caseario nazionale, con una visione transdisciplinare.

Le relazioni

Il convegno si è articolato in tre relazioni di alto profilo. Marco Marigliano, ricercatore di Storia economica presso l’Università̀ Cattolica del Sacro Cuore, ha aperto il confronto con un’analisi dell’allevamento bovino e della produzione lattiera nell’Italia post-unitaria, ricostruendo contesti e dinamiche di un Paese che stava ancora cercando la propria identità̀ agricola ed economica. Un quadro complesso, frammentato, eppure ricco di energie e di intuizioni che avrebbero segnato il futuro.

Vincenzo Bozzetti ha poi guidato i presenti attraverso le pagine dell’Inchiesta Jacini relative al settore lattiero caseario italiano di fine Ottocento, offrendo una lettura densa e appassionata di un testo che parla di “mille agricolture, mille formaggi”, espressione della forte diversità territoriale e culturale, di casere e di cantine, di cooperative nascenti e di mercati locali ancora fragili. Un testo che parla anche, tra le righe, di un’Italia che stava imparando a valorizzare le proprie eccellenze agroalimentari, con una consapevolezza che oggi suona come profetica.

Gli scenari futuri

A chiudere il cerchio è stato Vitaliano Fiorillo, economista della SDA Bocconi, che ha proiettato lo sguardo verso gli scenari futuri del settore lattiero-caseario: mercati internazionali sempre più competitivi, nuove abitudini di consumo, sostenibilità̀ ambientale, innovazione tecnologica: «Nonostante le performance dell’export e i prezzi sostenuti, la redditività delle imprese zootecniche resta fragile», ha ricordato Fiorillo «compressa dall’elevato livello dei costi. In questo quadro, risultano strategiche le scelte di aggregazione e diversificazione, così come le nuove opportunità legate alla sostenibilità e all’uso del digestato e dei reflui zootecnici destinati a diventare sempre più una risorsa nella transizione del comparto». Sfide enormi per un comparto che vale miliardi di euro e che è uno dei pilastri dell’export agroalimentare italiano.

Il convegno è stato primo tassello di un programma più ampio che IRCAF volto a costruire una cultura agroalimentare solida, documentata, capace di resistere alle semplificazioni e alle distorsioni che troppo spesso inquinano il dibattito pubblico sul cibo, sulla sostenibilità degli allevamenti e della zootecnia, sulla gestione del nostro territorio.

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