Attualità

Oltre 3100 infortuni sul lavoro nei primi otto mesi dell’anno, crescita dell’11 per cento. Cgil: “Serve un salto culturale profondo”

“La fotografia scattata nella primavera del 2026 mostra per il 2025 un lieve aumento delle denunce di infortunio sul lavoro a livello nazionale. Le denunce complessive sono state 600mila rispetto alle quasi 594mila del 2024 (+ 1,2%). I casi mortali denunciati si sono conteggiati in 1.198 segnando una diminuzione del 3,3% rispetto ai 1.239 incidenti del 2024 (- 41 casi). Questo è il bilancio degli infortuni mortali e non, un bilancio comunque inaccettabile. I dati indicatori continuano ad illustrare un peggioramento della situazione”. Inizia così la nota di Bruno Carrà, Coordinatore Territoriale dei RLS e RLST della CGIL di Piacenza.

LA NOTA DELLA CGIL

Dal focus statistico, poi, che la relazione annuale Inail dedica alle patologie lavoro-correlate, emerge, altresì, anche che le malattie professionali in Italia denunciate sono salite a quota 98.312, segnando il picco più alto degli ultimi 26 anni e quadruplicando le circa 25mila denunce del 2.000; si registra inoltre un aumento nell’anno 2025 del 11,8% in più sul 2024 pari a circa 10.000 casi in più, la maggior parte per questioni organizzative.

Recentemente c’è stato il 76° anniversario della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro con importanti riflessioni.

In ogni caso irregolarità sul lavoro e violazioni sulla sicurezza non cessano e crescono situazioni di stress ed usura. Un livello alto che non scende.

Infortuni sul lavoro a Piacenza: 3.102 denunce e tre casi mortali nel 2026

I numeri anche vicino a noi preoccupano,: infatti nei primi 8 mesi del 2026 il quadro regionale in Emilia Romagna ci dice che i morti sul lavoro sono stati 60 con un aumento indicato del 13,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A Piacenza si registrano sempre sino al 31 agosto 2026, 3.102 infortuni complessivi sul lavoro (+ 11.2% rispetto al 2025), e 3 con esito mortale.

Sicurezza sul lavoro, Carrà: “Un investimento e non un costo”

La sicurezza deve essere una priorità, serve un salto culturale profondo perché la sicurezza diventi quello che è, un investimento e non un costo.

Ci sono insieme di norme che puntano ad evitare o ridurre al minimo i rischi professionali per proteggere l’incolumità e il benessere di chi lavora, ma è evidente che tutto questo non è abbastanza per il mancato rispetto di esse, dal momento che la normativa in sé è eccellente ed appropriata ai fini di cosa ci si prefigge.

L’accordo Stato-Regioni nel 2025 è intervento ad aprile 2025 sul sistema della formazione in materia di salute e sicurezza, aggiornando e riordinando le disposizioni precedenti e definendo un quadro comune per i percorsi formativi obbligatori e non.

Queste conoscenze sono particolarmente importanti per chi come RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) e RLST (Rappresentanti dei Lavoratori della Sicurezza Territoriali), svolgono un ruolo di rappresentanza e vigilanza sui temi della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’impegno del sindacato non è mai venuto meno e come Cgil non ci siamo mai sottratti alla difesa delle lavoratrici e dei lavoratori..

Appalti e subappalti, la richiesta di rivedere il modello organizzativo

Il sistema degli appalti è un sistema che, lo dicono i dati, più di altri però uccide.

Va rivisto il modello organizzativo e produttivo degli appalti, riducendo il subappalto a un solo livello e unicamente per le lavorazioni specialistiche estendendo al settore privato le stesse garanzie del pubblico.

Basta scaricare sulla condizione dei lavoratori che non migliora e quindi sulla loro salute e sicurezza che va a peggiorare.

Vittime degli incidenti sul lavoro, la proposta del gratuito patrocinio per i familiari

Dietro ogni morte sul lavoro c’è una persona che viene a mancare, una famiglia nel dolore che aspettava un ritorno mai arrivato e a cui non sempre viene pure garantito l’accesso e l’effettività del diritto alla difesa e lo sgomento dei colleghi di lavoro colpiti anch’essi nella disgrazia dentro un’intera comunità ferita.

