Si è parlato anche del “Parco del Tempo” di Piacenza, il masterplan elaborato per il comparto della Cittadella dello Sport in collaborazione con il Politecnico di Milano, al convegno “Il masterplan nella rigenerazione urbana. Strumento e agenda dell’agire urbanistico”, promosso dalla Città Metropolitana di Roma Capitale nell’ambito di DIAC Conference.
A portare questo contributo, intervenendo come relatrice all’evento tenutosi nei giorni scorsi all’Urban Center della città capitolina, l’assessore all’Urbanistica Adriana Fantini, che con i colleghi di Roma, Palermo e Firenze ha partecipato al dibattito moderato da Giorgio Santilli, direttore di “DIAC – Diario Infrastrutture Ambiente costruito”, insieme al giurista Pierluigi Mantini, a economisti, dirigenti dell’Agenzia del Demanio e rappresentanti del Consiglio Nazionale degli Architetti e degli Ingegneri, per confrontarsi sul ruolo di un nuovo tipo di “masterplan” come strumento di governo delle trasformazioni urbane.
Nel suo intervento, Adriana Fantini ha rimarcato come il masterplan non sia solo uno strumento tecnico, ma abbia valore “quando resta un’agenda capace di affermare l’interesse pubblico prima delle singole funzioni, prima ancora che i privati trovino la loro strada”, sottolineando come questo approccio assuma forme e scale diverse nei differenti contesti urbani italiani. Il caso di Piacenza è stato portato come esempio virtuoso e concreto di questo principio: il masterplan “Parco del Tempo” non nasce per disciplinare i singoli interventi edilizi, ma per costruire — per la prima volta — un’idea condivisa di città pubblica su un intero comparto urbano in cui insistevano, isolati l’uno dall’altro, lo stadio Garilli, il Polisportivo Franzanti, lo stadio del rugby e altre infrastrutture sportive sortein tempi e con logiche differenti. Il lavoro, condotto dal Politecnico di Milano su un’area di circa 250.000 metri quadri, ha messo al centro non gli edifici esistenti ma lo spazio pubblico capace di connetterli, restituendo identità e funzione a un comparto storicamente frammentato.
“A differenza dell’uso più diffuso del masterplan nella pratica progettuale — spesso come strumento a servizio di un singolo intervento o operatore — quello adottato a Piacenza – ha spiegato Fantini – è un uso pianificatorio: una visione olistica delle ricadute pubbliche sull’intero comparto, non degli interventi privati che vi troveranno spazio. Il Parco del Tempo si configura infatti come un programma capace di accompagnare un cambiamento che deve essere attivato e armonizzato, non come un disegno rigido da eseguire”.
Un passaggio centrale nell’intervento di Fantini ha riguardato la distinzione tra il masterplan e l’accordo operativo, introdotto dalla legge regionale 24. “Non sono due fasi dello stesso processo, ma due strumenti di natura diversa”, ha ribadito l’assessore: “Mentre l’accordo operativo nasce da una contingenza specifica — un operatore, un’opportunità, un piano economico-finanziario già delineato — il masterplan nasce da un’agenda aperta, che non predetermina ogni tappa del cambiamento fin dall’inizio. È proprio questa visione pubblica condivisa, una volta costruita, a rendere possibile l’attivazione di partenariati pubblico-privati coerenti con il disegno complessivo del comparto — come nel caso del Polisportivo Franzanti a Piacenza, dove l’operazione privata ha trovato posto all’interno di una cornice di senso pubblico che il masterplan inquadra”.
Da qui una precisazione di metodo che l’assessore ha voluto sottolineare con chiarezza: il masterplan non deve in alcun modo trasformarsi in uno strumento attuativo della pianificazione ordinaria, sovrapponendosi o irrigidendosi come gli strumenti normati. Deve restare, al contrario, uno strumento che ciascuna Amministrazione può calibrare alla scala più opportuna — dalla città metropolitana fino ai centri urbani medio-piccoli — mantenendo la propria natura di agenda aperta e non di atto vincolante”.
Il convegno si inserisce nel percorso di riflessione promosso da Roma Urban Center e DIAC sugli strumenti dell’agire urbanistico contemporaneo, in un momento in cui il dibattito nazionale sulla rigenerazione urbana si confronta sempre più spesso con la ricerca di nuovi equilibri tra pianificazione pubblica e iniziativa privata.
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