“Dio non si rassegna alla guerra tra fratelli”, in piazza Cavalli la veglia per la pace in Ucraina

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“Questa sera lasciamo parlare il silenzio. Il silenzio scelto: necessario perché si crei uno spazio in noi abitato dall’invocazione di pace. Prima ancora che dal grido soffocato in gola di tanti nostri fratelli e sorelle in terra di Ucraina, prima ancora che dalle nostre labbra e dai nostri cuori appesantiti dalle immagini di distruzione e sofferenza che sono entrate con violenza nelle nostre vite… è la pace che Dio stesso chiede. Non si rassegna alla guerra tra fratelli. Mai. Il silenzio che Dio con la sua Parola riempirà aprendoci alla speranza”. Così il vescovo monsignor Adriano Cevolotto si è rivolto alla comunità piacentina che ieri sera si è riversata tra piazza Sant’Antonino e piazza Cavalli per invocare la pace e pregare per la fine della guerra.

“Credo che noi tutti proviamo lo stesso sgomento nel sapere che al 31 dicembre 2021 sono stati registrati nel mondo ben 359 conflitti, di cui 21 di alta intensità. Le parole usate da papa Francesco domenica scorsa: “In Ucraina scorrono fiumi di sangue e di lacrime…” sono drammaticamente vere, ma, ahimè, ci sono altri fiumi di sangue e lacrime. Che non possiamo dimenticare. Questo conflitto ci ha risvegliati dal torpore e dall’indifferenza. Tanto dolore appare senza senso. In esso sembra dominare la solitudine.
Ma per noi questo sangue si mescola al sangue di Gesù Cristo, sparso sulla croce. “(…) ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne” (Ef 2,13-14). Queste lacrime che abbiamo visto rigare il volto dei bambini, di donne e di uomini, indifferentemente, si mescolano alle lacrime di Gesù, per l’amico Lazzaro, e a quelle che immaginiamo unite al suo grido sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”. Abbiamo un Dio che ben conoscere il nostro soffrire e che si è caricato sulle spalle ogni dolore. In Gesù il nostro Dio è in Ucraina e in ogni luogo dove scorrono lacrime e sangue. Lacrime che si uniscono a quelle di Maria, la Madre che conosce lo strazio di fronte alla morte violenta e ingiusta del figlio”.

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