Per questo serve una legge che vada ad istituire il gratuito patrocinio dello Stato per i familiari delle vittime coinvolti in vicende processuali e giudiziarie di questo tipo.

Un lavoro sicuro significa poter tornare a casa.

Prevenzione, formazione e controlli per fermare gli incidenti

Le persone che non tornano a casa perché muoiono mentre lavorano ci indicano che non bisogna abbassare la guardia e che é indispensabile fare un fronte comune.

Vanno bene gli appelli e i protocolli, strumenti preziosi, ma servono norme certe per il controllo e che vengano rispettate insieme a prevenzione e formazione continua.

La salute dei lavoratori è la vera misura del funzionamento di un’impresa.

I decessi sul lavoro non sono delle possibili fatalità o tragici imprevisti.

Queste morti rivestono il risultato di violazioni di norme, carenze preventive strutturali, ritmi esasperati, controlli insufficienti, e sovente subappalti al massimo ribasso, mancata formazione e cultura del rischio, oltre ad un risparmio insensato sulla sicurezza per privilegiare prima il profitto.

Tutto questo non è pertanto da mettere in archivio frettolosamente: bisogna passare alle scelte nette e rimettere al centro la persona e i suoi interessi.

Un sistema e un metodo basato su appalt, lavoro frammentato e precarietà sviluppa inevitabilemnte differenze di formazione ed esperienze, producendo conseguenze sulla sicurezza.

Morti sul lavoro, il richiamo alle responsabilità dello Stato e delle aziende

Serve, certo, un pensiero alle vittime del dovere e del lavoro come vincolo morale, ma soprattutto è alle responsabilità dello Stato e aziendali che bisogna guardare e verso le misure necessarie per evitare che ancora altre vite vengano spezzate sul lavoro quando questo uccide.

È una strage che non ha fine.

Non è più tollerabile che uscire di casa per guadagnarsi da vivere significa rischiare la vita. Non si può e non si deve morire di lavoro.

E non bastano i cordogli del momento e nemmeno l’ipocrisia dei numeri che in aumento o in diminuzione sono troppi.

Da qualsiasi punto di vista si osserva il fenomeno, si deve riconoscere che il nostro Paese non ce la fa a proteggere i lavoratori e le lavoratrici colpiti da infortuni: questa è la situazione insopportabile principale che subito deve radicalmente senza dubbio cambiare.

La CGIL chiede più ispettori e controlli severi sui luoghi di lavoro

Lo abbiamo detto più volte, occorre anche una trasformazione culturale rispetto ai temi di salute e sicurezza oltre che ad un rispetto più coerente delle norme in materia, insieme a controlli ispettivi incisivi e più cogenti ed inderogabili con l’assunzione al riguardo di maggiori Ispettori.

Serve dunque un piano di assunzioni urgente di Ispettori di vigilanza unitamente ad interventi organici e basilari in materia in presenza di controlli severi, diffusi e non episodici.

La sicurezza non è un costo da tagliare, né un cavillo burocratico da eludere per sbrigarsi, è invece un Diritto costituzionale irrinunciabile.

Il rispetto della vita umana e delle norme sulla sicurezza deve venire ineludibilmente prima di qualsiasi profitto, costi o tempistica di consegna. È cosa di buon senso e di legge.

La proposta di una procura speciale per i reati sulla sicurezza dei lavoratori

Andrebbe pertanto istituita al più presto una procura speciale dedicata, che indaghi sui crimini, per i reati che coinvolgono la salute e la sicurezza dei lavoratori.

La sicurezza nel campo del lavoro è divenuta ormai una priorità, stante l’emergenza che si vive.

Una stessa attenzione diversa ai temi della sicurezza sul lavoro può apparire anche sicuramente un’azione importante e nobile utile per un reale ed opportuno cambiamento della nostra società per il nostro comune futuro fatto di valori profondi.

Tutte le componenti istituzionali e sociali devono fare la propria parte su questa questione per contribuire a fermare gli incidenti sul lavoro, perché nessun lavoro può valere o una vita umana o il diventare inabili.

Non esiste nessun lavoro così urgente da giustificare un rischio per la vita umana.

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