Minori non accompagnati, l’assessore Corvi: “Lavoriamo in un cambiamento continuo di minori e situazioni, senza una regia nazionale”

Piacenza 24 WhatsApp

Mi permetto di intervenire in merito ai commenti e agli interventi che sono apparsi sulla stampa locale in riferimento ai minori stranieri che arrivano nella nostra città e che siamo chiamati ad accogliere. Intervengo perché ritengo che possa essere utile, al dibattito in corso, aggiungere alcuni elementi che possono servire a chiarire meglio la situazione nel suo complesso, perché la tentazione di individuare soluzioni “spicciole” a temi sociali complessi, che originano da situazioni economico-sociali a livello internazionale e nazionale, rischia di portarci lontano dalla realtà delle cose e di privarci della lucidità necessaria a leggere la problematica nelle sue varie e diverse articolazioni.

Spero quindi di riuscire a fornire qualche elemento e informazione utile a definire un quadro d’insieme che possa aiutare tutti noi a fare chiarezza:

1. Non essendoci al momento una “regia” a livello nazionale che destini ai territori regionali e provinciali di tutto il Paese “quote” definite di accoglienza, i minori arrivano spontaneamente nelle Regioni di confine (Sicilia, Calabria e Puglia, ) e in Lombardia ed Emilia-Romagna, regioni del nord ritenute più significative per servizi e opportunità, e vengono intercettati sui treni o in strada o si presentano autonomamente agli uffici delle Questure prevalentemente dei Comuni capoluogo delle regioni citate. Da quel momento i ragazzi vengono identificati e affidati ai Comuni che hanno l’obbligo di legge di accoglierli e ne diventano tutori responsabili.

Non arrivano in modo lineare

Non arrivano in modo lineare: nel nostro Comune siamo passati  dagli arrivi estivi 2022 e 2023 di 10/15 minori a settimana a 2/3 minori di questi ultimi mesi; Nel 2023 il fenomeno ha raggiunto un picco molto significativo: nel corso dell’anno appena concluso sono stati infatti affidati al Comune dalle forze dell’ordine 220 nuovi minori non accompagnati; nel 2021 ne erano stati accolti complessivamente 62. Abbiamo pertanto dovuto organizzare una accoglienza di primo livello, atta cioè ad accogliere in modo flessibile numeri piccoli e grandi e soprattutto a rispondere con tempestività all’obbligo di accoglienza. Si tratta di una accoglienza temporanea, sostanzialmente rivolta alla fascia di età 16-18, resasi necessaria perché il flusso degli arrivi ha superato di gran lunga la capienza nelle comunità socio educative sia del nostro territorio che a livello nazionale.

Impossibile costruire un percorso educativo e formativo continuativo

I servizi sociali non hanno quindi in carico un gruppo stabile di minori, un gruppo definito di ragazzi con i quali costruire un percorso educativo e formativo continuativo. I minori arrivano e spesso noi siamo solo una tappa del loro viaggio. Diversi si fermano qualche settimana e poi ripartono verso altre destinazioni; ma, in ogni caso, siamo anche noi a trasferirli mano a mano che riusciamo a reperire posti disponibili in comunità educative adeguate: praticamente tre o quattro volte al mese i nostri operatori accompagnano minori in carico presso comunità educative da Trieste a Napoli per consentire loro di vivere una esperienza educativa più a dimensione familiare o comunitaria. 

Ne consegue che lavoriamo in un cambiamento continuo di minori e situazioni e, pur non rinunciando ad un accompagnamento educativo, sappiamo che per molti di loro è un accompagnamento a tempo, parziale, che spesso non ci consente di costruire relazioni e proposte stabili e continuative.

L’attività dell’Ippogrifo

L’attività illustrata dal presidente della cooperativa sociale L’Ippogrifo, contattato nei giorni scorsi dalla stampa e in particolare da Libertà, non è certamente esaustiva dell’impegno dell’Amministrazione comunale nella gestione dei minori stranieri non accompagnati ad essa affidati. Oltre ai servizi già illustrati,  i minori sono coinvolti e partecipano ad una pluralità di altri interventi di alfabetizzazione linguistica, di gestione del tempo libero, di formazione professionale.

