“Le polemiche politiche suscitate dall’intervento di Giorgia Meloni in Parlamento, laddove ha dichiarato che l’Europa descritta nel “Manifesto di Ventotene” non è la sua, hanno almeno il merito di aver motivato molti cittadini a ripassare cosa è effettivamente scritto in quel documento”. Così Alternativa Per Piacenza.
Al di là del titolo e di qualche infarinatura generale, probabilmente non sono molti, nemmeno tra i politici, coloro che ne padroneggiano il contenuto: la Presidente del Consiglio ha tenuto a dimostrare di non fare eccezione. Stralci fuori contesto riportati stravolgendo il significato, senza il timore di svelare l’antico pregiudizio e senza il pudore di evitare un inciampo istituzionale assicurato ne sono la testimonianza.
D’altro canto, perché stupirsi, se ancora oggi, dopo 78 anni, persino la nostra Costituzione è solo parzialmente attuata, nonostante chi sia stato chiamato a guidare i vari governi giuri proprio su di essa. Il punto è lo sdegno che ogni cittadino dovrebbe provare di fronte al Primo Ministro di un paese fondatore dell’Europa che prende le distanze dal testo che ne è il riferimento primo. Pensato, scritto e diffuso da suoi connazionali, quando ancora il giogo della dittatura nazi-fascista soffocava il vecchio continente. Da queste premesse è chiaro che il rischio di sopravvivenza della comunità europea va oltre alle presunte minacce della Russia, per ripararsi dalle quali si sta imboccando la disastrosa strada del riarmo.
Spinelli, Rossi e Colorni nel Manifesto ammonivano dai “pericoli interni rappresentati dalle forze nazionaliste e reazionarie”, dimostrando l’assoluta attualità del loro pensiero. Pericoli prevedibili che loro stessi individuavano nell’incapacità dei c.d. democratici di gestire una fase rivoluzionaria come quella del passaggio dagli stati nazionali alla federazione di stati.
Oggi crediamo che il vero pericolo sia l’incapacità della politica Europea di rispondere alla domanda di cambiamento radicale che da decenni si leva. Incapacità che, citando proprio il Manifesto di Ventotene, fornisce le stesse “armi di cui quelli [avversari] poi si valgono per rovesciarli; rappresentano insomma, nelle loro mille tendenze, non già la volontà di rinnovamento, ma le confuse volontà regnanti in tutte le menti, che, paralizzandosi a vicenda, preparano il terreno propizio alla reazione”.
Laddove, conclude il Manifesto “mancando ogni seria rivoluzione politica e sociale, si andrebbero immancabilmente ricostituendo le istituzioni politiche pre-totalitarie, e la lotta tornerebbe a svilupparsi secondo i vecchi schemi della contrapposizione delle classi”. Parole scritte nel 1941 che oggi suonano a dir poco profetiche.
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