Questo avviene grazie alla collaborazione con diversi soggetti del territorio: in primis il CPIA per la parte linguistica, la Scuola Edile grazie al Protocollo promosso dalla Prefettura di Piacenza  e che coinvolge diversi soggetti tra cui il nostro Comune, allo scopo di inserire i minori in percorsi di formazione professionale e far apprendere un mestiere, ma anche associazioni di volontariato e di promozione sociale, società sportive e altri soggetti del privato sociale che hanno coinvolto i ragazzi in corsi di teatro, di fotografia, di falegnameria, allenamenti e tornei sportivi, per una gestione formativa ed educativa del tempo libero.

Vorrei infine soffermarmi sulle soluzioni proposte da alcuni cittadini riguardo al rispetto delle regole e alla disciplina. Chi ha o ha avuto figli adolescenti sa che deve fare i conti con ritardi nel rientro serale oltre l’orario o discussioni sulle regole familiari in generale, sul riordino della camera o sul rispetto degli impegni presi; ciascun genitore ha messo in atto e mette in atto le proprie “strategie educative” all’interno di un rapporto tra genitori e figli che, per quanto conflittuale, si sviluppa all’interno di una relazione d’amore e di rispetto.

Per i minori stranieri queste “strategie educative” funzionano per qualcuno ma non per tutti, qualche volta ma non sempre, perché fondamentalmente la relazione di fiducia e di rispetto, ovvia all’interno di una famiglia, deve essere costruita con pazienza e tenacia ogni giorno. Possiamo non farli uscire? No, sarebbe sequestro di persona! possiamo togliere il cellulare? spesso è l’unico contatto con la famiglia lontana. Neppure possiamo dimetterli dalla struttura di accoglienza perché ne abbiamo la tutela e ciò li porrebbe in una situazione di rischio, di cui dovremmo rispondere. Possiamo segnalare alle Forze dell’ordine o alla Prefettura comportamenti scorretti? Certo e lo facciamo. Molti dei controlli e dei sopralluoghi da parte delle Forze dell’ordine partono da nostre segnalazioni ma cosa può accadere dopo? Il carcere? non è perseguibile e certamente non auspicabile.

Abbiamo il problema e non abbiamo strumenti

Abbiamo il problema ma non abbiamo strumenti se non quelli che stiamo mettendo già in atto. Tra i minori che accogliamo alcuni in particolare manifestano comportamenti inaccettabili e a rischio: per questi chiediamo l’allontanamento come “segnale forte”, per loro e per il resto del gruppo, che non tutto è permesso e che, nonostante noi non possiamo far altro che accoglierli, dentro questa accoglienza ci sono regole e condizioni che, se violate, devono avere una conseguenza. 

Due condizioni importanti

Quindi certamente ci vorrebbero due condizioni importanti: un cambiamento a livello governativo del sistema di accoglienza e distribuzione dei minori su tutto il territorio (ora il tema è solo e soltanto sulle spalle dei singoli Comuni!) e più strumenti per intervenire su chi non vuole inserirsi davvero nel nostro Paese, non rispettandone le regole,  e per chi invece nel nostro Paese sogna un futuro migliore. Ora i Comuni di fatto sono i tutori dei minori senza però poter agire da genitori!

Infine, se mi è concesso, vorrei lanciare un appello, che rivolgo a tutti i cittadini e le cittadine di Piacenza, a non fermarsi alla lettura superficiale  di un disagio, per quanto grave e “scomodo”, ma di desiderare di capire e di agire. Sono personalmente a disposizione, così come i servizi sociali comunali,  per approfondire ed individuare, se ci saranno le condizioni, eventuali ulteriori azioni per una gestione anche comunitaria di tale fenomeno.

Iscriviti per rimanere sintonizzato!

Radio Sound
blank blank